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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali

L'EDITORIALE DI SETTEMBRE 1996

Se manca il confronto

Ci capita sempre più spesso, apprestandoci a scrivere queste poche righe, di interrogarci con qualche preoccupazione sulla loro utilità.

Intendiamoci: siamo ben consapevoli della loro modestia e semplicità, e al massimo attribuiamo a questi scritti la pretesa di comunicare e suggerire qualche riflessione.

Dall'inizio abbiamo sempre ben saputo di non scrivere il "verbo", bensì pensieri e opinioni, giudizi e domande, con un'unica caratteristica, quella di essere pensieri liberi e giudizi opinabili. Offerti alla lettura delle migliaia di persone che ogni mese sfogliano questo mensile, con l'unico desiderio di suscitare altri pensieri e di provocare dibattito e confronto, ovvero un arricchimento e una crescita per tutti.

Spesso, dobbiamo riconoscerlo, ciò non è accaduto: forse per nostra incapacità a esprimere con compiutezza i temi accennati; o forse non sono piaciuto certi temi, sentiti, chissà, come eccessivamente predicatori e assoluti. Se è stato così non resta che scusarcene, ribadendo ancora una volta che altro volevamo e vogliamo: essere palestra di confronto e di pensiero, in uno spirito di grande libertà e rispetto per tutte le posizioni. Il che significa dire anche con forza e passione ciò che si pensa, sempre, senza amputazioni o silenzi di convenienza.

Forse però -ci sia consentita questa piccola provocazione- quando il confronto stenta a decollare la responsabilità può essere anche dell'interlocutore. Lo si riconosca: la vis polemica è divenuta -anche giustamente- merce d'antiquariato, ma è stata sostituita da una sorta di torpore intellettuale, di "lasciar fare" e di "lasciar dire", senza più il gusto del confronto franco tra posizioni diverse capace di approdare a una sintesi più alta e più vera. Di più: quella che già molti anni fa Giovanni Paolo II definiva come "malattia mortale" parlando dell'indifferenza verso la verità appare costume sempre più diffuso, penetrato in modo sottile ma assai diffusivo nei pensieri e nei comportamenti di tutti. "Nasce il sospetto -scriveva Giuseppe Lazzati, già all'inizio degli anni '80- che non si tratti solamente di pigrizia, ma di qualcosa di più profondo, che interessa l'intelligenza e attraverso questa tocca quella sede del giudizio che è la coscienza nella quale sembra che molte luci si siano offuscate e solo impulsi di istintualità o interessi privatistici o tentazioni alla 'Cincinnato' tentino di ammantarsi di luce di ragione per dare valore umano alle proprie decisioni".

Ecco, la rinuncia al confronto, la rinuncia al dar ragione con passione delle proprie posizioni, a ricercare con pazienza le parti di verità presenti in ciascun giudizio, questa indifferenza verso i valori, verso il giusto e il vero, questa insofferenza nei confronti della fatica del pensare è tarlo assai pericoloso, al quale sarebbe letale rassegnarci. E tutto serve, anche un piccolo strumento come "Il filo". Per questo ci sia consentito di insistere: quando su queste pagine a qualcuno capita di leggere cose sulle quali dissente, o giudizi da approfondire, confutare, contestare, confermare, intervenga liberamente. Saremo tutti un po' più ricchi.

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