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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali
L'EDITORIALE - SETTEMBRE 1998

Una democrazia
piccola piccola

Che il sistema democratico -ad ogni livello- presenti gravi e preoccupanti sintomi di malattia, non lo si scopre certo oggi. Ma i tempi recenti, e ancor più gli orizzonti futuri non pare possano indurre all'ottimismo.

Fra pochi mesi, ad esempio, torneremo alle urne per eleggere i consigli comunali ed è facile prevedere che non vi sarà un gran clima d'entusiasmo.

Del resto la "partecipazione" dei cittadini, la possibilità di interagire, di conoscere realmente cosa avviene -e cosa non avviene!- nelle stanze comunali, è venuta ancor meno. Forse è una temperie generale, ma qui da noi questo fenomeno è facilmente riscontrabile. Colpa di chi? Non certo di una parte sola. Molti elementi concorrono al disinteresse: il disincanto, la sempre minore tensione ideale e civile dei cittadini, la debolezza progettuale delle maggioranze, la scarsa consistenza delle opposizioni.

E c'è perfino da chiedersi se l'opposizione sia ancora realmente praticabile. Opposizione, ricordiamolo, che è ingrediente fondamentale per una democrazia. Senza controlli, senza analisi critica, senza stimoli, ogni gruppo dirigente tende a farsi "regime". Ma pochi volenterosi in che modo possono davvero incidere? Quando alle spalle mancano gruppi, partiti, capaci di analizzare la realtà, far emergere i problemi, avanzare progetti e proposte alternative, fare opposizione rischia di essere velleitario. Tanto più che negli ultimi anni gli enti locali si sono dati regole amministrative che rendono assai difficile l'opposizione: consigli comunali sostanzialmente "inutili", relegati ormai a un ruolo poco incisivo, decisioni assunte nelle stanze chiuse delle giunte o dagli stessi dirigenti comunali, tenendo spesso e volentieri all'oscuro i consiglieri dell'opposizione. E non solo loro, perché spesso si riscontrano malessere e disagio anche tra gli stessi consiglieri di maggioranza, per la scarsa informazione e l'insufficiente partecipazione alle decisioni.

A rendere più grigio il quadro vi sono poi i risultati non esaltanti espressi in questi quattro anni nei nostri comuni: le nuove alleanze, presentate come elemento di grande e feconda novità, non pare abbiano portato -è un giudizio da approfondire e da verificare caso per caso- metodi ed orizzonti granché nuovi rispetto al passato. Nonostante ciò, visti i rapporti di forza e le prevedibili conferme di alleanze, nella nostra zona le elezioni rischiano di essere davvero un inutile rito, con i sindaci e le giunte fin da ora già sicure della vittoria, pur in presenza di un riscontrabile malcontento anche in fasce di loro elettorato. E quando non è data possibilità reale di alternativa, possibilità di scegliere tra proposte e candidati diversi, c'è qualcosa che non va. Pensiamoci. Tutti.

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