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La copertina di questo mese
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Editoriali
EDITORIALE - OTTOBRE 2003

25 anni, con Karol

Ci sia consentito, stavolta, lasciare da parte pensieri e analisi originati da faccende e problemi mugellani. Per dedicare un pensiero, affettuoso, a Giovanni Paolo II. Fra l’altro un gruppo di allora giovani borghigiani –e alcuni di questi ancora scrivono e operano su queste pagine- si trovava in piazza San Pietro, quando 25 anni fa, al balcone della basilica, si affacciò uno sconosciuto cardinale polacco: un’esperienza di Chiesa, in quella straordinaria serata romana, ben più eloquente e profonda di ogni possibile omelia, discorso o incontro di catechismo.

Un Papa che ormai da un quarto di secolo accompagna la vita della Chiesa e quindi, almeno in parte, piccola o grande che sia, anche la nostra vita. Un Papa che, per noi, è stato un dono grande, un segno della sollecitudine che Dio Padre ha per i propri figli.

Tra padri e figli però, lo si sa, talvolta può nascere distanza e incomprensione. Una distanza che il Santo Padre ha fatto di tutto per colmare, la distanza tra cristianesimo e mondo moderno. Non per omologare il messaggio di Cristo alle mode e alle tendenze del mondo moderno. Ma nella convinzione profonda che il mondo, oggi come ieri, ha bisogno del cristianesimo. Per sanare le ferite che sono nel cuore dell’uomo, le incoerenze, le meschinità e le violenze. Per colmare questa distanza ha allargato le braccia all’inverosimile, tenendo fermi i principi e dando prova di grande umanità, predicando perdono e misericordia, ha viaggiato in ogni angolo del mondo, ha incontrato potenti e i più poveri tra i poveri, ha ricevuto Presidenti e abbracciato bambini. Non per spettacolo, ma come “effetto” di un’unica grande passione, perseguita nonostante il peso degli anni e dell’infermità, quella di diffondere il Vangelo, di un unico grande amore, quello verso Cristo, verso la Chiesa e tutti gli uomini e le donne di questo tempo.

Non ci sorprende in verità che non gli abbiano assegnato il premio Nobel per la pace, anche se nessuno in questo momento di più se lo sarebbe meritato: non ci dispiace per il Papa, semmai per quel Premio, che non riconoscendo la realtà ha finito per svalutare se stesso, dimostrando di rispondere a logiche “politiche” e mondane” di ben minore levatura.

Crediamo piuttosto che oggi Giovanni Paolo II un altro “premio” desidererebbe: quello di essere occasione e stimolo per avvicinarsi a Gesù, stimolo per tutti, stimolo per ognuno di noi, per avvicinarsi o riavvicinarsi sotto quella Croce che dà un significato alla vita e alla morte, che offre un orizzonte, che promette non di scantonare sofferenze e difficoltà, ma di dare un senso pieno all’esistenza, che proprio per questo può aprirsi alla gioia e alla speranza.

Ricordare questi 25 anni insieme a Karol non sia dunque solo la solita occasione formale, l’ennesimo anniversario da celebrare con trasmissioni speciali, pubblicazioni, inserti e interviste: sia l’occasione per guardare a questo vecchio, straordinario Papa come un richiamo che Qualcuno ci fa a rivedere noi stessi, ad interrogarci sul nostro modo di appartenenza alla comunità cristiana, sulla nostra “tiepidezza”; un invito a tornare a guardare l’essenziale, ciò che solo può davvero scaldare il cuore, e che può dare quell’energia, quella serena determinazione, quell’accettazione della sofferenza che oggi il Papa dimostra a tutto il mondo.

il filo

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2003

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