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La copertina di questo mese
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L'EDITORIALE DI OTTOBRE 2004

Quelle firme, che tristezza...

Soltanto una grande tristezza: questo ci ha evocato la recente raccolta delle firme per la richiesta di referendum contro la legge sulla procreazione assistita. Anche in Mugello, promossi soprattutto dai Ds, non sono mancati i banchi di raccolta. E in tanti hanno firmato.

Perché tristezza? Perché speravamo fosse alle nostre spalle una stagione di contrapposizione ideologica. Che non si usassero temi delicatissimi come la vita e la morte, temi complessi e fondamentali, come strumento di tenzone politica. E invece abbiamo sentito risuonare vecchi e abusati insulti “legge talebana, crudele, oscurantista, cattolica , clericale, scritta in Vaticano, medievale”, una legge che umilia la donna, ostacola la ricerca scientifica e impedisce il progresso medico. Così tutti in fila a firmare, senza che nessuno, salvo due righi di slogan, si impegnasse ad approfondire davvero, senza che nessuno dei “raccoglitori” di firme si sia degnato di promuovere un dibattito o un incontro.

Stiamo imboccando una china pericolosissima a banalizzare queste tematiche. Non è solo una questione di permettere o di vietare, ma di bene e di male, di vita e di morte, di uomo come fine o come mezzo, di diritti umani e di dignità umana.

Invece abbiamo avuto soltanto propaganda martellante, notizie distorte e faziose, l’enfatizzazione di casi dolorosi, una polemica astiosa, guidata dai soliti radicali –ben soddisfatti di tornare sui palcoscenici massmediali-, ma che ha trovato truppa e sostegno da forze politiche che pensavamo più avvertite e consapevoli sui temi fondamentali del rispetto della vita e dei diritti umani.

La legge 40 non coincide con quanto prescritto della Chiesa, contraria a qualsiasi forma di procreazione non naturale. E’ una legge certo non perfetta, che accoglie alcuni compromessi ma che stabilisce dei limiti importanti: non si può fare un figlio “in vitro” con seme preso al di fuori della coppia; non si possono produrre embrioni in numero maggiore di quelli da impiantare, al massimo tre; non si possono fare diagnosi preimpianto sugli embrioni; non si possono fare figli ad età avanzata o dopo la morte del donatore; non si possono clonare esseri umani. Materia non facile, ma con una legge che cerca di non spalancare la porta al “tutto è permesso”, alla facoltà di scegliere solo i sani ed uccidere i malati, di utilizzare embrioni umani per farne nascere altri o per fare esperimenti, di impiegare insomma l’uomo –perché l’embrione è persona, persona al primissimo stadio di vita, ma persona, visto che ognuno di noi è stato embrione-, come mezzo e non come fine.

Per questo, grazie a Dio, avvertiti pensatori e scienziati laici hanno ammonito contro questa deriva che porta verso il baratro, denunciando ““la leggerezza cinica con cui si danza su questi temi pesantissimi”.

Allora che fare? E’ probabile che il referendum ci sia, ed è facile che lo scontro sia violento. Le premesse ci sono. Ma noi vorremmo che tutte le persone di buona volontà esercitassero la saggezza della non-violenza, ovvero del dialogo serio e senza preconcetti, del confronto, dell’approfondimento. Rifuggendo le risse e gli anatemi. Noi, da parte nostra, vorremmo provarci con tutte le forze. E contiamo che tematiche così importanti possano non dividere ed esacerbare, bensì unire e far condividere.

Il desiderio di evitare lo scontro però non significa silenzio e assenza. L’auspicio è che si promuovano iniziative di riflessione e di conoscenza su queste tematiche. Anche “Il Filo” farà la propria parte e intanto apre sul proprio sito una rassegna di documenti e articoli per approfondire l’argomento. Sperando che l’occasione sia colta per “allargare il cerchio” e per stimolare ulteriori riflessioni. Raccogliendo l’invito, fatto da un giornalista laico, ad “attrezzarsi per una sincera, forte, corretta, irremovibile battaglia non tanto in difesa di una legge, quanto in difesa di un’idea di umanità che è in pericolo”. Battaglia è parola che non ci piace, perché le uniche armi concesse sono quelle del pensiero e della testimonianza, e perché rifuggiamo da insulti e grida: battaglia no, ma impegno forte, quello sì. E che ognuno faccia la propria parte.

il filo

 

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2004

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