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Dibattiti - Editoriali

L'EDITORIALE

Che bello esser contenti!

In tanti si sono esercitati a definire la felicità. E le nostre povere parole neppure si azzardano a trovare nuove definizioni. Semmai ad esprimere un bisogno. Perché se gettiamo uno sguardo sincero nel nostro cuore, percepiamo un desiderio forte di felicità, una nostalgia per i momenti trascorsi in serenità, per quelle occasioni in cui ci siamo sentiti davvero contenti.

Capita invece che oggi la contentezza appaia come fuori contesto, un'opzione fuori programma. La gioia, navigando nelle regioni dello spirito, piuttosto che del materialismo pratico che ci contraddistingue, risulta come inafferrabile. Cortine fumogene, fatte delle più varie preoccupazioni ed affanni, ci allontanano dal senso genuino della vita. Guardiamoci intorno e vedremo che è così. Ai livelli più alti si trovano più segni di stupidità che di speranza: dalle disavventure dei presidenti americani alle ricorrenti voglie di interventi militari e alle crisi finanziarie che mettono in discussione ogni principio di sovranità nazionale e di democrazia, l'orizzonte è davvero fosco. Veramente la declinazione che diamo alla pace è quella di una guerra continuata con altri mezzi!

Pure se guardiamo al nostro Paese assistiamo a scene penose: se mentre scriviamo ancora non conosciamo l'esito della crisi di Governo, già si è disvelata con chiarezza tutta la miseria della politica italiana d'oggi, dove la maggioranza si è dimostrata -ma era facile profezia- un'artificiale accozzaglia, costruita più sull'anti-berlusconismo che su un disegno politico comune. Non esiste una politica alternativa che miri veramente allo sviluppo integrale delle persone! Chi pensa oggi che la politica possa contribuire alla felicità?

E lasciando questi tristi teatrini, possiamo verificare come anche nella nostra vita quotidiana si stia respirando una brutta aria: l'atteggiamento di protesta carica di rancore, l'esser l'uno contro gli altri, la suscettibilità, l'incapacità di incontro e di ascolto, condizionano e paralizzano la vita del paese: negli ambienti scolastici come in quelli di lavoro, nelle associazioni come nelle famiglie.

Molti, lo speriamo, hanno provato quant'è bello lavorare in un ambiente sereno, vivere in una famiglia contenta, operare in un'associazione convinta di operare positivamente. Ma tutto questo non è dato automaticamente, né senza sforzo. Occorre passione, senso dell'avventura e tanta umiltà.

Cosa vorremmo dire allora con questi ragionamenti? Nient'altro che esprimere un'esigenza. Crediamo infatti che la comunità cristiana dovrebbe essere un ambito fondamentale per esercitarci nell'arte della comprensione reciproca e, quindi, della gioia. Non può essere che così.

Purtroppo vediamo, invece, che questo è difficile, e il puzzle resta molto frastagliato. Non è una critica. Semmai un'autocritica, un richiamo principalmente a noi stessi. Perché se la Chiesa -e la Chiesa siamo tutti noi-, non ci insegna più ad esser contenti, e non ci aiuta a trovare i modi per imparare il gusto della vita, l'entusiasmo di essere persone, creature di un Padre che ci vuol bene, allora tempi molto difficili si preparano. E, come possiamo constatare, non si faranno attendere a lungo!

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