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Dibattiti - Editoriali

L'EDITORIALE DI NOVEMBRE 2000

Una nuova dimensione 
della politica

L'ha chiesta, accoratamente, Giovanni Paolo II: in questo Giubileo, ricco di sollecitazioni alla revisione di vita e alla conversione, non poteva mancare una riflessione su uno dei campi più difficili e importanti della vita sociale. Quello cioè dell'impegno politico.

E il Papa, nelle giornate giubilari dedicate ai politici, di punti di riferimento ne ha dati ad iosa.

Uno su tutti, certo non nuovo, ma oggi sempre meno considerato e attuato: che l'attività politica è una forma di servizio alla società o, per dirla con Paolo VI, "la politica è una maniera esigente di vivere l'impegno cristiano a servizio degli altri".

La realtà è ben diversa, e non ci riferiamo qui all'operato dei politici, quanto all'atteggiamento di tutti noi, "gente della strada" di fronte alla politica. Entusiasmo zero, e ce n'è ben ragione; delusione e lontananza, disorientamento e disgusto sono i sentimenti prevalenti. Lo dimostra il crescente numero di chi ha deciso di non andare più a votare; lo dimostra la crisi crescente dei partiti, spesso gusci vuoti, almeno a livello locale, tenuti su da pochi irriducibili, sempre più soli, sempre meno rappresentativi.

Ci avevano raccontato che il bipolarismo sarebbe stato il toccasana, e invece sono nati, di qua e di là, cartelli elettorali, non uniti da valori comuni o da programmi veramente condivisi, ma solo dall'esigenza di vincere le elezioni, di occupare il potere. Così, nessuno si misura più sulle idee e sui progetti, nessuno spiega più quale visione di società ha in mente, ma, di fatto, chiede il voto per non far vincere gli altri, facendo leva chi sull'antiberlusconismo, chi sull'anticomunismo. Logico quindi che il distacco aumenti.

Il potere però gode di tutto ciò: le lobby economiche, gli "interessi forti" son ben contenti di una situazione del genere, dove la democrazia è apparente, e dove, dietro le quinte del teatrino degli scontri tra destra e sinistra, si fanno affari e spartizioni, senza alcun tipo di controllo.

Per questo l'invito del Papa, rivolto ai credenti, di "riscoprire il senso della partecipazione" è quanto mai concreto e attuale. Certo, non dice come, e giustamente, spettando questo alla libera scelta dei laici. Ma pone un problema che va affrontato. Perché anche l'omissione finisce per essere un peccato. E allora forse è venuto il momento di scuotersi dal torpore suscitato dalla delusione e dal disorientamento. Forse è venuto il momento di domandarsi che cosa è possibile fare per la propria comunità, anche sul piano politico. Forse è venuto il momento di superare remore e personalismi, per tentare di dare un contributo costruttivo. Il problema, indubbiamente, è quello degli strumenti. E occorrerà guardare verso quelle iniziative politiche in grado di favorire la riscoperta del senso della partecipazione, che dicano per prima cosa non "con chi stanno", ma "chi sono" e "che cosa propongono", che cerchino di rompere il blocco dell'attuale sistema politico falsamente bipolare, che siano in grado di mettere concretamente alla base dei programmi valori forti, in grado di unire, quali la difesa della vita nell'intero arco della sua esistenza, la centralità della famiglia, la libertà di educazione, la difesa dell'ambiente, il diritto al lavoro, per farne il motore di un'azione politica che nella pratica quotidiana delle realtà locali trovi sostegno, partecipazione, e capacità di elaborazione.

E' un orizzonte impegnativo. Ma, temiamo, omissioni e assenze, in questa fase, rischiano di fare grossi danni.

il filo

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