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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali

L'EDIT0RIALE - NOVEMBRE 2001

Oltre le parole

Da oggi il mondo non sarà più lo stesso: quante volte, in questi mesi, abbiamo sentito questa affermazione. Che, come spesso accade, rischia di trasformarsi in un’esclamazione rituale. A noi pare, infatti, che una delle maggiori attitudini dell’uomo, sia l’adattamento, l’assuefazione. Ci si abitua a tutto.  Anche all’orrore, anche alla violenza. In fondo, non sono bastate alcune settimane, per fare l’abitudine anche alla guerra (facilitato, certo, dal fatto, che è una guerra lontana)? E i nostri supermercati non si sono riempiti, quest’anno perfino prima del solito, di panettoni, ricciarelli e gadget natalizi? E non sono già all’opera le squadre di operai elettricisti per installare nelle nostre vie lucine e festoni?

Davvero è cambiato qualcosa nella nostra esistenza? Intendiamoci: dare risposte di vita, guardare con rinnovata attenzione alle nostre consuete attività quotidiane, per guardare avanti , per non farci avvincere da angosce e paure,  è senz’altro positivo.

Ma non vorremmo che insieme alle preoccupazioni  svanissero anche quelle positive inquietudini circa la giustezza del nostro modo di essere e di vivere. Non vorremmo cioè che le riflessioni vere e opportune, scaturite dal grande ceffone preso da ognuno di noi con i fatti dell’11 settembre e di tutto ciò che è poi seguito, divenissero soltanto vuote elucubrazioni, una sorta di “non esistono più le mezze stagioni”.

Anche le iniziative che in questo mese “Il filo” ha promosso in Mugello, sul tema della pace hanno dimostrato che c’è voglia, in tante persone, di capire meglio, di riflettere, di essere più partecipi. E’ un atteggiamento positivo. Che però non dovrebbe rimanere fine a se stesso. Occorrere passare, allora, alla “fase 2”: cogliere cioè in modo sincero il richiamo che in questo momento storico ci è stato offerto. Era da molto tempo che non riflettevamo sulla giustizia, sui modi di vita, sul fatto che quello che abbiamo non è scontato e – aggiungiamo – e giusto che non lo sia. Abbiamo riflettuto sulle religioni, sulle scelte di vita, sulla coerenza tra principi e atti concreti. Non siamo qui in grado –non ce lo consentono né lo spazio né le nostre poche capacità- di elencare ad uno ad uno i tanti spunti concreti che le vicende degli ultimi mesi hanno suscitato. Vorremmo, per quanto ci riguarda, dirne uno solo, per noi fondamentale. All’indomani dell’11 settembre molti hanno diretto il loro passo verso le chiese. Reazione emotiva forse. Ma significativa. Abbiamo percepito che se non c’è Qualcuno in grado di “liberarci dal male” l’orizzonte può divenire davvero fosco. Quel Qualcuno c’è, e il suo insegnamento si basa tutto sull’amore, e ci invita a guardare agli altri con occhi di fratelli, con occhi di gratitudine e di fiducia e con un cuore che cerca il bene, il bene nostro e degli altri. Nel mondo di oggi si chiacchiera molto, ma si ama ben poco, e il bene comune, il primato dei rapporti umani, il servizio verso il prossimo troppo stesso restano solo belle parole o lontane aspirazioni.

Ricordarci a vicenda che davvero la pace inizia da ognuno di noi è importante: perché se non troveremo la forza e le occasioni per ripulire il nostro cuore dall’odio e dalla chiusura, che sono i primi combustibili del male, vicino e lontano, familiare e internazionale è lo stesso,  le possibilità di tensione, di infelicità e di guerra saranno sempre dietro l’angolo.

Ma ricordarlo non basta, parlare non basta più. Solo le scelte concrete, l’esercizio quotidiano, possono allargarci il cuore, e vincere la morsa del ‘chiudersi in casa’, dell’individualismo egoistico, del materialismo consumista. In questo senso siamo convinti che le comunità cristiane abbiano oggi una grande opportunità e una grande responsabilità: quella di rispondere con efficacia e sollecitudine alla grande sete di autenticità, di calore umano, di sobrietà di vita, di attenzione verso i bisogni delle persone che ci stanno accanto, che in questi mesi moltissimi hanno avvertito con più forza. Una risposta di fede, cioè di vita, con l’offerta di ambiti concreti nei quali le persone possano ricercare il bene, possano riscoprire il valore dell’amicizia e della gratuità. Ambiti che aiutino a riscoprire che la vita è bella ed è un dono immenso. Con autenticità e semplicità.

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