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Dibattiti - Editoriali

L'EDITORIALE

Sottocoperta

Verrebbe voglia di andare sottocoperta. E di rimanervi un bel po’. Rintanarsi è la reazione più comune di fronte al disorientamento, al timore di non comprendere appieno. Ci riferiamo, è ovvio, alla situazione politica nella quale stiamo vivendo. E non si allarmino i nostri tanti, solerti censori, così attenti a misurare le simpatie politiche espresse in queste righe. Anche volendo non potremmo far torto a nessuno, perché mai come stavolta è difficile trovare qualche parte politica uscita indenne e pulita. Le brutte figure, i voltafaccia, le incredibili incoerenze, le dichiarazioni urlate dentro i microfoni e contraddette a distanza di poche ore sono state così tante che sarebbe difficile enumerarle tutte. E nessuno, ci pare, è stato esente da errori e contraddizioni.

Stavolta ne abbiamo viste davvero troppe: da chi si dichiara "alternativo alla sinistra" e poi si rende determinante per la nascita del governo D’Alema, da Cossutta che grida "Mai con Cossiga", per poi entrare nella stessa maggioranza qualche ora dopo (e non dimentichiamo D’Alema, che aveva etichettato Cossiga, solo pochi mesi fa, come "inquietante"), dal segretario dei Democratici di Sinistra che viene scelto e "investito" dal suo predecessore in quattro e quattr’otto, dall’Ulivo tanto esaltato e d’un tratto abbattuto dai suoi stessi fondatori. Per non parlare poi dell’opposizione che, a parte qualche sbandierata televisiva, non sa esprimere nulla che non siano gli interessi del padre padrone.

Non ci interessa però commentare questi fatti, già esaminati ampiamente dalla stampa nazionale, bensì esprimere un timore e un invito. Prima il timore: quello di vedere, come risultato di questo stomachevole spettacolo, tante persone imboccare ancor di più la strada del disimpegno, del disinteresse. Reazione ovvia, quando si è disgustati.. Ma è davvero la scelta giusta? O proprio questo vogliono alcuni tra i protagonisti di questa incredibile parata d’incoerenza?

Tanto più che quando si è frastornati, finiscono per prevalere le scelte emotive e le parole d’ordine. Qualche anno fa era l’ansia del "nuovo", ora ci si illude invece che tutto sia risolto con qualche modifica alle regole elettorali. E tutto senza riflessione, senza illustrare gli scenari che ne verrebbero, senza valutare seriamente pro e contro.

Ma ancor più ci preme una cosa: che il disgusto, come una gelata che viene d’improvviso, non uccida fermenti e speranze. Forse davvero è il momento di andare sottocoperta. Non per restarci s’intende. Forse deve passare la nottata. Ma la nottata deve vedere insonni uomini e donne che ancora conservano la passione per la libertà e l’impegno civile: a studiare, a confrontarsi, a prepararsi. A costruire "vaccini" contro il dilagante qualunquismo e contro il "pensiero unico e debole". Un lavoro culturale, di costruzione e di ricostruzione. Mettendo nuovamente a frutto quei semi che vengono dalla tradizione sociale cristiana e che tanto hanno ancora da dare a una società che rischia il vuoto pneumatico. Sottocoperta per non farsi disorientare e ghiacciare dal contingente, ma pronti ad uscire, per dare, senza alcuna superiorità, ma convinti solo di servire. Ripartendo dal basso, dalla realtà quotidiana, dalla vera identità di ciascuno. Identità, infatti, è sapere chi siamo e perché esistiamo. E questo pare che non lo sappiamo noi stessi, non lo sappiano gli amici e nemmeno gli avversari.

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