Buon Natale?
Sarà davvero “Buon
Natale”, oppure anche questo augurio è diventato modo di dire scontato? Sarà
“Buon Natale” davvero, sarà davvero “Felice Anno Nuovo”? Gli auguri
esprimono speranza e desiderio, non vi è dubbio. Ma è pur vero che ci sembra
di avvertire, anche nei nostri paesi, anche nelle nostre vite, una crescente
asfissia, che lascia ben poco spazio al Natale vero.
Via via scolora e si allontana l’origine e la motivazione di questa festa: più si moltiplicano, freneticamente, gli accessori, i regali, le cene mondane, i festoni e i decori, sempre minor spazio trova la notizia più importante, quella di un Dio che si fa bambino, e che viene ad abitare tra noi, che chiede di trovare dimora tra le fatiche e i dolori degli uomini, per portare pace e perdono.
Ne sono segno, incolpevole, anche i tanti “Babbi Natale” che in modo certo simpatico e di effetto hanno popolato le nostre vie e piazze in questo periodo. Natale è sempre più Babbo Natale e sempre meno Presepio, è sempre più luminarie e acquisti, sempre meno condivisione e stupore; lo stupore e la gratitudine per il dono più grande, la vicinanza e l’abbraccio di Dio che si fa uomo.
Che fare allora? Abbandonarsi alla tristezza di un ricordo del passato? Imprecare contro il consumismo che tutto soffoca e banalizza? Lamentarsi è inutile, e talvolta peggiora le cose, perché incrementa l’acidità dei giudizi. Occorre invece rimettersi in ricerca. In fondo, ci raccontano i Vangeli, i pastori, poi i Magi, videro la stella, avvertirono una grande luce. E si alzarono, lasciarono le loro occupazioni, si misero in cammino, andarono a cercare. Domandarono e trovarono. Trovarono un bambino, trovarono una vita che nasce. Trovarono la fonte della speranza per l’uomo, la strada dell’amore e del dono, trovarono chi era venuto a dire a loro e a dire anche a noi che c’è una strada nuova per la nostra vita. Strada stretta e faticosa, non priva di spine e di salite. Ma che riempie il cuore e che dà un senso al nostro camminare. Di questo Natale, quello di Gesù –che dà gioia profonda e calore umano, abbiamo sempre più bisogno. Dell’altro, potremmo anche farne a meno.
il filo
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2003

