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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali
L'EDITORIALE - DICEMBRE 1998   Luce per la nostra vita La Pieve di San Giovanni Maggiore (Borgo San Lorenzo)

Quant’è attraente la luce! I nostri occhi dalla penombra rossastra dello splendido profilo di San Giovanni Maggiore, nella foto, vengono subito attirati da quella stellina luminosa. Come accadde ai pastori di Betlemme duemila anni fa: il buio della notte, l’improvviso accendersi di una luce, una misteriosa attrazione spirituale, che li portò a incamminarsi per poi rendere omaggio a un Bambino in una misera mangiatoia. Lo stesso fecero i Magi, che camminarono a lungo, in cerca di qualcosa o qualcuno che faceva loro ardere il cuore.

"L’uomo si trova in un cammino di ricerca, umanamente interminabile: ricerca di verità e ricerca di una persona a cui affidarsi. La fede cristiana gli viene incontro offrendogli la possibilità concreta di vedere realizzato lo scopo di questa ricerca (..). In Gesù Cristo, che è la Verità, la fede riconosce l’ultimo appello che viene rivolto all’umanità, perché possa dare compimento a ciò che sperimenta come desiderio e nostalgia". E ‘ un brano dell’ultima enciclica del Papa, la "Fides et Ratio", un documento ricco e fecondo che aiuta a riflettere e ad approfondire il rapporto tra fede e ragione. Ed è una riflessione che, attraverso le pagine dell’enciclica, converrebbe fare proprio in questo periodo natalizio, davanti al mistero del Dio che si fa uomo. Che cosa infatti potrebbe apparire più irragionevole dell’incarnazione, seguita poi dalla "follia" della Croce?

Ma l’invito del Natale, rivolto al nostro cuore, è quello di mettersi - o rimettersi - in cammino per penetrare questo mistero, per incontrare la verità. L’uomo –dice il Papa- è colui che cerca la verità e Dio lo ha creato come "esploratore": tutti gli uomini desiderano sapere e "nel più profondo del cuore dell’uomo è seminato il desiderio e la nostalgia di Dio. (…) Esiste quindi un cammino che l’uomo, se vuole, può percorrere; esso prende il via dalla capacità della ragione di innalzarsi al di sopra del contingente per spaziare verso l’infinito."

E in questa esplorazione, se la ragione umana non si chiude alla fede, nella vita irrompe la compagnia di Cristo, il "Dio-con-noi", capace di dare senso pieno all’esistenza umana e del mondo.

Se ieri a Maria in procinto di mettere al mondo Gesù erano chiuse le porte di ogni locanda, oggi tanti sistemi filosofici cercano di lasciar fuori la presenza di Cristo. Così nell’enciclica si elencano e si commentano le principali posizioni filosofiche. Filosofie, si badi, che non sono mere esercitazioni teoriche di qualche pensatore o di qualche ristretta cerchia, ma che permeano le mentalità, indirizzano i comportamenti, guidano le scelte personali, sociali e politiche. Non a caso Giovanni Paolo II ricorda ad esempio "forme di umanesimo ateo, che hanno prospettato la fede come dannosa e alienante per lo sviluppo della piena razionalità. Non hanno avuto timore di presentarsi come nuove religioni formando la base di progetti che, sul piano politico e sociale, sono sfociati in sistemi totalitari traumatici per l’umanità"; e si sofferma anche sulla mentalità positivista, che ha lasciato cadere ogni richiamo alla visione metafisica e morale, con la conseguenza "che certi scienziati, privi di ogni riferimento etico, rischiano di non avere più al centro del loro interesse la persona e la globalità della sua vita, e sembrano cedere, oltre che alla logica del mercato, alla tentazione di un potere demiurgico sulla natura e sullo stesso essere umano". Ancora, può forse apparire difficile e astrusa la parola "nihilismo" ma è ben facile riconoscerne gli "insegnamenti", per cui l’esistenza è solo un’opportunità per sensazioni ed esperienze in cui l’effimero ha il primato, e i suoi esiti: se tutto è fugace e provvisorio, o se tutte le posizioni si equivalgono, a che serve assumere scelte ed impegni definitivi?

Ma nel cuore di ognuno la sete d’infinito, l’attrazione verso la Luce è presente. Magari l’abbiamo nascosta, soffocata con mille paraventi, ma ogni tanto questo desiderio, questa nostalgia della Verità, quella ricerca di risposte vere alle domande fondamentali della nostra esistenza –il senso della vita e della morte, innanzitutto-, riaffiorano inesorabili. Perché senza quelle risposte, o almeno senza ricercare sinceramente quelle risposte, rischiamo di camminare ai bordi dell’abisso della disperazione, del non-senso, dell’oscurità esistenziale.

Ecco allora l’esigenza di togliere i paraventi, e di riscoprire la strada della ragione e la guida della fede. Ricominciando a riscoprire la capacità di meravigliarsi, di fronte al creato alle creature e al loro Creatore. Come fecero i pastori davanti a quel Bambino sconosciuto. Come hanno fatto i Magi, e con loro miliardi di persone nel corso di questi duemila anni. Basandosi non solo sull’emozione di un momento, ma su una riflessione razionale seria e approfondita, guidata da una fede capace di condurre lo sguardo verso l’infinito, verso quella Luce che non conosce tramonto.

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