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Editoriali - Dibattiti

L'EDITORIALE DI DICEMBRE 1999
Ma il sole nascerà di nuovo

Alba lungo la Sieve. Foto di Mario Calzolai - Borgo San LorenzoA volte la nebbia è così fitta che viene da dubitare che il sole alla fine abbia la meglio. Così è riguardo alla nostra esistenza, attorcigliata a tante cose di poco conto, non di rado cattive, guidata più dall’egoismo che dalla fraternità, appare inverosimile che possa un giorno sciogliersi tra le braccia del Dio Amore. L’aspirazione magari c’è, ma insieme alla sfiducia nella nostra possibile redenzione. E’ una sfiducia così pervasiva che condiziona tutto il nostro agire. E così che facciamo  più affidamento nella violenza che nella comprensione, nell’avere più che nel dare, nella costrizione piuttosto che nella convinzione. Si potrebbe dire che siamo degli scommettitori che puntano più sul peccato che sulla Grazia. E’ evidente che ciò che ci circonda porta inevitabilmente il segno di questa opzione.

Due guerre mondiali, di cui una con tanto di finale con botto atomico, una miriade di guerre locali, il comunismo, il fascismo e il nazismo, i campi di sterminio, i gulag, la stima dell’aborto come diritto, il denaro come misura dell’esistente, una fuga di massa dalla vita alla droga,  sono tra gli eventi che hanno drammaticamente segnato il secolo che si chiude. Come appaiono bugiardi coloro che, riferendosi al medioevo, parlano di periodo buio!

Eppure, a duemila anni dall’incarnazione, non è lecito pensare che nostro Signore sia entrato in sciopero nel secolo che sta per chiudersi. Se purifichiamo i nostri occhi, possiamo accorgerci allora di una poderosa corrente di santità che ha informato questo lembo di storia. Questo ha voluto insegnarci il Papa elevando tanti nostri fratelli alla gloria dell’altare. Il male ha combattuto ferocemente ma non ha vinto. Lo Spirito ha continuato ad “aleggiare sopra le acque”. La speranza è possibile! Il sole avrà ancora la meglio sulla “nebbia fitta che avvolge le nazioni”. E Gesù continua a nascere, a bussare al cuore di ogni uomo.

La celebrazione del Giubileo è un dono immeritato che ci viene offerto. Immeritato come tutti i doni che l’amore paterno di Dio ci offre.  Il perdono è un’opportunità, uno squarcio di luce, un soffio di vita, un ritrovare, nel buio, la giusta direzione. “L’anno del corno del capro” investe anche le nostre relazioni tra uomini. Una riconsiderazione del riposo per Dio, il ritorno dei patrimoni ai primitivi proprietari, ridare effettiva libertà a chi è stata tolta sono argomenti che interpellano con  immutata attualità la nostra vicenda umana. Una grande porzione di umanità lo esige. E’ su questo che si svolgerà il giudizio.

La prospettiva è il giubilo. L’esultanza, l’incontenibile gioia di chi, squarciando la nebbia, riscopre davvero Dio per padre e gli uomini, tutti gli uomini, come fratelli. 

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