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Dibattiti - Editoriali
L'EDITORIALE DI SETTEMBRE 1997

L'intolleranza dei tolleranti

In questa fine d'estate c'è stato un episodio che ci ha sconcertato in modo particolare. Un episodio minore, rispetto al grande evento le giornate di Parigi dei Papa con i giovani, ma che ci è parso oltremodo significativo del crescente degrado spirituale e intellettuale che ci minaccia.

Ci riferiamo alle assurde polemiche, notevolmente amplificate dai mezzi di comunicazione, per la sosta in preghiera, su una tomba, di Giovanni Paolo Il: si è rimproverato aspramente il Papa perché si è inginocchiato sulla tomba di un suo caro amico, l'eminente scienziato Leieune. Quest'uomo, agli occhi dei potenti di oggi, aveva solo un torto: quello di essere un convinto antiabortista, quello di aver più volte testimoniato, sempre in modo pacato ma netto, sulla base del suo stesso essere uomo di scienza, che il concepito è persona, e pertanto ogni vita umana, dal concepimento alla morte naturale, va difesa senza compromessi.

Convinzioni, peraltro che coincidono in modo pieno con l'insegnamento della Chiesa sul tema dell'aborto. E allora dov'è lo scandalo? Perché le polemiche e le invettive?

Uno scandalo vero però c'è, ed è l'intolleranza ben evidente dietro le polemiche contro il Papa in ginocchio su quella tomba. Ed è ben grave che si sia giunti a tanto. Semmai sorprende e amareggia il silenzio vigliacco di chi, qui in Italia, poteva e doveva dire qualcosa sull'episodio. Ma ben poche voci si sono levate a dire che se si vomita astio e polemico risentimento su un Papa che si raccoglie in preghiera sulla tomba di un amico, scienziato e difensore della vita nascente, abbiamo davvero toccato il fondo, e veramente libertà l'è morta.

Non illudiamoci: la nostra non è la stagione della fine degli steccati, e c'è chi fa finta di relegare in un passato ormai alle nostre spalle divisioni e differenze, salvo mantenere intatti, dentro di sé, trincee e liste di nemici. Si chiede agli altri di smobilitare, e non di avere più certezze, salvo mantenere le proprie, spesso chiuse e settarie. E chi osa uscir dal branco è bollato.

"Il filo", per aver pubblicato sulle sue pagine qualche opinione avversa e preoccupata per la storia dei Di Pietro senatore mugellano, è stato già etichettato così ci ha apostrofato in maniera vivace un sindaco del posto- come "curzista ". Oramai non ci dobbiamo meravigliare più di niente, ma vedersi classificati come sostenitori del candidato di Rifondazione Comunista solo perché si è osato criticare il candidato dell'Ulivo appare francamente risibile. Evidentemente anche il gusto di pensare liberamente, di esprimere un giudizio sugli eventi il più possibile slegato dai condizionamenti dei potere e dell'opinione corrente sta diventando un delitto di lesa maestà. E invece questo gusto, questa capacità critica sarà bene non solo mantenersela, ma possibilmente incrementarla e impegnarsi in tutti i modi a diffonderla, a cominciare dalle giovani generazioni, essendo uno dei più validi antidoti ad ogni società irregimentata e illiberate. Con i tempi che corrono, non è impegno facile. Ma è possibile. E soprattutto necessario.

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