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La copertina di questo mese
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Editoriale - dibattiti

EDITORIALE

"E tu cosa ne pensi? Scrivi il tuo contributo a questo argomento, lo pubblicheremo su queste pagine"

Questa brutta politica...

Dispiace dirlo, ma questa "nuova" politica proprio non ci piace. Lo diciamo senza timore di essere lapidati, a parole naturalmente, e di essere accusati di "nostalgie".

La campagna elettorale mugellana d'autunno conferma e rafforza questa impressione, già affiorata nel recente passato: chi ci raccontava che con la liquidazione del partito dei cattolici, con il superamento dei blocchi contrapposti, con le riforme elettorali e il bipolarismo si sarebbe entrati di filato nell'età dell'oro, non ce la raccontava giusta, e sulla pelle dei cittadini, del loro desiderio di cambiamento si è giocata la solita partita per la conquista del potere.

Questa politica ci rende meno liberi: lo vediamo nel rispuntare di uno spirito di schieramento perfino più rigido di quello di un tempo. Chi si è schierato, duole dirlo, è già pronto ad accettare tutto, ad ingoiare ogni scelta calata dall'alto, a trovare le più tortuose giustificazioni: forse perché ha scelto, e gli è difficile tornare indietro, forse perché chi si è seduto a mensa è difficile possa alzarsi a metà pasto.

Lo dimostreranno i risultati delle urne dopo il 9 novembre (salvo il precipitarsi della crisi politica nazionale, ancora incerta nel momento in cui stiamo scrivendo): quasi tutti saranno andati a votare, e a votare disciplinatamente. Vincerà Di Pietro, e poco importa se negli incontri dimostra poco spessore e niente importa se nega quella che è una regola base della democrazia, il confronto diretto, viso a viso, con i candidati concorrenti: l'importante è festeggiare il suo compleanno. Deprimente. Sull'altro fronte non ci si lascia turbare dall'aver gridato e criticato contro il candidato della sinistra calato dall'alto, per niente radicato nella realtà locale, e poi essersi inchinati alla decisione del capo di inviare in Mugello Giuliano Ferrara. E ancora, sul terzo fronte, non fa problema la strana brigata formata da comunisti duri e puri e socialisti anti-comunisti, tutti uniti sotto il simbolo dove campeggia una pesante falce e martello.

Che gioco è mai questo? Ma alla fine, tutti o quasi, accetteranno e voteranno e i partiti, contenti, potranno ricominciare la loro partita altrove.

Ma al di là di questo, e non è poco, v'è un altro cruccio, più profondo: dalle nostre parti, e mi riferisco al cosiddetto mondo cattolico, quante volte è stata invocata l'ispirazione cristiana, l'importanza di far "vincere i valori che contano", la necessità, da cristiani, di dare un contributo alla crescita della società. Di tutto questo cosa resta oggi, al di là di frasi di circostanza e poco convincenti autodifese? Non facciamo una questione di etichette o di nomi, ma di sostanza. E la realtà mostra tristi sudditanze, con il prevalere, troppo spesso, delle solite logiche di schieramento, che fanno anteporre la convenienza per la propria parte, la necessità di mantenere compatto il fronte, alla coerenza dei principi ed anche all'impegno serio per portare quei principi nelle concrete scelte politiche. Esagerati? Non diremmo, a constatare la difficoltà di ascolto e di rapporto con coloro che si ritengono non appartenere al proprio schieramento, la sottile vena di disprezzo per chi è avvertito, talvolta a ragione, più spesso a torto, come avversario.

E' qui si innesta il tema della libertà, mortificata dalla disciplina di schieramento, dall'incapacità, ormai, di dare un giudizio davvero libero sugli avvenimenti, di scegliere se starci o meno in base a una lettura franca della realtà, e non condizionati da un malinteso spirito di corpo. Malattie preoccupanti per il tessuto sociale, per la pratica della democrazia, ed anche per la comunità cristiana.

Su queste tematiche, ancora una volta, "Il filo" sollecita dibattito e riflessione, soprattutto da chi non è d'accordo. Anche se, lo comprendiamo, boicottare e male-dire, è assai più facile che ragionare e convincere.

Paolo Guidotti

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