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Dibattiti - Editoriali

EDITORIALE

"E tu cosa ne pensi? Scrivi il tuo contributo a questo argomento, lo pubblicheremo su queste pagine"

Non è più tempo
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Vi ricordate il termine "collateralismo"? Parola un po’ difficile, sostanzialmente spregiativa, che evidenziava il rapporto scorretto tra Chiesa e politica.

Si parlava di collateralismo per criticare l’appoggio dato dal clero alla DC e ai suoi candidati, per denunciare il sostegno che, se non era diretto era comunque evidente. Non è questa la sede per esercitarsi in letture storiche, anche se non va dimenticato che molti fattori influivano: la provenienza di molti candidati di quel partito dalle parrocchie e dall’associazionismo cattolico, con una rete di rapporti naturali e consolidati, l’esigenza di far fronte comune in uno scontro duro, ideologico, uno scontro dove non erano in ballo solo scelte politiche contingenti, ma dove perfino la religione era oggetto di contesa, e dove si fronteggiavano visioni della vita assai distanti e conflittuali.

Ora, avendo dietro le spalle l’epoca del partito punto di riferimento principale del mondo cattolico, teorizzata la presenza di gruppi cattolici nei vari schieramenti, la tentazione o l’esigenza del collateralismo parrebbe appartenere al passato. Ce ne sarebbe beneficio per tutti, perché il legame e l’identificazione con una delle parti politiche o con le istituzioni, rischia sempre di immiserire e far fraintendere la funzione della Chiesa.

Per questo ha lasciato molti perplessi il venire a sapere che l’ufficio di ricevimento del sindaco di Borgo San Lorenzo in una frazione è non un circolo, un bar, o un ufficio, ma addirittura la canonica: perché il sindaco è sì il rappresentante di tutti i cittadini, ma anche il leader di un gruppo politico, eletto da una parte e non da tutti. E la meraviglia non diminuisce, anzi aumenta, se nella stessa parrocchia si fa –come si è fatto di recente- un pranzo con uno dei candidati, notizia che ha girato subito tutto il paese, proiettando una sorta di benedizione ecclesiastica sul candidato stesso.

Sono episodi, per fortuna limitati, ma che possono dar luogo a molti fraintendimenti e disorientamenti, e che rischiano di dividere ed esacerbare. Ed è paradossale il notare che la tentazione di usare campanili e canoniche per fiancheggiare i poteri politici viene soprattutto da coloro che ieri erano in prima fila a denunciare il collateralismo a favore della DC.

Che cosa vorremmo dunque dalla Chiesa, che stesse zitta zitta chiusa nelle sacrestie? Niente di tutto questo. Vorremmo anzi che desse un contributo importante, alto e concreto, alla crescita della nazione, alla sua crescita civile e spirituale.

Questo però non lo si fa prendendo parte in commedia, sostenendo, anche se in modo discreto, un polo o l’altro. No, lo si fa spingendo in primo luogo i suoi figli ad un impegno più forte e più coerente; ponendosi e ponendo a tutti le domande a cui è indispensabile dare una risposta se si vuole dare una direzione certa a un cammino politico; indicando quei punti irrinunciabili che sono faro per una società più libera e più giusta; aiutando e favorendo l’elaborazione culturale e politica dei valori di fondo indispensabili per una società più umana. Una Chiesa che parli alle coscienze, che eserciti la profezia, che sia segno di speranza, per tutti coloro che non amano né il quieto vivere, né il cloroformio di un conformismo dilagante.

E crediamo davvero che questo non sia chiedere troppo.

Il filo

novembre 1997

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