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La copertina di questo mese
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ESPERIENZE MUGELLANE ESTIVE

Quando l'anima non va in ferie

SCOUT, DA BORGO A TREBBANA

Foto di gruppo degli scout di Borgo San Lorenzo, in occasione del decennaleFinalmente a Trebbana è tornata la quiete. La quercia allunga di nuovo i suoi rami sul prato immerso nel silenzio, i cavalli che arrivano al tramonto non si imbattono più nelle grandi tende improvvisamente comparse sul loro percorso abituale, e la famiglia dei ghiri torna ad abitare il vecchio tetto senza sentirsi seguita attentamente da molti occhi sgranati nel buio. Ma questo poggio silenzioso ad est di Marradi si presentava in modo molto diverso all' inizio di agosto, quando era abitato da un'ottantina di persone (dagli 8 ai ... 45 anni!), vestite di azzurro e con uno strano fazzoletto al collo, che per alcuni giorni hanno esplorato, costruito, giocato, animando e colorando l' ambiente: erano gli scout di Borgo San Lorenzo, tutti insieme per vivere il loro campo estivo di gruppo. E' stata una grande riunione di famiglia, allegra e rumorosa; come tutte le riunioni di famiglia è stata fatta per festeggiare una ricorrenza, che in questo caso era particolarmente importante: i nostri primi dieci anni di vita! E nonostante il numero ormai rilevante, nonostante le età così diverse, la nostra gratitudine per questi dieci anni non poteva che esprimersi in un campo di queste dimensioni, il cui filo conduttore è stata la gioia e la voglia di stare insieme. Il campo è stato arricchito da alcune presenze "esterne"; vi hanno infatti partecipato anche due capo ungheresi (con cui ci ha messo in contatto il Comune di Borgo San Lorenzo) e, per qualche giorno, alcuni ragazzi del gruppo di Contea. Le attività sono state molte e diversificate, in modo tale che ognuno ha potuto dare il suo contributo. I lupetti, nonostante i tranelli della perfida Strega dell'Est, hanno costruito, con tutte le buone azioni fatte nei giorni del campo, un sentiero dorato; insieme allo spaventapasseri, all'omino di latta e al leone, lo hanno percorso e alla fine sono giunti alla Città di Smeraldo, dal Mago di Oz. La prima cosa che si vedeva arrivando al campo era infatti un sentiero che saliva sulla collina, segnato da tanti sassi dorati; e a chi chiedesse dove portava, ogni lupetto mostrava con orgoglio la piccola pietra verde che portava al collo.

Come ogni anno i ragazzi del reparto, che con paline e cordini ci sanno fare, si sono costruiti comodi ripari per la notte, tavoli, sedili e cucine da campo; come abili prestigiatori, hanno fatto sorgere rapidamente al limitare del bosco una piccola città dotata di tutti i comfort, che alla loro partenza è scomparsa senza lasciare traccia. Ma senza limitarsi ad abitare al suo interno, sono andati alla scoperta dei luoghi circostanti, trovando chi ha raccontato loro vecchie storie locali e condividendo per una giornata la vita e la fatica quotidiana di qualche famiglia.

Gli ultimi giorni sono arrivati al campo anche il clan e il noviziato; sono partiti da lontano, e hanno percorso i sentieri dell'Appennino sperimentando la libertà e la precarietà di avere dentro uno zaino tutto il necessario per vivere; hanno imparato il gusto di scavalcare montagne con le loro sole gambe, e di vedere cose che dall'automobile o dalla poltrona di casa non avrebbero visto mai. E alla fine del cammino hanno raggiunto i loro fratelli più piccoli, in un incontro che, arricchito dal desiderio e dall'attesa, si è subito trasformato in festa. Ma non sarebbe stata una festa completa senza le persone a cui vogliamo bene e che ci sono state vicine in tutti questi anni; è per questo che l'ultimo giorno il campo si è affollato di genitori, parenti e amici che, incuranti del caldo e della strada ripida e polverosa, hanno voluto essere con noi. Era strano, ma ci si sentiva a casa, nonostante si fosse in un posto così sperduto. Durante la messa che abbiamo celebrato insieme, guardando tutti quei volti e ricordando molte storie, sembrava impossibile credere che tutto sia nato dall'impegno di poche persone. Troppo spesso ci dimentichiamo che non siamo soli e che c'è chi può moltiplicare le nostre forze, rendendo incredibilmente fecondo il piccolo seme che gettiamo con fatica. Lo ha fatto un giorno con cinque pani e due pesci, e continua a farlo oggi con l'impegno che sappiamo mettere nelle Sue mani. Il gruppo scout, come molte altre realtà significative nella nostra zona, è nato perché qualcuno ad un certo punto ha smesso di dire "non ho tempo", e continuerà ad esistere fino a quando ci saranno persone che pensano, come don Milani: I CARE, mi riguarda, mi sta a cuore.

LA COMUNITÀ CAPI

UNA BARBERINESE DI RITORNO DA LOURDES

Cari lettori che dire di Lourdes? Potrei scrivere tanto o poco, far susseguire parole a parole, frasi a frasi ma certo non è facile descrivere ciò che ho visto, esprimere ciò che ho sentito, pensato, vissuto alla grotta di Bernardette.

Vicino alle fontane, che zampillano di acqua "benedetta" c'è un cartellone luminoso in cui si leggono le frasi che la Madonna disse durante una delle 18 apparizioni a Bernardette. Tre cose si leggono:

- bevi e lavati con l'acqua; - bacia la terra; - mangia l'erba.

Tre azioni forse banali, ma che esprimono con semplicità e purezza, gesti quotidiani e necessari per vivere; bere, mangiare e lavarsi (purificarsi). Allo stesso tempo tre elementi della natura, acqua, terra e frutti: doni di Dio, "del suo immenso amore" ; doni che ci aiutano a capire che non siamo soli, "che siamo parte di questa immensa vita che generosa risplende intorno a noi". Dio che è tutto in tutte le cose, a Lourdes lo senti, è una realtà, puoi toccare con mano.

Tutti quanti noi ad un certo punto della nostra vita abbiamo vissuto la stessa Favola capitata ad un principe che incappa in un malato, in un vecchio, realizzando così che l'esistenza non consiste soltanto nei piaceri del palazzo in cui vive, ma anche secondo l'accezione ed accettazione della sofferenza. Malati, infermi, handicappati che, nonostante le loro sofferenze, riescono a far brillare i loro e i nostri occhi, ad aprire i loro e i nostri cuori, a suscitare il gesto e la parola giusti e ad apprezzarli, ad esprimere in una carezza tutta la loro tenerezza, mostrano un cuore immenso e l'amore che vive in loro riflette la luce del volto di DIO. In loro si legge la speranza che la Madonna annuncia alla grotta: "Non vi prometto di farvi felici in questo mondo, ma nell'altro".

Un gesto mi ha particolarmente colpito a Lourdes, un gesto oggi quanto mai scontato: il bacio. A Lourdes il bacio ritrova il suo vero significato, è davvero espressione d'Amore, un amore puro, incondizionato, fraterno. E' sorprendente trovarsi in un luogo dove tutti camminano uno accanto all'altro scambiandosi le scarpe, uno nelle scarpe dell'altro; dove si cammina accanto nella fragilità, nella nudità, senza toghe, senza indici levati, dove non esistono giudizio o pregiudizio ma solo umiltà e comprensione per il prossimo. Dunque, il miracolo di Lourdes? L'Amore; l'Amore qui si respira nell'aria riempie i cuori, e cosa straordinaria, viene dalla sofferenza e dal dolore ed unisce tutti come veri fratelli, fratelli e figli di DIO.

Tornando a casa ho nascosto un sogno sotto al cuscino: vedere la realtà di Lourdes vissuta quotidianamente nel mondo sconfiggendo invidia, violenza, malvagità, ingiustizia ...

COSTANZA MENGONI

 

GIOVANI BARBERINESI SUL LAGO

Dal 12 al 19 luglio la parrocchia di San Silvestro a Barberino ha organizzato un campo scuola a Esimo Lario, nei pressi del Lago di Como.

Così una trentina fra ragazzi e ragazze di età compresa fra i 12 e i 18 anni si è imbarcata (o meglio impulmanata) verso questa avventura. Nonostante qualche piccolo intoppo in partenza e durante il viaggio (la strada era un po' movimentata) siamo felicemente arrivati nel ridente paesino prealpino.

La settimana si è svolta molto serenamente e i ragazzi si sono dimostrati molto maturi e disponibili a impegnarsi nelle attività loro proposte. Il tema che ha fatto da filo conduttore di questo campo-scuola era quello che ha impegnato tutta la Chiesa in questo secondo anno di preparazione al Giubileo, e cioè lo Spirito Santo, e in particolare i suoi sette doni.

La settimana si è così sviluppata alternando lunghe camminate nei bellissimi boschi intorno al lago (con panorami mozzafiato) a sfide calcistiche che definire infuocate è dir poco (anche perché si svolgevano nel primo pomeriggio!). Non è mancata né la gita sul lago di Como con visita a Bellagio e agli splendidi giardini di Villa Melzi né gli infruttuosi tentativi di alcuni di noi di catturare qualche raro esemplare della fauna ittica lariana (cioè hanno cercato di pescare qualche pesce gatto senza riuscirci).

Ogni giorno, durante la nostra passeggiata, abbiamo potuto fermarci a pregare con le Lodi mattutine in mezzo ai suoni e ai paesaggi della natura e ciò ci ha permesso di lodare il Signore per le meraviglie del creato con maggiore consapevolezza. Inoltre ogni sera, prima di cena, abbiamo potuto confrontarci sul tema dello Spirito Santo grazie alle intense (nei contenuti) e sintetiche (nei tempi) meditazioni del nostro mitico don Paolo.

Il lavoro svolto durante questa settimana verrà raccolto in un opuscolo che sarà consegnato a tutti i partecipanti al campo scuola. Un ringraziamento particolare, oltre al già citato don Paolo, senza il quale non sarebbe stato possibile organizzare questa bellissima esperienza, va a tutti coloro che hanno aiutato a organizzare questo campo, e soprattutto ai nostri eccezionali cuochi, Rocca e Mario, che con l'aiuto di Giuseppe e Bianca, ci hanno rifocillato con splendidi manicaretti (indimenticabile la loro pasta e fagioli) e che ogni giorno ci hanno preparato i panini da portare nella passeggiata. Una settimana veramente bella, ricca e serena che stiamo già pensando di replicare anche l'anno prossimo.

ANDREA DREONI

 

A FIGLIANO I CAMPI SCUOLA DELLA PARROCCHIA DI BORGO SAN LORENZO

Anche quest'anno si sono svolti i consueti campi scuola della parrocchia di Borgo San Lorenzo: quelli al Villaggio Don Orione di Figliano e quelli a Cavallico.

Abbiamo parlato con Leonardo Poggiali, obiettore di coscienza al Centro Giovanile, e responsabile del campo svoltosi dal 19 al 28 giugno a Figliano, con bambini della 3° e 4° elementare: "L'idea di organizzare questo campo mi è stata proposta da Don Giancarlo Corti. Il ruolo non appariva dei più facili, visto che dovevo anche sostituire un veterano dei campi scuola quale Marcello Paladini. Purtroppo quest'anno Marcello non poteva prendersi l'impegno per motivi di lavoro. Ecco che si è reso necessario un sostituto."

Chiediamo a Leonardo su quali attività si è svolto il campo:

"Il campo ruotava su una storia inventata, che con i bambini scoprivamo ogni giorno in modo fantasioso. Ogni giorno un messaggio educativo: la generosità, la solidarietà, la rettitudine ed altri. Esisteva un orario della giornata tipo, dove ad ogni ora della giorno corrispondeva un certo tipo di attività. Le attività però cambiavano quasi ogni giorno: giochi a squadre, giochi singoli, attività manuali (lavori con la pasta di sale, pronto soccorso, tiro con l'arco ecc.) e momenti di riflessione e preghiera con i bambini."

Chi collaborava alla organizzazione del campo?

"Io ero il responsabile sotto la preziosa e puntuale supervisione di Don Giancarlo. Poi c'era Mattia Laviosa, anche lui obiettore al Centro Giovanile: è stato un elemento fondamentale ed ha aiutato tutti con un grosso impegno e passione nel lavoro. Ma il vero filtro di tutto erano gli animatori: 12 fra ragazzi e ragazze, dell'età compresa fra i 15 e 16 anni, che hanno dedicato volontariamente 10 giorni al servizio del campo. Erano loro che giocavano, aiutavano, educavano, pregavano con i bambini: era loro il ruolo di trasmettere al singolo bambino e ai piccoli sotto-gruppi i vari messaggi educativi che giorno dopo giorno proponevamo."

"Quello che speriamo è di avere lasciato una qualche impronta sul cammino educativo di questi bambini. Abbiamo semplicemente tentato di "seminare" qualcosa per una loro migliore crescita. Ovviamente il più importante seminatore in tal senso è la famiglia. Ma ciò non vuol dire che alcune esperienze fuori da essa siano dannose. Tutt'altro. Il bambino, al campo, ha dovuto fronteggiare delle piccole (seppur grandi innanzi ai suoi occhi) difficoltà senza l'aiuto costante dei genitori: la mancanza di casa, dei genitori stessi, il doversi adattare a nuove abitudini e soprattutto la difficoltà nell'imparare a stare, lavorare e condividere ogni singolo momento con gli altri. Penso sia proprio qui il principale messaggio educativo: imparare a stare con gli altri in armonia, quell'armonia che con un po' di fede in Gesù ci può riscattare dalle amarezze della vita e far apprezzare ciò che di bello c'è in essa. Quell'armonia che ci fa ridere dinanzi alle difficoltà, ci aiuta a superarle e ci fa dire "Però, come è bella la vita!". Sarebbe bellissimo se tutti i bambini facessero esperienze di gruppo. A lungo termine, credo, verrebbe fuori una società più capace di dialogare anziché di combattere."

Cosa ti è rimasto di più da questa esperienza? " Per ciò che riguarda me stesso, un esperienza di responsabilità che mi ha messo alla prova sotto tanti punti di vista. Si, sono ancora molto giovane, ma alla fine qualcosa di buono è venuto fuori: ho commesso i miei errori e di questo ne faccio tesoro di esperienza. Ma, anche quando ho sbagliato, ho sempre messo il mio sincero impegno nel fare del mio meglio. Per il resto mi rimane l'aver conosciuto molte persone, indispensabili nel loro silenzioso agire, che ringrazio pubblicamente per avermi aiutato: dagli animatori, ai genitori sino a tutte quelle persone che dedicano il loro tempo al mantenimento di quel bel Villaggio.". "Vorrei anche salutare tutti i bambini che erano al mio campo. Voglio salutarli dicendo che sono stati bravissimi e che devono rimanere un po' bambini anche quando cresceranno: continuate a sognare il così detto mondo migliore, perché (nonostante le critiche che potrete ricevere) ciò non ha controindicazioni."

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 1998
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