LUCO, TORNA IN FORSE IL PROGETTO DI RECUPERO
Ex-ospedale, se il comune ci ripensa
Dopo
mesi di silenzio, improvvisamente si è tornati a parlare dell’ex-ospedale di
Luco, alias ex-monastero camaldolese. Opera storico-architettonica di grande
rilievo, da decenni inutilizzata, nonostante le sollecitazioni e le proposte dei
luchesi. Poi, lo si ricorderà, nel
Non solo, gli enti si impegnano a finanziare il progetto: un
milione e mezzo ciascuno Provincia e
Qualche tassello stenta ad andare al suo posto: la Provincia
tarda a stilare i progetti, la vendita è in ritardo perché la Sovrintendenza
indugia a dare l’ok, e
Ora questo silenzio è stato rotto da un’iniziativa dell’Udc
e del gruppo BorgoViva e dalla visita della commissione regionale di controllo.
E sono emerse novità, da parte degli enti locali, non propriamente positive.
Il presidente della
Anche il sindaco evidenzia gli ostacoli: in un comunicato
sottolinea che “occorre ancora sbrogliare nodi fondamentali per dare gambe al
progetto. Ci troviamo d’accordo sul procedere a stralci graduali ma per farlo
bisogna definire il passaggio istituzionale. Inoltre mancano 2 milioni e 600mila
euro, senza contare i costi di gestione del bene negli anni. Forse sarebbe
opportuno arrivare a un punto d’equilibrio, con l’ipotesi di una revisione del
progetto iniziale per un uso parziale della struttura senza compromettere
l’attività didattica”. E qualche giorno prima, quando ancora evidentemente
Bettarini non conosceva le intenzioni e le proposte della Facoltà di Agraria
–poi espresse all’assemblea di Luco dove il sindaco era assente- aveva addossato
alle difficoltà generali dell’Università e ai tagli del governo la
responsabilità della crisi del progetto di recupero dell’ex-ospedale.
Qualche notazione, a questo punto, è d’obbligo.
1)
Lascia stupito questo improvviso sventolare le
difficoltà e i problemi sui costi di gestione e di organizzazione. Forse che i
nostri amministratori, quando nel 2004 sottoscrissero il protocollo d’intesa
sull’ex-ospedale, e poi decisero di mettere in bilancio le somme necessarie, non
avevano pensato che poi ci sarebbero stati dei costi di gestione e problemi
logistici o che sarebbe stato necessario assicurare adeguati collegamenti tra la
città e Luco di Mugello? Tirar fuori questi dubbi solo adesso è strano. O si
vuole trovare le ragioni per far marcia indietro, o si è stati ben poco
previdenti all’inizio.
2)
I dubbi dei luchesi, sempre
più forti, circa la scarsa convinzione del comune, della
3)
Nell’assemblea di metà
novembre l’Università non si è tirata indietro, ha indicato le modalità per non
far fallire il progetto. E’ un’apertura che va sostenuta e integrata. In tal
senso sarebbe utile lavorare seriamente per trovare anche altre attività da
collocare nel grande immobile. Ad esempio la capogruppo di Libero
L’integrazione dei nuovi residenti
IL VICINATO POCO VICINO
La
parola “integrazione” è stata associata, sempre più negli ultimi anni, a temi
inerenti l’immigrazione, le diverse culture, etnie o religioni. Ma guardando
allo sviluppo della maggior parte dei paesi mugellani, potrebbe essere
necessario parlare di integrazione anche in un modo un po’ diverso.
Non sarà sfuggito a molti il tentativo di creare soprattutto nella frazioni, agglomerati e nuovi insediamenti abitativi ad alta densità. Per citare i primi esempi che vengono in mente, è quanto accaduto a Scarperia nelle zone di “Topo” e dei “Crocioni”; a Sant’Agata, Campomigliaio, Vaglia e Fontebuona dove il numero degli abitanti crescerà in breve tempo in modo vertiginoso; ma sulla stessa strada sembrano incamminarsi anche Luco, Grezzano, Galliano e Ronta.
È una legge economica, si sa: se c’è un’offerta è perché spesso (non sempre) c’è una domanda.
E il Mugello sta diventando un luogo appetibile anche per
quei cittadini che, nonostante continuino a chiamare i mugellani “mugellesi” e
li considerino montanari, anche se vivono a meno di
Ora, se non è questa la sede opportuna per muovere alcune
legittime domande ai nostri amministratori sulla effettiva progettualità in
termini di servizi che stimolino non solo a vivere
nel Mugello, ma anche
il Mugello, viene da chiedersi se
anche nelle Parrocchie non debba avviarsi una qualche riflessione. Ci sono forse
esempi concreti e di successo attraverso i quali
Credo invece che anche nelle nostre Parrocchie ci sia bisogno di novità, ma che prima ancora debba crescere una disponibilità alla conoscenza di chi ci vive o ci vivrà accanto. Per far questo servono idee, soluzioni, linguaggi diversi per un’integrazione che non sia solo di facciata o che, riferendosi spesso ai troppo lontani, si traduca in un facile buonismo.
Occorre orientarsi al cambiamento, perché questo avverrà, che si voglia o no, fuori dalla porta di casa nostra.
Letizia Materassi
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2008

