Link alla Homepage
Menu

La copertina di questo mese
La copertina di questo mese
Articoli Società
Comuni
DOPO L'INAUGURAZIONEfaentina3.JPG (6343 byte)

Perché ora
la Faentina
non "deragli"

 

La protesta di Marradi
Una lettera: felici e preoccupati
L'articolo di Guido Molinelli

 

FAENTINA: L'IMPEGNO DEVE CONTINUARE

Non poteva essere altrimenti: la riapertura della Faentina ha fatto versare fiumi di parole scritte e parlate. Troppo a lungo questo evento era stato atteso, sospirato, richiesto con rabbia, per non suscitare tutto questo. Così come non c'è da meravigliarsi -come invece hanno fatto alcuni rappresentanti delle istituzioni locali e regionali-, per il coro di critiche e di preoccupazioni si è levato di fronte a una Faentina non solo incompiuta per cause naturali ("non si può nascere e volare" recita un adagio popolare), ma anche per errori e scelte progettuali incomprensibili e inquietanti, e per una certa ambiguità che resta nell'atteggiamento di alcuni (non solo le FS, ma anche la Regione e il Comune di Firenze): per questo, come cercano di motivare gli articoli in queste pagine, occorre non abbassare la guardia, forti di un primo risultato acquisito, ma consapevoli che la Faentina sarà davvero ricostruita quando sui binari viaggerà un servizio davvero efficiente ed adeguato alle necessità della società mugellana. Altrimenti -e ancora c'è questo rischio- sarebbe la beffa più amara di tutte.

 

All'inaugurazione del 9 gennaio, alla gran festa, Germano Gasperini non c'è voluto andare. Sampierino, ferroviere in pensione, Gasperini in questi anni è stato a lungo in prima linea lavorando per la ricostruzione della ferrovia mugellana, come sindacalista e come amministratore locale. "Ma all'inaugurazione non ci sono andato -spiega- perché, pur valutando come tappa fondamentale la riattivazione della linea, ritengo che non si sia ancora raggiunto il punto di non ritorno. Sul piano dell'infrastruttura sì, ma l'infrastruttura non basta, quello che conta è la gestione. E l'obiettivo di una buona gestione non è certo raggiunto, anche perché il nemico della Faentina continua a non volerla. Così le ragioni di gioia, per una cosa attesa da tanti anni, sono offuscate da preoccupazioni ancora maggiori circa il futuro di questa linea".

Gasperini fredda gli entusiasti: "Non è un punto di non ritorno, perché tra breve si chiuderà la Conferenza dei Servizi sul nodo fiorentino dell'alta velocità, e gli elementi contrattuali che gli enti locali avranno in mano, nei confronti di Governo ed FS -perché non si dimentichi che le FS devono o dovrebbero fare quello che il suo proprietario, il Governo, dice di fare-, una volta chiusa la Conferenza, saranno poca cosa, solo promesse ed impegni tra altri mille".

I nemici della Faentina

Ma chi sono questi nemici della Faentina? "Le FS, senza dubbio: la linea fino ad oggi non è mai stata realizzata perché per le FS è una linea sicuramente passiva, che non dà reddito, e questa preclusione c'è sempre stata. Poi se bisogna dare atto ai comuni, e in particolare a quello di San Piero, alla Comunità Montana e alla Provincia di aver creduto alla Faentina e di continuare a lavorare bene, la stessa cosa non posso dire per Regione e Comune di Firenze". Da sinistra: il sindaco di Borgo San Lorenzo Antonio Margheri, il Presidente della Provincia di Firenze Michele Gesualdi, i macchinisti e il sindaco di San Piero a Sieve Mauro DugheriMa davvero la Faentina sarà passiva? "Non è detto -dice Gasperini-: se i comuni iniziano a impostare lo sviluppo urbanistico tenendo conto di questa nuova presenza, se vi si realizzeranno intorno iniziative, e se naturalmente i treni saranno sufficienti, la Faentina potrà decollare. Non dimentichiamo mai che il trasporto ferroviario è un trasporto a rete, in cui ogni elemento della rete concorre a definire gli altri: come un albero, dove una foglia da sola non ha significato, ma un tronco senza foglie albero compiuto non è. Occorrerà poi fare una valutazione dei costi complessivi, non solo di quelli d'esercizio. Si dovrà pur considerare anche il minor inquinamento, il risparmio nei tempi, il minor congestionamento."

Attenti ai colpi di coda

Gasperini insiste: "Dobbiamo stare in guardia dalle FS: hanno subìto la ricostruzione a causa degli accordi per l'alta velocità (perché, non lo dimentichiamo, senza Alta Velocità non ci sarebbe stata Faentina). Ottenuta l'AV è possibile che i problemi irrisolti vadano in secondo piano, e lasciati irrisolti. E purtroppo i segnali ci sono già. Si pensi all'arrivo a Santa Maria Novella: era previsto per il giugno 1999, e invece slitta al 2000 come struttura e al 2003, forse, come esercizio, e tutti sappiamo che la Faentina attestata a Campo di Marte è zoppa. E se nel luglio 1995 ci si accordò per 20 coppie di treni al giorno sulla nuova linea, da maggio se ne faranno 18. Mi si dirà che la differenza è lieve, ma perché giocare sempre al ribasso? Terzo punto l'elettrificazione: i 35 miliardi necessari sono stati ottenuti, ma le FS stanno ipotizzando tempi storici per realizzare i lavori, per non dire della questione incredibile delle gallerie troppo basse".

Fra l'altro l'errore progettuale, di aver costruito alcune gallerie senza prevedere il passaggio di treni su linea elettrificati, potrebbe perfino costringere ad un'interruzione del servizio: "Oppure i lavori potrebbero esser fatti di notte, durante le ore in cui non passano treni: ma se per lavori fatti fuori esercizio ci vuole un anno, per lavori fatti con la linea in funzione ce ne vogliono tre, e a costi maggiori".

Conclusione: "La situazione -finisce Gasperini- impone agli enti locali una grande vigilanza e un impegno attivo, come e più di prima. Perché il disegno di far "deragliare" la Faentina esiste, e va contrastato in tutti i modi."

SERVIZIO DI PAOLO GUIDOTTI

UN INTERVENTO DA MARRADI

L'Alto Mugello non ci sta

Le notizie apparse in questi giorni sulla stampa relative all'inaugurazione della Faentina, pullulanti di polemiche, a nostro avviso tardive e quindi demagogiche, hanno ancora una volta confermato, ammesso che ve ne fosse bisogno, che la Toscana finisce sulle sponde della Sieve.

Chi scrive non nutre spiccate simpatie per il tanto parlato strappo verso la Romagna, ma deve sinceramente ammettere che la terra che fu dei Medici, in ogni sua forma istituzionale, si è veramente mostrata matrigna verso l'alta Toscana e che matrigna! Bisogna riandare ai tempi del Granduca per ritrovare un po' di attenzione verso le genti dell'Antica Etruria che lambiscono "la patria del Passator cortese". Tralasciando però per un attimo il problema che ci rigaurda da vicino, quello dell'emarginazione, ci permettiamo una considerazione di merito che è insieme una domanda: A chi serve e a chi dovrebbe servire la ricostruita Faentina?

A sentire i sindaci che, a risultato acquisito, si stracciano le vesti (dove'erano prima? Di che cosa hanno parlato nei loro conventicoli istruiti ad hoc) nel piatto così com'è, non accontenta nessuno scombussolando tutto, nuovo e vecchio. A dir della gente, che guarda alla praticità, non migliora, anzi peggiora i servizi, visti nella sua globalità. A giudicar dai programmi d'utilizzo risulta frazionata e non conveniente.

E allora a chi serve? Serve purtroppo a perseguire una politica dei servizi dove il riscontro è spesso "spendere poco e male", detto con tutto il rispetto di quanti, coinvolti direttamente o indirettamente, cercano, a loro buon diritto, di giustificarsi. Ma il problema vero e sempre più grave è che a rimetterci sono sempre le zone più povere, più disagiate, come l'Alto Mugello, tanto da chiedersi non più Toscana o Romagna, ma se è ancora possibile sopravvivere dignitosamente su questi greppi, perché conveniente non lo è più da tempo.

A questo gioco pesante l'Alto Mugello non ci sta, non ci può stare più, perché è venuta meno la forza della rassegnazione. Basta richiamare per sommi capi i gravi disagi a cui è giornalmente sottoposta la gente di questi monti, per capire come la "beffa", poiché beffa è, della Faentina, sia l'ultimo anello di una serie di privazioni.

Le famiglie devono percorrere decine di chilometri per farsi curare e assistere in strutture sanitarie, per far frequentare la scuola ai loro figli, per recarsi al lavoro, per svolgere numerose pratiche, a fronte di scarsi mezzi pubblici e di una rete stradale tortuosa, difficile e non sempre adeguatamente mantenuta. A tutto questo s'aggiunga una ferrovia zoppiante e balbettante e ditemi voi se il gioco vale la candela. Ultimamente poi, quasi a far strada alla Faentina, sono stati soppressi alcuni seggi elettorali, per cui ci si dovrà sobbarcare, per votare, un tragitto di circa 20 km. fra andata e ritorno. Si sperava nella Faentina, sì è vero, che la ripresa del vecchio percorso ferroviario agevolasse la quotidianità dei trasferimenti, speranza vana e senza domani.

DON BRUNO MALAVOLTI
CRESPINO SUL LAMONE

 

 UNA LETTERA
Timori e preoccupazioni
in sala d'attesa

La stazione di San Piero a Sieve il giorno dell'inaugurazione della nuova Faentina (9 gennaio 1999)Il decreto 422 demanda la gestione delle linee di trasporto pubblico locale comprese quelle ferroviarie alle Regione e alla Province, che dovranno gestire e appaltare attraverso gare e in un'ottica del risparmio i servizi di trasporto, questo vale anche per la Faentina. Infatti il servizio di trasporto pubblico si dovrà autofinanziare per il 35% con i proventi dei titoli di viaggio e con una forte riduzione dei costi. La speranza è che non si facciano gare tese solo al maggior ribasso economico, ma si tenga conto anche di standard qualitativi necessari per offrire un servizio sicuro ed efficiente.

Il treno è economicamente più vantaggioso se trasporta un notevole numero di passeggeri a corsa (circa 200) altrimenti è una rimessa visti i costi. Per evitare che la Faentina rimanga un ramo secco e quindi venga chiusa si potrebbe ipotizzare una gestione della linea da parte di vettori diversi da FS che per dinamicità, flessibilità, contratti di lavoro meno onerosi, riescono a fornire servizi efficienti a costi molto più bassi degli attuali, integrando anche il servizio su gomma per agevolare i collegamenti con le stazioni.

Come dipendente di un'azienda esercente trasporto pubblico su gomma, sono molto preoccupato per i risvolti occupazionali del serttore autolinee, in quanto (come si sente ventilare in certi ambienti) se decidessero di tagliare i servizi oggi esistenti sulla tratta San Piero - Firenze, si verificherebbe un esubero notevole di addetti.

Ben venga quindi la Faentina, in quanto se ben gestita offre un buon servizio all'utenza, non inquina l'ambiente in cui viviamo e porta vantaggi economici ai paesi interessati in fatto di commercio, turismo e uno sviluppo delle aziende della zona. Gli enti preposti dovranno però progettare e approntare un piano per il riordino del servizio pubblico che tenga presente un'integrazione ferro-gomma, un buon collegamento con le frazioni e i paesi limitrofi alla linea ferroviaria, l'individuazione dei servizi minimi e quant'altro possibile per scongiurare la perdita di posti di lavoro e mantenere gli standard attuali di occupazione.

GIOVANNI TONOLA
BORGO SAN LORENZO

 

VOLUTA CON IL CUORE, CON IL CERVELLO E CON I DENTI

Faentina, bilancio in attivo

Non ci poteva essere un modo migliore per cominciare l'anno nuovo. In carrozza Signori, si parte! Il treno ci porta finalmente a Firenze passando per Vaglia. La Faentina torna a rivivere. Per il Mugello si chiude una parentesi che lo separava da un pezzo importante della sua storia e della sua civiltà. Gli anni della costruzione e i primi cinquant'anni di vita della ferrovia Faentina sono stati anni di serena operosità per il Mugello, con la ferrovia nacquero e si svilupparono fabbriche, attività economiche e relazioni sociali che hanno segnato per sempre la vita, il costume, il paesaggio di questa terra. Generazioni di studenti, lavoratori, commercianti hanno animato gli scompartimenti e le carrozze facendo la spola su e giù tra il Mugello, l'Alto Mugello e Firenze. Non c'è Mugellano, nato dopo la seconda guerra mondiale, che non abbia sentito rammentare la Faentina nei racconti e nelle esperienze dei propri nonni, dei propri genitori tanto la ferrovia era parte integrante della vita, delle abitudini della gente, del tessuto connettivo della società mugellana. Mutilato di questa arteria vitale dalla cura meticolosa con cui l'esercito tedesco in ritirata fece saltare ponti e gallerie il Mugello ritrova, dopo cinquantaquattro anni, la sua ferrovia, l'unica distrutta dalla guerra che non era stata ancora ricostruita. Una ferrovia voluta con il cuore, con il cervello e con i denti.

Con il cuore e con i denti di chi in tutti questi anni ha combattuto con entusiasmo, con convinzione e con tenacia contro burocrazia, interessi particolari, ostilità preconcetta, ipocrisia politica, perfino contro i rigori della Legge malgrado le delusioni, gli inganni, talvolta anche l'indifferenza.

La nuova Faentina non arriva più direttamente alla stazione di Santa Maria Novella ma a quella di Campo di Marte. Questo compromette già l'efficienza del servizio e impedisce di raggiungere in tempi ragionevoli il centro di Firenze e le zone della periferia dove sono concentrati servizi e posti di lavoro. Gli orari non sono, almeno per ora, congegnati in funzione delle esigenze degli utenti e i tempi di percorrenza sono di fatto più lunghi di quelli dei tempi del Duce; così gli autobus e le macchine, che trasportano un numero limitato di persone, inquinano e ingorgano il traffico, rimangono ancora avvantaggiati rispetto al treno.

A Santa Maria Novella si arriverà, forse, soltanto nel 2003 perché, secondo le Ferrovie, non ci sono binari disponibili e per farci arrivare i Mugellani bisognerebbe sfrattare i pendolari del Valdarno; una guerra tra poveri insomma. Cinquant'anni non sono bastati per pensarci.

L'elettrificazione, prevista e finanziata già con diverse decine di miliardi, è messa in discussione perché alcune delle gallerie sono state ricostruite con la volta troppo bassa e il pantografo di un normale locomotore non ci passa. Incredibile ma vero alle soglie del Duemila.

Una ferrovia voluta con il cuore e con i denti. Ma le insistenze e gli entusiasmi dei cittadini non bastano a garantire la vitalità e la validità di una linea ferroviaria, sostengono i dirigenti delle ferrovie e alcuni politici e sindaci locali fanno eco; certa politica, si sa, non si è mai mossa per logica o per sentimento, solo per calcolo. Si pretende proprio dalla Faentina un pareggio economico di fronte ai bilanci da sempre disastrosi delle ferrovie italiane. Facile far quadrare i conti sulle direttrici nazionali a grande traffico anche quando i moderni supertreni si bloccano improvvisamente in mezzo alla campagna o non succede di peggio. Raggiungere l'efficienza gestionale sulle tratte secondarie è più difficile, certo; su queste però non vale l'ottusa logica ragionieristica dell'equilibrio economico-finanziario. Certi valori sono al di fuori della specifica gestione e il risultato complessivo deve considerare i risparmi collettivi, quelli di chi non usa più la macchina, la diminuzione degli incidenti stradali e il conseguente risparmio della sanità pubblica, il minor consumo di carburante, il minor inquinamento, la puntualità in ufficio o a scuola e, perché no, un po' meno stress per i cittadini alle prese col traffico caotico che ti rovina tutti i giorni il fegato. In treno si può conversare piacevolmente, si può leggere, ascoltare la musica, perfino studiare senza arrivare a destinazione con lo stomaco accartocciato dalle frenate e dalle curve. Ma come si fa a spiegare a chi crede di regolare tutto con la ragioneria e la logica dei costi e dei ricavi che uno dei beni patrimoniali più importanti per i cittadini, al di là del valore monetario, è il livello qualitativo della loro vita?

E' chiaro a tutti che se il treno non sarà più conveniente dell'auto e dell'autobus per arrivare in città la ferrovia non potrà funzionare ma è altrettanto chiaro che se questo dovesse succedere non sarà certo per colpa di chi ha voluto la ferrovia a tutti i costi.

La Faentina è stata voluta col cervello perché rappresenta un'opportunità moderna e irrinunciabile. Un'opportunità per Firenze strangolata dal traffico, per il Mugello e l'Alto Mugello ancora in gran parte da scoprire e da valorizzare come risorsa, specialmente turistica; un'opportunità per riallacciare e rinsaldare antiche relazioni tra la Toscana e la Romagna, l'Adriatico e il Tirreno, un'opportunità per la fantasia e l'iniziativa di chi vorrà investire con spirito nuovo. Un'opportunità ma anche un impegno per le Amministrazioni locali, per le forze politiche e sociali, per tutti i cittadini. Inserita in un sistema integrato di trasporti e rispondente davvero alle esigenze degli utenti la Faentina non risanerà probabilmente lo stato patrimoniale dell'Azienda delle Ferrovie ma sarà un elemento fondamentale per lo sviluppo e il benessere nostro e delle generazioni che verranno. E il bilancio complessivo della sua ricostruzione sarà sicuramente in attivo.

Guido Molinelli

Le foto del servizio sono di Francesco Noferini

© il filo, gennaio 1999

Cerca in questo sito gli argomenti sul Mugello che ti interessano powered by FreeFind
Copyright © 2006 - Best viewed with explorer - webmaster Stefano Saporiti contatti: info@ilfilo.net, Tel. 333 3703408