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Articoli
Società - Temi sociali

FAMIGLIA IN PRIMO PIANO

Riflessioni ed esperienze

 

Il dramma dei fallimenti familiari: parla un’assistente sociale

GLI APPUNTAMENTI MUGELLANI PER LE FAMIGLIE

Le "strade" della famiglia: intervista al pievano di San Piero a Sieve 

Non è semplice parlare di "famiglia": ne parlano i partiti, ma solo sotto elezioni, ne parlano i mass-media, ma quasi sempre per raccontarne le patologie (e tanto fanno che le situazioni anormali e disordinate sembrano invece le più diffuse e praticate). "Il filo", visto che la Chiesa Diocesana ha scelto il Mugello per celebrare quest'anno la Festa della Famiglia, ha provato a chiedere pensieri ed esperienze ad alcune coppie della nostra zona.

Come sta la famiglia oggi?

Giancarlo Vivoli ha cinque figli e otto nipoti: e la sua non è teoria ma esperienza: "Se ripenso a quando mi sono sposato io devo dire che allora la vita era meno complicata, con minori esigenze e più abitudine al sacrificio. Farsi una famiglia comportava già l'idea di rinunciare ad altre cose. Oggi invece i nostri giovani sono più restii alla rinuncia, e talvolta ho la sensazione che al primo posto ci sia lo star bene, il divertirsi. E quando si mette su famiglia oggi tutto deve essere a posto, la casa e la casa ammobiliata, i soldi. Una volta ci si pensava meno: non so se era incoscienza o fiducia nella Provvidenza, ma sicuramente l'amore andava al primo posto, e volendosi bene si voleva prima di tutto stare insieme, e con un letto e un fornello ci si voleva sposare".

Tommaso Scarano che con la moglie Paola vive a Borgo S.Lorenzo da sei anni, rafforza questa analisi: "Purtroppo talvolta si arriva alla decisione di sposarsi non in base ad un progetto d'amore, a un'idea grande di famiglia, ma si parte invece dal presupposto che ormai è tanti anni che stiamo insieme, abbiamo fatto quasi tutto, ormai abbiamo la casa, ormai… Così la famiglia è ridotta alla convenienza dei due, ognuno con il suo ritmo, le sue esigenze; e allora si capisce perché è bene che il figlio sia unico, perché un figlio -ci dicono tanti- richiede spese, limita la nostra libertà. Spesso insomma la famiglia nasce senza basi; anche se, va detto, la cosa consolante è constatare che ci sono coppie che cercano di vivere la famiglia aperta, che hanno il senso della Provvidenza, che sono aperte alla vita e agli altri".

Chiara e Gianluigi Buggia, di Luco Mugello, raccontano la loro esperienza: "Lo sforzo è quello di essere coerenti con i valori cristiani ai quali crediamo e che cerchiamo di trasmettere ai figli. Noi ci ritroviamo spesso con altre famiglie che fanno lo stesso nostro cammino, per cui i bambini continuano a respirare quell'aria anche nello stare insieme ad altre persone che non sono babbo e mamma ma che vivono gli stessi valori".

Giancarlo Vivoli ha qualcosa da aggiungere: "Se la situazione della famiglia oggi non è bella non è però colpa dei giovani, ma semmai delle nostre generazioni, che forse non hanno dato il buon esempio, mostrando poco il vero volto della famiglia. Perché, voglio dirlo, prima parlavo sì di sacrificio, ma è un gioco che vale la candela, in quanto le gioie più belle e profonde vengono dalla famiglia. Se nasce solida. E credo che il matrimonio indissolubile, per tutta la vita, ti dia la forza per andare avanti anche di fronte alle difficoltà: se parti sapendo che si può rompere, che non è un impegno definitivo, allora il rischio di cedere è più grande. Ed anche l'aver tutto e subito, sia sul piano economico che sessuale, è un altro elemento che mina il matrimonio, che ti fa perdere la bellezza dell'impegno e del desiderio".

 

Per una famiglia più salda

Paola prova ad indicare una strada: "Prima di tutto la buona riuscita di un matrimonio è legata alla capacità di continuare a camminare, a maturare continuamente, a crescere insieme, anche nella fede. Io sono innamorata della mia scelta per il matrimonio e la famiglia, e l'ho vissuta con entusiasmo e gioia. Certo mi sconcerta quando qualcuno chiedendomi che cosa faccio nella vita alla mia risposta "Faccio la mamma, faccio la moglie", mi dice: "Allora non fai niente". E' la mentalità del fare carriera, della realizzazione personale soltanto nel lavoro. Ma se il modello è quello cristiano, quello della Sacra Famiglia, la prospettiva diventa molto diversa. Manca insomma la coscienza che il matrimonio è un sacramento, una scelta forte fondata sulla fede".

Chiara e Gianluigi indicano anche loro una "ricetta": "Per la famiglia cristiana il collante è la preghiera, meglio se comunitaria. Poi, per tutti, è fondamentale la capacità d'ascolto e il dialogo reciproco".

E la Chiesa che fa?

Sul ruolo della famiglia nella Chiesa locale le opinioni sono diverse: Gianluigi e Chiara sottolineano che "purtroppo ci si ricorda della famiglia solo in circostanze particolari, vedi sacramenti, dimenticandosi che solo attraverso la sua valorizzazione si arriva ad evangelizzare il mondo. La Chiesa si preoccupa della formazione dei fidanzati in preparazione del matrimonio che non è però un arrivo ma soprattutto un punto di partenza. Sarebbero necessari altri momenti, di preghiera e di incontro, con esperti, rivolti ai genitori. E occorre cambiare mentalità: a livello parrocchiale la famiglia è oggetto e non soggetto della pastorale. Spesso si tende infatti a "dividere" la coppia e ad impegnare il singolo con incarichi che potrebbero essere svolti, con modalità e modi opportuni, dalla coppia, dando una testimonianza di famiglia impegnata".

Ma anche dove gli incontri rivolti alle famiglie si fanno, la partecipazione è spesso deludente: "Oggi più di ieri -commenta Giancarlo Vivoli- il dire e il predicare contano poco: oggi ci vuole l'esempio, e invece si tende a tenerlo nascosto, per un malinteso rispetto umano che fa da barriera alle testimonianze di vita. Anche l'incontro può essere utile, ma solo se crea un rapporto di amicizia che va al di là dell'incontro".

Paola la vede in modo diverso: "Personalmente sono molto orgogliosa di come la parrocchia tiene alla famiglia, di come si impegna: si fanno tanti incontri, tante iniziative. Mi delude invece che il messaggio non venga recepito, o resti in superficie: forse le coppie si fanno travolgere dagli impegni, dal lavoro, e alla fine mancano le energie. Ma anche qui si torna alla mancanza di una scelta di vita. Per me e Tommaso partecipare agli incontri ai quali abbiamo deciso di partecipare è una gioia e un arricchimento: è bello confrontarsi con gli altri, sentire nuove esperienze, capire come si superano certe difficoltà e come si vivono scelte di accoglienza e solidarietà. Certo, forse bisognerebbe diversificare le proposte, perché i bisogni non sono tutti uguali. Ma non credo manchi la "gradevolezza": in queste giornate si chiacchiera e ci si diverte, a volte forse anche troppo. Ed è vero che quando si inizia l'anno con una pizza al Centro Giovanile siamo 200-300 persone, e il venerdì dopo all'incontro se siamo in dieci è tanto. Ma non credo manchi qualcosa alla proposta; manca forse qualcosa dentro di noi, una forte e convinta motivazione personale".

 

 

L'ESPERIENZA DI UN'ASSISTENTE SOCIALE MUGELLANA

Il dramma dei fallimenti familiari

La famiglia, risorsa della società; ma, spesso, sempre più spesso, anche problema della società. Lo sanno bene le assistenti sociali che operano anche nei nostri comuni. Ad Elena Re, assistente sociale al comune di Barberino di Mugello abbiamo domandato quale sia la situazione, dal suo osservatorio.

"Non ci sono cifre -risponde- ma è sicuramente alto il dato delle separazioni, che risultano in sensibile crescita. Molte persone vengono da noi per chiedere come si deve fare, e come ottenere il patrocinio gratuito". L'assistente sociale nota come i cambiamenti epocali abbiano lasciato la famiglia assai più fragile: "Da una parte la vecchia famiglia patriarcale ormai non c'è più; dall'altro la grossa ondata di immigrazione ha portato tante famiglie giovani e sole, ovvero senza zii e nonni, e spesso poco integrate. Ciò significa la perdita della tradizionale rete di solidarietà, rispetto ai diversi bisogni familiari. In passato i genitori trovavano sostegno all'interno della casa per tante necessità quotidiane, a cominciare dall'educazione dei figli: a volte deboli capacità genitoriali potevano essere sostituite dai nonni. Molto spesso infatti le famiglie naufragano proprio sui problemi quotidiani, a cominciare dalle difficoltà economiche. Ho una casistica altissima di donne separate a cui il marito non corrisponde più gli alimenti, e c'è perfino chi si licenzia per non pagare più gli alimenti alla moglie. E tutto questo significa rottura definitiva, con la prospettiva di non veder più i figli. E dire che la famiglia ha proprio il significato di saper mettere insieme le energie, per superare le difficoltà". Poi c'è un'altra causa di rottura, anche questa in forte crescita: "Quando lui o lei, hanno una storia con un altro; e spesso uno dei due decide di mollare".

Qualche consiglio in caso di difficoltà? "Cercare aiuto, non chiudersi in se stessi, cercare qualcuno, uno psicologo, un mediatore familiare che ti aiuti a rileggere quello che è comunque un fallimento, per capirne le motivazioni e non fare più gli stessi errori. E' bene fermarsi a riflettere. E poi non si dimentichi che anche in caso di rottura si rimane padri e madri. Questo è molto importante: occorre farsi aiutare nella gestione dei bambini, che non vanno mai strumentalizzati, e nel rapporto con l'ex-coniuge: trovare il modo di stabilire un rapporto non conflittuale aiuta anche i figli a vivere in un modo più accettabile quello che resta comunque un evento traumatico."

 

LE "STRADE" DELLA FAMIGLIA

A don Luca Niccheri, pievano di San Piero a Sieve e vicario foraneo della zona Mugello Ovest (Scarperia-San Piero-Barberino) abbiamo rivolto qualche domanda sulla "questione famiglia" nella nostra realtà locale.

Cominciamo chiedendo un pensiero sullo stato di salute dell'"istituzione famiglia" a San Piero a Sieve e in Mugello.

Anche a San Piero, naturalmente, si vivono processi ben più generali. Riguardo al nostro tema: nella nostra società un numero crescente di famiglie vive una crisi di fragilità e aumentano i segnali di inadeguatezza rispetto al loro ruolo, insostituibile, di prima cellula della società e di fondamentale agenzia educativa dei figli.

Questo fenomeno è più evidente nelle città, dove l'isolamento delle famiglie è maggiore e di conseguenza esistono meno occasioni di sostegno quando si verificano crisi coniugali, quando le scelte educative nei confronti dei figli si fanno difficili, o anche quando i figli hanno bisogno di un sostegno esterno a causa di un clima familiare deteriorato, per citare solo i casi principali.

Qui a San Piero ci sono almeno due categorie di famiglie: quelle formate da sampierini, o anche mugellani, di seconda (o più) generazione che possono contare su solidarietà familiari e su un tessuto di rapporti in grado di sostenerli nei momenti di crisi; quelle poi formate da immigrati recenti, magari pendolari che mantengono lavoro e amicizie nell'area fiorentina, che vivono un isolamento paragonabile a quello della città. Purtroppo la quota di isolati sembra destinata a crescere, e quindi i problemi ad aumentare. Apprezzo molto alcuni segnali che provengono dall'Amministrazione Comunale, come la partecipazione al "Progetto Tutor" e la costituzione di un gruppo di lavoro sul disagio giovanile, anche se quest'ultimo procede un po' troppo a rilento.

Altre iniziative sono possibili, ad esempio ritengo indispensabile una forte, condivisa e coordinata iniziativa che miri a coinvolgere nel tessuto di relazioni paesano le nuove famiglie man mano che arrivano. Anche in questo la Pieve saprà fare la sua parte.

 

Quali strade dovrebbe percorrere la famiglia per trovare, o ritrovare, la sua saldezza?

Mi vengono in mente tre risposte.

1. Rafforzare la solidità personale: solo persone interiormente forti riescono a superare gli inevitabili momenti difficili che una famiglia incontra.

2. Inserirsi in un tessuto di relazioni in modo da scambiarsi favori, pareri, conforto e sostegno e non essere soli di fronti alle situazioni e ai problemi.

3. Ancoramento a Cristo: è lui la roccia su cui fondare la casa. Forse oggi l'indicazione evangelica più urgente da riproporre è quella del perdono. Senza capacità di perdono nessuna famiglia può durare nel tempo.

Che posto ha la famiglia nella realtà ecclesiale? Quali ostacoli ad un maggior coinvolgimento e come superarli? Qual è lo specifico della famiglia nella vita della Chiesa?

Viviamo un clima di individualismo, che ha contagiato anche le scelte ecclesiali e questo è negativo. D'altra parte oggi le famiglie composte da un coniuge dichiaratamente credente ed uno dichiaratamente non credente sono un numero impensabile fino a 10-15 anni fa: questo rende difficile modellare ruoli specifici sulla famiglia odierna.

Vedo comunque insostituibili due ruoli della famiglia nella vita della Chiesa. Il primo è quello di segno: l'amore coniugale è segno dell'amore di Cristo per la Chiesa, le relazioni di amore in famiglia sono segno dell'Amore trinitario. Questo porta la famiglia ad essere modello per le relazioni ecclesiali (del resto siamo Fratelli perché Figli di un unico Padre, una terminologia familiare!), soppiantando altri modelli che sanno di burocrazia o di efficientismo.

Il secondo è quello di educazione alla vita e alla fede dei figli, senza deleghe in bianco né alla scuola né al catechismo né alle associazioni sportive: i genitori sono e restano i responsabili della crescita dei figli sotto ogni dimensione.

 

LA FESTA DIOCESANA IN MUGELLO

FAMIGLIE IN FESTA

Il Mugello accoglierà nel pomeriggio di domenica 19 aprile la festa diocesana della famiglia che per la prima volta verrà celebrata fuori dalle "mura" della città: alla presenza del Cardinale Piovanelli, famiglie provenienti da tutta la diocesi si troveranno per pregare e fare festa insieme. Dopo la concelebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale nella Pieve di Borgo, al Centro giovanile si svolgeranno dei giochi organizzati dal Gruppo Scout e una merenda-cena concluderà l'incontro.

"La Pasqua è l'esaltazione dell'amore e vicino ad essa, il giovedì santo, si "festeggiano" coloro che hanno deciso di rispondere alla vocazione all'amore con la verginità. Con il Cardinale - spiega Sandro Manzati del Centro famiglia della Diocesi - abbiamo pensato opportuno festeggiare, sempre vicino alla Pasqua, anche l'altra grande risposta alla vocazione all'amore, quella del matrimonio. Poteva essere celebrata in molti modi: abbiamo scelto di farlo con una festa, al centro della quale c'è la celebrazione eucaristica con il rinnovo della promesse nuziali e che si conclude con un momento di fraternità. La famiglia, genitori e figli, si ritrovano insieme al Vescovo per festeggiare il matrimonio. Dopo alcuni anni in una parrocchia fiorentina e lo scorso anno, in occasione del settimo centenario di Santa Maria del Fiore, in Cattedrale, la "casa" per eccellenza, abbiamo ritenuto necessario uscire, rivolgerci ad altre zone della Diocesi, ad altre realtà familiari: ciò porta ad un arricchimento reciproco. Se poi l'occasione di ospitare queste iniziativa è, come mi pare di capire stia accadendo qui in Mugello, l'occasione per dare il via ad un cammino che coinvolga, sui temi della famiglia, tutta la zona, questo è un ulteriore conferma dell'opportunità e validità della scelta fatta". Risponde al vero la sensazione di Manzati: dal gennaio scorso si è infatti attivato un gruppo composto da coppie che rappresentano tutte o quasi le parrocchie della zona pastorale che sta curando l'organizzazione della festa stessa ma anche la preparazione ad essa. E' stato predisposto un cammino di avvicinamento al 19 aprile che prevede incontri in ogni parrocchia su di una traccia preparata da Mons. Dino Nuti, responsabile della pastorale familiare della Diocesi di Fiesole, i risultati dei quali verranno approfonditi il giorno 16 aprile a San Piero in un incontro pubblico guidato da Mons. Nuti stesso mentre per domenica 22/3 a Borgo, Don Adriano Moro, guiderà una riflessione sul tema "La relazione di coppia, strada all'educazione". Come tappa successiva è stata scelto un pellegrinaggio alla Madonna dei Tre fiumi.

"L'ospitare la festa diocesana ci è di stimolo - spiega Marcello Paladini che del gruppo è il coordinatore - nel tentare di intraprendere un cammino sul tema importante della famiglia. Ecco il perchè degli incontri del 22 marzo e del 16 aprile, quest'ultimo con il lavoro di preparazione parrocchia per parrocchia, e del pellegrinaggi. Il nostro obiettivo è quello di fare di questa festa un punto di partenza per impostare un cammino di pastorale familiare nella nostra zona".

 

 

 

GLI APPUNTAMENTI PER LE FAMIGLIE

domenica 22 marzo '98 ore 15,30:

Centro Giovanile - Borgo San Lorenzo

"LA RELAZIONE DI COPPIA: STRADA ALL'EDUCAZIONE"

relatore Don Adriano Moro

giovedì 16 aprile '98 - ore 21:

sala parrocchiale Pieve di San Piero

"CAMMINARE INSIEME"

relatore Mons. Dino Nuti

domenica 19 aprile '98 ore 16:

RITROVO a Borgo

ore 16,30S. MESSA nella Pieve di Borgo

celebrata dal Card. Silvano Piovanelli, arcivescovo di Firenze

ore 17,45 - Centro Giovanile del Mugello

momento di FESTA CON GIOCHI ed intrattenimenti vari per le famiglie

ore 19:

MERENDA-CENA

Servizio di Giacomo Ossadi e Paolo Guidotti

© il filo, marzo 1998

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