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La ricerca                          Un commento del Pievano di San Piero a Sieve

Un anno di interviste, ben 135 domande, a un campione "scientifico" di 130 borghigiani, con una successiva analisi statistica: Simona Scottiè questa la base della ricerca sociologica sui "Labirinti del sacro" condotta da Simona Scotti, come tesi di laurea, nell'ambito di un più ampio progetto di ricerca elaborato dal Dipartimento di studi sociali dell'Università di Firenze dal titolo "Memoria, religione, identità". Qui riportiamo alcuni stralci, tratti della presentazione del lavoro, effettuata dalla stessa Scotti. Offrono uno spaccato interessante, e crediamo anche stimolante per una riflessione. Che vorremmo, se qualcuno avrà interesse e voglia di scrivere, estendere anche ai prossimi numeri del giornale.

 

LA RICERCA SUI "LABIRINTI DEL SACRO" 
A BORGO SAN LORENZO" IN SINTESI

L'APPARTENENZA C'E'

Il panorama che affiora relativamente alla dimensione dell'appartenenza mostra che il cattolicesimo costituisce l'elemento fondante dello scenario dell'appartenenza religiosa: Anni '70, processione a Sagginale. Il parroco è don Antonio Giacomelli la grande maggioranza degli intervistati si colloca esplicitamente all'interno del cattolicesimo (65%: 39% cattolici, 26% cattolici a modo mio, 5% cristiano, 6% dubbioso, 5% ateo, 7% indifferente alla religione). A collocarsi nell'ambito del cattolicesimo sono ancora oggi più numerose le donne rispetto agli uomini.

 

IN CHE COSA SI CREDE

Sulla base di quanto emerso relativamente alla dimensione dell'appartenenza abbiamo voluto indagare sui contenuti della credenza dei nostri intervistati e sul livello di corrispondenza tra queste due dimensioni.

Gli indicatori utilizzati riguardano in particolare la cristologia e l'escatologia.

In riferimento ad alcune verità di fede fondamentali per la religione cattolica si nota, all'interno del nostro campione, che i livelli di credenza appaiono diversificati. Anche muovendoci nell'ambito del cattolicesimo affiora una differenziazione interna che diviene particolarmente evidente ponendo a confronto i risultati relativi alla condivisione di alcune verità di fede tra cattolici e cattolici a modo mio.

Fanno registrare ancora una considerevole tenuta le credenze relative al dogma dell'Incarnazione, della Ss. Trinità e della vita ultraterrena. Meno condivisa la credenza nella resurrezione della carne e nell'inferno. Relativamente alla concezione di uomo e natura si nota uno slittamento, soprattutto tra i cattolici a modo mio, verso la condivisione di credenze diverse (l'uomo è parte di un ciclo cosmico universale: 30%). La variabile età risulta determinante nella definizione dei livelli di credenza: sono le persone più anziane del nostro campione a mostrarsi maggiormente conformi rispetto al cosmo simbolico proprio del cattolicesimo.

 

LA SPIRITUALITA' E I RITI: MESSA E PREGHIERA

Il 28% degli intervistati afferma di frequentare regolarmente la messa domenicale (ma sono solo il 6% nella classe di età 18-25 anni, il 17%, tra i 26 e i 35 anni, il 24% tra i 36 e i 55 anni, il 44% tra i 56 e i 75 anni e il 46% gli ultrasettantacinquenni. Inoltre il 63% dei giovani tra i 18 e i 25 anni dichiara di non andare "mai" alla Messa).

Ancora, il 70% degli intervistati afferma di pregare. E circa il significato della preghiera si hanno due posizioni emergenti:

1) è l'espressione di un bisogno interiore;

2) è una raccomandazione al Signore.

Si prega per due cose in particolare:

1) la salute;

2) per ottenere aiuto nel momento del bisogno.

 

FEDE E VITA: I GIUDIZI MORALI

 

Relativamente alla domanda "quanto la religione incide sulla sua vita?" il 69% del campione afferma che la religione offre un quadro di riferimento per l'esistenza.

Ma quanto incide in realtà questa religione nella vita degli individui?

Abbiamo sottoposto a giudizio etico una serie di indicatori in modo da evidenziare quelle esperienze che da un punto di vista etico affiorano come significative e di valutare l'influenza dell'etica cattolica nelle opzioni del vivere quotidiano.

Ciò che affiora è che i nostri intervistati esprimono un forte giudizio di disapprovazione per quei comportamenti a forte impatto pubblico che hanno gravi ripercussione sulla collettività. Per contro emerge, nell'ambito della morale privata una sorta di permissivismo generalizzato che diviene particolarmente evidente nella sfera della morale privata per eccellenza: la morale sessuale e familiare. Anche l'autoidentificazione religiosa non costituisce un fattore discriminante. Semmai alcune differenze di rilievo si registrano analizzando l'andamento del fenomeno in relazione alla variabile età: a porre alcune riserve sono le persone più anziane del nostro campione.

Come già emerso da altre ricerche si ha l'esigenza di autonomia dalle direttive della chiesa cattolica in ambito di morale privata anche da parte di coloro che, da un punto di vista religioso, si sono collocati ad essa vicini. Ben al di là delle credenze e dei paradigmi connessi alla religione di chiesa dominante ciò che affiora è il richiamo alla coscienza individuale nello stabilire, in campo etico, cosa è giusto e cosa non lo è.

CONCLUSIONI: Oltre le tipologie religiose

Come abbiamo avuto modo di osservare i dati sembrano confermare che anche nella realtà in esame la religione di chiesa dominante offre un bagaglio comune di simboli e credenze alla maggioranza delle persone, anche se non sembra entrare a pieno titolo nella vita della maggior parte degli individui.

La poliedricità di questo cattolicesimo si ripiega su un orizzonte rurale fondato per secoli sulla centralità del ruolo della parrocchia: una realtà pregnante che affiora con forza nei ricordi di alcuni intervistati. Sono le persone più anziane del nostro campione le sole per le quali, forse, la memoria costituisce ancora un importante veicolo per il ritrovamento del sé.

A questo punto ci siamo chiesti se era possibile rintracciare alcuni elementi trasversali che , oltre le autoidentificazioni, contribuiscono a costituire una piattaforma di senso nell'esistenza degli abitanti di Borgo San Lorenzo. Ecco allora alcuni dati emergenti.

Il 95% del campione afferma di essere contento della propria vita concepita come l'ambito spazio-temporale in cui concretizzare i propri progetti, la propria autorealizzazione (la vita è quello che noi costruiamo: 89%). Ho parlato di ambito spazio-temporale perché anche il tempo gioca un ruolo determinante nella messa in atto dei progetti degli individui e pone interrogativi alla grande maggioranza del campione.

L'agire e l'operare rendono atto della nostra presenza nel mondo e si trasformano in una pulsione a dominare il tempo.

L'esperienza del limite (malattia, morte) viene affrontata in termini immanenti. Si ricerca il contatto, la prossimità, la solidarietà, quelle relazioni affettuose, calde, personalizzate di cui il 95% del campione rivendica l'importanza.

Fra le cose più importanti emergono la famiglia e più in generale la sfera degli affetti e dell'amore.

La famiglia è ambito per la propria personale realizzazione, è il luogo dove l'individuo trae energia per affrontare le prove della vita.

La famiglia viene ad essere per molti l'ampliamento di sé a livello sociale e la proiezione di se stessi nel tempo.

Tutto questo non sfocia, almeno a livello teorico, in un esasperato individualismo familistico: non mancano i riferimenti al valore della solidarietà, alla necessità del dedicarsi agli altri, all'importanza di amare il prossimo.

Scarsi i riferimenti ai fattori edonistico-materialistici: nell'amicizia non si ricerca il divertimento, ma la possibilità di comunicare e soprattutto di essere compresi, un rapporto basato sulla sincerità e sulla lealtà.

La cura del corpo è finalizzata al raggiungimento di un buono stato di salute.

Il denaro è considerato importante magari per affrontare con un po' di serenità le necessità della vita.

E dopo? L'anelito è quello ad una vita ultraterrena da trascorrere, magari, con i propri cari.

Emerge in definitiva un orizzonte contrassegnato dall'esigenza di trovare nell'hic et nunc le proprie ragioni di vita e in questo percorso il soggetto sente di volta in volta l'esigenza di intessere quelle relazioni calde, affettuose, personalizzate che testimoniano dell'importanza dell'affetto nella vita sociale.

Dal questionario non emergono gli aspetti più oscuri che, insieme agli altri, contribuiscono a caratterizzare, in un contesto sociale, le relazioni interpersonali. Contro allo stare insieme senza impegno, al pettegolezzo, alla maldicenza, all'egoismo e all'individualismo esasperato, le dichiarazioni dei nostri intervistati suonano come un'aspirazione a quei valori di cui almeno a livello teorico, a Borgo san Lorenzo, si riconosce l'importanza.

Simona Scotti

 

 

UN COMMENTO DEL PIEVANO DI SAN PIERO, 
DON LUCA NICCHERI

Sorpresa no, stimolo sì

"Questi risultati della ricerca non sono assolutamente una sorpresa: in larga parte essi coincidono con l'impressione e l'esperienza che viene dal contatto quotidiano con la gente. No, non sono davvero sorprendenti": non si meraviglia dei dati contenuti nella ricerca sociologica di Simona Scotti dedicata all'identità religiosa nella nostra zona il pievano di San Piero a Sieve don Luca Niccheri. Gli intervistati sono borghigiani, ma è evidente che i risultati possono benissimo estendersi a tutto il Mugello: "Non vi è dubbio -nota don Luca-: si tratta di una ricerca interessante, perché rispecchia la realtà, ed offre un contributo documentato sui modi con i quali si vive e si pensa la fede".

Semmai il pievano ha un rilievo da fare: "L'esperienza quotidiana ci fa notare anche un altro dato, che il lavoro di ricerca non rileva: quello della presenza nel nostro territorio di persone di altre religioni. Ci sono islamici, testimoni di Geova, buddisti. Ma forse è stata una scelta della ricerca non soffermarsi su questo aspetto".

Don Luca prova a fare alcune sottolineature: "Innanzitutto mi pare emerga l'esistenza di un senso di appartenenza tutto sommato piuttosto ampio. E in parallelo emerge la necessità di un grosso lavoro da svolgere per dare contenuti più precisi a questa appartenenza. Ritengo che il senso di appartenenza sia un importante terreno sul quale lavorare. Che sia preferibile un terreno vergine per proporre una prospettiva di fede, lo credo poco, pur conoscendo missionari che nei "terreni vergini" fanno grandi cose. Certo il terreno vergine evita la fatica di chiarire gli equivoci, di dover 'purificare' certi atteggiamenti. Ma una base di relazioni, una comunanza di senso è importante. Anche se magari ci sarà bisogno di ri-orientare".

Certo, alcuni dati sconcertano: che molti degli intervistati che si dicono cattolici non credano alla risurrezione è fatto strano. "Non vi è dubbio, perché non vi è cristianesimo senza resurrezione. La sfida è questa: dare nuovo spessore, nuovi contenuti, a un'appartenenza più di tipo emotivo e culturale".

In che modo? "Io credo che sia importante trovare terreni d'incontri a 360 gradi. Ovvero occorre valorizzare i punti di contatto, valutando situazione per situazione. Per alcuni può essere la passione per gli altri: da lì può nascere la base di un'amicizia e di un rapporto, dove poi la fede trovi un posto. Può essere la condivisione di un senso di appartenenza, per altri può essere la comunione sacramentale... Si tratta insomma di sfruttare ogni appiglio, perché non esiste né una soglia minima né una porta d'ingresso predefinita. In particolare il sacerdote, ma più in generale il credente, è chiamato a relazionarsi con ciascuno, tendendo a una crescita che sarà sempre reciproca, perché non c'è nessuno, neppure il sacerdote, che ha soltanto da insegnare: tutti siamo chiamati ad imparare".

E' un rapporto allarmante, per le "anime" mugellane? Il pievano di San Piero non risponde subito. "Ci fa più consapevoli del lavoro che c'è da fare. Se si può andare a letto tranquilli, dopo averlo letto? Io direi di sì. Per una ragione: perché sappiamo che la storia è nelle mani di Dio, e che siamo in una realtà nella quale Dio agisce, la realtà che Dio ci dà da vivere oggi. Non sono allarmato dunque, ma stimolato sì, è senz'altro un utile richiamo, che offre una direzione più chiara".

Altra parte che fa molto riflettere è quella relativa ai "peccati". Su questi esiti Don Luca ha qualche perplessità: "Che vi sia una tendenza a sottolineare fortemente i peccati a maggior impatto pubblico mi torna. Mi convince meno il complesso, o forse la domanda è mal posta. Qui risulta che tutta la morale sessuale è messa in secondo piano. La tendenza è questa, ma non mi sembrava così forte ed evidente. Può darsi che da parte nostra non si parli più a sufficienza dell'argomento sessualità. Forse c'è una sorta di pudore, di ritrosia. Di sicuro va ritrovato un linguaggio. Perché il linguaggio di ieri aveva molti limiti, ed è entrato in crisi, ma nello stesso tempo si stenta a trovarne uno nuovo. Cos,ì avvertendo come inadeguato l'approccio al problema, spesso si lascia perdere".

 

il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2001
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