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La copertina di questo mese
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I MOTIVI DELL'AUTOIDENTIFICAZIONE

I mugellani e la fede

Processione a San Cresci, anni '80, con don Antonio Giacomelli. Foto di Mario CalzolaiNel numero precedente abbiamo illustrato in modo ampio gli esiti di una ricerca sociologica effettuata da Simona Scotti, sui "Labirinti del sacro. Memoria, religione, identità", attraverso interviste a un campione di 130 borghigiani.

Nel riproporre l'invito, rivolto ai nostri lettori, a commentare i risultati di tale ricerca, proponiamo questa volta alcuni brani di intervista raccolti durante l'indagine (per tutelare la privacy degli intervistati, sono stati utilizzati nomi di fantasia).


Fra coloro che si autodefiniscono cattolici riportiamo la testimonianza di Bianca, 78 anni, che afferma:

La sento proprio questa cosa. Me l'hanno saputa dare, io l'ho ricevuta e l'ho in me in una maniera che non ci sono tentennamenti.
Anche Antonio, 69 anni, dice:

Sin dall'infanzia mi hanno insegnato a frequentare l'ambiente cattolico. Una volta adulto mi sono trovato bene ed ho continuato ad osservare la religione cattolica.
Si autodefinisce cattolico anche Marcello, 37 anni, che motivando la sua autoidentificazione religiosa dice:

Sono cattolico praticamente per la società stessa. Da noi tutti hanno come riferimento Nostro Signore. Probabilmente se fossi nato in posti musulmani ti avrei risposto che ero musulmano. Per cui si può dire che sono cattolico per cultura.


Fra quanti si sono autoidentificati nella tipologia dei "cattolici a modo mio" è interessante la testimonianza di Bruno, 38 anni:

Gran parte della religione cattolica la condivido a cominciare da tutto quello che riguarda il Papa. Se uno non pensa che sia legittima la figura del Papa non si può ritenere cattolico. Al di là della moda che tutti parlano bene del Papa, io ci vedo una funzione di guida, un esempio per tanti aspetti così come vedo la stessa cosa in tanti altri cattolici più o meno conosciuti, più o meno nascosti. Mi riconosco in questi cattolici che vanno incontro agli altri, che cercano di essere ecumenici, che pregano insieme ad altre confessioni. In altri, che invece sono più chiusi, proprio non mi ci ritrovo, oppure nell'eccessivo dar peso ai precetti: non si può fare la comunione se non siamo confessati, non si può far questo, non si può far quello! Io mi sento poco cattolico perché se si sta dietro a quello che ti dicono per definirsi veramente cattolico si dovrebbero seguire quelle indicazioni. Ecco perché non mi ritrovo e credo che siano tanti che la pensano come me.
Significativa, sempre fra i "cattolici a modo mio", anche la risposta di Serena, 38 anni:

Sono continuamente in lotta con Dio. Sono continuamente a paragonare la mia vita con quella che lui mi offre, quindi io non sono una buona cristiana, una buona cattolica. Penso di poter fare del bene, ma non lo faccio fino in fondo, penso che questo Dio sia giusto, ma nello stesso tempo credo che dia troppo a tanti e poco agli altri; di conseguenza sono sempre in conflitto, sono sempre a pensare a un Dio giusto in tutto, ma un Dio giusto non c'è!.
Interessante fra coloro che si definiscono "religiosi a modo mio" la testimonianza di Leopoldo, 66 anni:

Penso che nell'uomo possa esserci qualcosa di spirituale, anche se non mi riconosco in nessuna di quelle costruzioni teologiche che sono state immaginate dalla comparsa dell'uomo sulla terra in poi. Come ho già detto prima è religioso chi ama il prossimo suo come se stesso. Io il prossimo vorrei amarlo, non so se ci riesco, ma sicuramente lo rispetto e quindi a modo mio penso di essere religioso.


Fra quanti si sono detti dubbiosi, Giacomo, 29 anni, afferma :

Mi definisco dubbioso perché sento senz'altro un contrasto tra come sono stato cresciuto e come razionalmente ho fatto le mie scelte. Comunque i valori che mi sono stati inculcati o comunque certi meccanismi non è che li abbia superati del tutto, rimangono. L'aspetto religioso che più rimpiango è quello della meditazione, della riflessione.


Rolando, 56 anni, giustifica così il suo sentirsi ateo:

Ritengo che al di là dell'uomo poi la religione sia solo un fatto per giustificare tante paure, tante angosce e tanti comportamenti del genere umano. Quindi la religione serve più come giustificazione che non come fatto reale. Ecco perché sono ateo. Credo che ogni individuo debba avere un comportamento al di là di regole imposte o dettate da varie religioni.


Tutti coloro che si sono definiti indifferenti alla religione affermano: "La religione non mi interessa". Aggiunge le seguenti motivazioni Emma, 50 anni:

È una di quelle cose della vita che ormai sono lontane, quindi non mi influenza più né positivamente, né negativamente.
Simona Scotti
il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile-maggio 2001
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