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Le fornaci Brunori
Ingrandite, allargate nei capannoni, innalzate le ciminiere, installati i famosi forni per la cottura – sistema Hoffman – le fornaci davano lavoro a circa 300 operai senza contare l’indotto: barrocciai poi camionisti, renaiuoli, falegnami, meccanici, elettricisti, artigiani. Una grande risorsa per la nostra cittadina. Così scriveva nel 1906 il giornale della Camera di Commercio ed Arti di Firenze: “ L’industria laterizi sorta occasionalmente in Borgo San Lorenzo durante la costruzione della linea ferroviaria, con l’impianto di una fornace comune, la quale pareva destinata a scomparire col cessare dell’occasione che l’aveva creata, ha invece attecchito con un incremento progressivo superiore a qualsiasi speranza, ed è così importante che da circa un anno sorsero nuovi e spaziosi corpi di fabbrica per l’ampliamento della fornace, per l’impostazione del nuovo macchinario e per l’impianto dell’energia motrice a gas povero, capace di oltre 40 cavalli di forza. Nei mesi di maggior lavoro la fornace impiega più di 200 operai ed impiegati; ha triplicato la sua produzione che è nonostante inferiore alle crescenti richieste…” Morto nel 1907 a soli 54 anni Antonio Brunori, le fornaci vennero rilevate dai figli Onorato e Aldo e con questi due fratelli l’incremento fu veramente vistoso negli anni ’20 e ’30 (Onorato poi si ritirerà da Borgo per andare a dirigere la fornace di Bubano), anzi nel 1929, durante la crisi mondiale, colossi industriali tedeschi come la Krupp e la Orestein Koppel si avvalerono dei laterizi mugellani, ottimi e resistenti, dato che in quel periodo la Fornace Brunori era la più grande escavatrice di argilla d’Europa: si raggiunsero i 400 operai.
Non è mai mancata una sola “marchetta” sui libretti degli operai ed impiegati e questo è stato un fiore all’occhiello di questa famiglia , onesta e con la coscienza di aver fatto il proprio dovere fino alla fine. Purtroppo l’inarrestabile crisi dell’industria dei laterizi e l’obsolescenza degli impianti delle fornaci portarono fatalmente al tracollo di questa gloriosa industria mugellana. Intuibile il dramma di Aldo Brunori, che alla fine dei suoi giorni era costretto ad assistere alla demolizione di tutto ciò che aveva faticosamente creato da una intera vita. L’ultimo schiaffo morale fu la demolizione delle monumentali ciminiere; come l’Inghilterra insegna, sarebbero state un monumento, come archeologia industriale, al “lavoro”, nel ricordo cioè di un secolo di storia che ha caratterizzato il nostro Mugello. Ma, nonostante alcune petizioni, non ci fu niente da fare. E come le Logge dei Marroni, l’Oratorio della Madonna delle Cale , il Parco della Rimembranza ed altre testimonianze storiche, artistiche e sociali, anche le ciminiere sono sparite. Aldo Giovannini Foto Archivio fotografico Aldo Giovannini |
| il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile 2002 |


Il
9 gennaio ’99 nell’entusiasmo generale per l’inaugurazione dopo
tanto tribolare della ricostruita ferrovia “Faentina” da Firenze a
Borgo San Lorenzo (in verità non ancora del tutto attivata per i treni a
S. Maria Novella), l’amico Gian Paolo Brunori distribuiva ai presenti un
piccolo catalogo di poche pagine con alcune immagini relativo alle Fornaci
Brunori; era una breve ma intensa storia di quello che è stato il lungo
collegamento produttivo e lavorativo fra le stesse Fornaci e la costruenda
ferrovia “Faentina” nella seconda metà dell’800. Ed era giusto che
tanti amministratori e politici presenti per l’inaugurazione venissero a
conoscenza di quello che sono state le Fornaci Brunori nel contesto
imprenditoriale del Mugello in generale e di Borgo San Lorenzo in particolare:
dall’innalzamento delle ciminiere all’inizio della lavorazione dei
laterizi; dalla fatica e dal sudore di centinaia di operai, uomini e
donne, alla piena efficienza produttiva ed infine al decadimento e alla
dolorosa chiusura. Un secolo che resterà indelebile nelle pagine di
storia del nostro Mugello, così come resterà nella storia quella
famiglia Brunori, venuta dalla vicina Romagna per impiantare una fabbrica
che è stata l’asse portante per il lavoro della nostra terra in un
periodo di arretratezza in quasi tutti i settori, nel rapporto tra
proprietari e subalterni.
Dunque,
ad Antonio Brunori (1837-1907) proprietario a Bubano in provincia di
Bologna di alcune fornaci di laterizi, pervenne una committenza da parte
della Società delle Ferrovie Centrali per fornire di mattoni e laterizi
la costruenda ferrovia “Faentina” (1880). Aprì così una piccola
fornace nel comune di Vicchio fra Fornello e la galleria degli Allocchi,
ma dopo qualche anno questa fabbrichetta risultò insufficiente e fu
deciso la costruzione di un nuovo stabilimento a monte di Borgo San
Lorenzo
Sposatosi
nel 1927 con Tecla Borri, figlia del Cav. Maurizio Borri, già sindaco di
Borgo San Lorenzo ai primi del ‘900, il dottor Aldo Brunori, padre di
Raffaella, Maddalena, Antonio, Fernando, Gian Paolo e Giovanni, dovette
sostenere notevoli difficoltà:
Poi
il dopoguerra portò un periodo di grande floridità per la ricostruzione
della Toscana e di parte d’Italia, ma anche momenti di crisi che
portarono a scioperi e violenze (una notte il dottor Brunori fu legato ad
un albero da ignoti mascalzoni) e rivendicazioni salariali, sempre onorate
fino all’ultima lira , fino all’ultimo centesimo.