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La copertina di questo mese
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Chiesa
L'esperienza di fra' Cristoforo, cappuccino mugellano

Dal Mugello
al sottopassaggio della stazione

Un frate mugellano sotto i riflettori: sulle pagine della Nazione, di Famiglia Cristiana, poi in TV, a raccontare un'esperienza singolare, che ha incuriosito molti. Non capita spesso di trovare un frate seduto in un sottopassaggio, nei pressi della stazione di Firenze, accanto a suonatori e cartomanti. Due seggioline da campeggio e un cartello, "Se vuoi… parliamo".

Fra' Cristoforo Campomori, 35 anni, però non si scompone e pensa di non fare niente di strano: davanti a lui, ogni lunedì si siedono in tanti. "Perché lo faccio? Diciamo che la motivazione è quella di sempre, l'annuncio del Vangelo. Unita alla preoccupazione di rispettare la libertà delle persone, di avere per loro e per le loro scelte un rispetto estremo. C'è bisogno di uscire dagli ambiti consueti: ci riflettevo da tempo, vedendo, quando passavo nei sottopassaggi fiorentini quei maghi con i loro sgabelli. Al di là del contenuto, mi colpiva la loro visibilità. Più visibili delle nostre chiese, che magari sono visibili, ma non sono vive. La gente oggi non vede le "pietre viventi" che dovremmo essere, ma solo la facciata della chiesa, e non oltrepassa quella porta. Ecco allora l'idea, semplice, di creare un punto per gli incerti, un'occasione d'incontro per chi è in ricerca. E la stazione, a Firenze, è il luogo più laico, e in più vi passa tanta gente, di tutti i tipi".

E da fra' Cristoforo la gente si ferma, e lui ascolta, parla, condivide. Prima di vivere la sua vocazione come frate cappuccino Cristoforo Campomori -che è figlio dell'attuale sindaco di Palazzuolo sul Senio, Roberto- aveva lavorato, "sette anni come ragioniere -racconta- in una ditta finanziaria-immobiliare" e si era cimentato anche con il calcio, giocando da professionista nel Cesena sotto la guida di un mister che sarebbe poi divenuto famoso, Arrigo Sacchi. Fra' Campomori sorride a questi ricordi di ieri: "La mia piccolissima carriera calcistica l'ho terminata proprio in Mugello, nello Scarperia". Poi la vocazione, gli studi di teologia, la professione nei Cappuccini: "Ho fatto il mio cammino -dice- cercando cercando, con l'aiuto di un sacerdote".

Ora cerca di aiutare gli altri ad incontrare il Signore, e ogni lunedì parte dal convento dei Cappuccini di Borgo per aprire il suo atipico "sportello" in città, accanto alla stazione. "Se vuoi… parliamo". "Con grandissima umiltà e grande presunzione cerco di imitare un po' lo stile di Gesù. Che dice, "se vuoi, credi, se vuoi, vieni, se vuoi, seguimi. Estrema libertà dunque, accesso semplice. Si fermano in tanti: il padre di famiglia, il giovane e l'anziano, persone con grossi dolori dentro, altri con grosse gioie che vogliono comunicare, gente alla svolta della loro vita, qualcuno che offende. Domandano, spesso per curiosità, spesso per bisogno, e la cosa più bella è che mentre nei nostri modi di convivere ci sono molti gradini da superare per giungere alla confidenza, lì invece questo viene bruciato in un attimo, e si parla subito a cuore a cuore. A me fa benissimo, e così spero anche per la persona che ho di fronte."

Fra' Cristoforo ha un cruccio: "Una cosa devo notare: che esistono tantissimi pregiudizi nei confronti della Chiesa. C'è un grande distacco, un'immagine di Chiesa molto lontana dalla realtà".

Altre cose il cappuccino mugellano sta imparando da questa esperienza: "viviamo nel mondo della comunicazione -riflette- e anche noi, come Chiesa, investiamo molto sui mezzi di comunicazione. E' una strada da non abbandonare, ma ci deve essere anche l'approccio diretto, personale, il tu per tu, perché alla fine la gente della realtà virtuale non se ne fa niente: le domande ultime della vita, con la TV, non si scardinano. Il rapporto diretto, lo sguardo e il tono della voce, la pacca sulla spalla, raccogliere il pianto o la grande gioia, la TV non riesce a farlo. Noi cristiani possiamo far questo, guardare al cuore del fratello".

Per un momento proviamo a invertire le parti, ed è fra' Cristoforo a sfogarsi, ad esprimere un bisogno: "Il mio desiderio? Che si sappiano un po' riequilibrare le nostre attività. Facciamo tanta formazione, incontri, ma sempre tra noi: catechismo, tra noi, Messa, tra noi, incontri biblici, tra noi. Questo però dovrebbe essere il primo gradino, per poi annunciare il Vangelo a tutti. Di fatto però, si concretizza poco. E vedo che una delle maggiori difficoltà di noi cristiani è quella di non saper mettere insieme le forze, di pensare insieme la nostra presenza sul territorio; invece occorre fare questo grandissimo sforzo, impiegando il nostro tempo ad affinare gli strumenti, per non disperdersi in mille rivoli: se siamo più uniti la gente si fiderà a salire sulla nostra barca, se ognuno ha la sua piccola scialuppa e magari tutte traballano, la gente fa più fatica a salire. Pensare insieme, pregare insieme, progettare insieme, fare insieme: questo il mio desiderio".

Giacomo Ossadi - Paolo Guidotti

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno 1998
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