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IN MUGELLO

Mugello, gran frutteto...

Mugello terra di frutteti? Senz'altro una simile equazione risulta avventata, ma da alcuni anni qualcosa si sta muovendo nel panorama agricolo mugellano, nel tentativo di trovare nuove forme economicamente e qualitativamente valide per continuare a lavorare e a vivere di agricoltura.

Fino a venti, trent'anni fa, fin quando è durata la mezzadria, ogni podere aveva i suoi dieci, venti alberi da frutto sparsi qua e là lungo i filari, erano piante sane e vigorose che non avevano bisogno di trattamenti perché erano isolate e protette dai parassiti e dalle infezioni, ma la produzione era scarsa frammentaria, non remunerativa, limitata all'autoconsumo. Finita la mezzadria è seguito un periodo di desolante abbandono, finché alcuni produttori non hanno introdotto nella nostra zona le nuove tecniche colturali intensive già diffuse altrove e che anche qui sembrano dare buoni risultati.

Oggi troviamo dunque molte aziende produttrici di pesche, da Londa a Dicomano, a Vicchio, Borgo e Scarperia, e di mele, in particolare a Vicchio e a Sant’Agata; più rare invece le coltivazioni di kiwi e di pere che richiedono, specie quest'ultima, maggiori cure.

Se questo indirizzo di sviluppo agricolo, in particolare quello incontrato sulle varietà di pesche a maturazione tardiva, sembra offrire una delle poche possibilità di rendita e di crescita per le zone collinari del Mugello e della Valdisieve, non mancano tuttavia i problemi.

Nonostante le buone prospettive di guadagno l'estendersi di queste coltivazioni è stato lento, data la novità delle tecniche colturali e la difficoltà offerta dalla conformazione collinare delle aziende che rende problematica la meccanizzazione. Solo recentemente la Regione ha saputo intervenire con una certa efficacia per offrire ai frutticoltori un'adeguata assistenza tecnica, ma già si parla di tagli.

Tuttavia la difficoltà più rilevante sembra intrinseca agli agricoltori stessi che non hanno ancora saputo trovare la strada per valorizzare i prodotti offerti dalla zona. Costituire una forma associativa tra i produttori appare sempre più necessario, in primo luogo per realizzare un'immagine migliore del prodotto-Mugello e farlo diventare più appetibile e richiesto dai consumatori e inoltre per dare alle aziende unite una maggiore forza contrattuale al momento della commercializzazione. Prevedibile anche una diminuzione delle spese generali, grazie ad acquisti comuni delle materie prime a prezzi migliori, ed un più facile accesso ai benefici e alle agevolazioni previste.

Ma questi progetti di cooperazione stentano a concretizzarsi, non solo per la mentalità individualistica di gran parte dei produttori, ma anche per l'inconcludenza della Comunità Montana e degli enti locali, che parlano sempre di valorizzare l'agricoltura, ma assai raramente sanno dare impulso e sostegno a iniziative che consentano a questo settore di reggere sul mercato.


Qual è, attualmente, la situazione della frutticoltura in Mugello? Ne parliamo con Carlo Zanieri, produttore di pesche nella zona di Vespignano e presidente dell'ERIPA, Ente Regionale per gli Interventi Promozionali in Agricoltura.

 

Qual è il peso economico, la reale consistenza di questa attività?

Dati precisissimi non sono disponibili. La coltivazione più diffusa è quella delle pesche che interessa circa quaranta aziende con una produzione di circa seimila quintali, mentre altre dieci aziende producono circa 2000-2500 quintali di mele. Data la conformazione dei suolo e la necessità di compiere manualmente molti interventi non ci sono aziende molto grosse: la media è di circa tre ettari ciascuna. In particolare per la pesca la produzione è quasi completamente incentrata sulle varietà tardive e ormai pochissimi hanno ancora le varietà che maturano a luglio. Questo perché il mercato di Firenze, che costituisce l'unico sbocco commerciale della zona, offre qualche possibilità in più di smercio e di guadagno nei mesi di settembre e ottobre, nei quali gran parte della produzione delle altre zone è ormai esaurita. La minore offerta, a fronte di una richiesta sempre sostenuta, offre la possibilità di spuntare prezzi più vantaggiosi. Oltretutto queste varietà tardive hanno anche caratteristiche di aspetto e di sapore molto buone e sono molto apprezzate: raccolte abbastanza mature e rivendute quasi immediatamente dai dettaglianti mantengono in pieno tutte le proprie qualità, a differenza di quelle prodotte più lontano, nel cuneese, nel salernitano o in Romagna che vengono staccate dalla pianta ancora acerbe e magari conservate in frigorifero per resistere al trasporto. Sia per tradizione che per constatazione diretta il consumatore di Firenze trova quindi nei prodotti dei Mugello una qualità maggiore.

 

Che trattamenti subisce la frutta mugellana per arrivare sulla tavola dei consumatori in perfetta forma?

Nel Mugello non si fa un uso molto pesante di mezzi chimici come avviene da altre parti. Questo vale anche per gli ortaggi: ho visto gli ortolani scegliere tra tante casse di prodotti simili proprio quelli che venivano per esempio da Sant'Agata, perché evidentemente anche i consumatori sanno poi scegliere e apprezzare queste differenze.

E' ormai il quarto anno che molte aziende mugellane mettono in atto la lotta guidata contro gli insetti. Non si tratta di un sistema biologico puro perché la frutta deve essere perfetta, altrimenti è invendibile, però siamo riusciti a ridurre i trattamenti più dannosi, cioè gli antiparassitari, del 50%.

Purtroppo non è affatto semplice per un consumatore identificare al momento dell'acquisto i prodotti agricoli mugellani. E poi comprando frutta mugellana come si fa ad avere adesso la sicurezza che provenga da un frutteto dove si seguono queste nuove tecniche?

Non c'è adesso un sistema di garanzia, manca la certezza per il consumatore di conoscere come è stato prodotto quel tipo di frutta. Questo è un problema di organizzazione di mercato, più che una responsabilità dei singoli agricoltori. Occorre un organismo, un consorzio che faccia dei controlli e garantisca il consumatore. Dall'altra parte deve anche dare garanzie ai produttori circa la commercializzazione dei prodotto, come avviene per esempio per le mele del Trentino. Sarebbe necessario a questo punto un marchio, una etichetta che servisse per identificare a prima vista i prodotti e la qualità mugellana.

SERVIZIO DI MARIO MAZZETTI 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 1993
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