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La copertina di questo mese
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G8 ed oltre...

Un numero “speciale” del Filo sul G8 di Genova. Quattro pagine per offrire qualche piccolo spunto di riflessione. Non è argomento mugellano, è vero. Ma stavolta sentiamo l’esigenza di dare un pur limitato contributo di idee su un argomento importante, che ha suscitato l’attenzione di tanti e l’impegno e la partecipazione di alcuni. Di più: si tratta di un avvenimento che ha suscitato energie positive, sensibilizzazione e attenzione a temi di fondamentale rilevanza, ma che ha riproposto inquietanti prospettive, vecchie parole d’ordine, antiche contrapposizioni e antagonismi, tentazioni pericolose.

E allora l’errore più grande sarebbe far finta di nulla.  Perché non vorremmo che queste brutte “parole d’ordine”, superficiali e vuote, a forza di essere ripetute diventassero credibili. E non vorremmo che questa atmosfera di odio, di giudizi stereotipati circolasse tra i giovani, intossicasse le aule scolastiche, senza che nessuno dica niente, senza che nessuno si alzi per proporre prospettive diverse. Magari più faticose e meno di moda, ma più serie: perché fondate sull’impegno personale, sul confronto delle idee e la riflessione approfondita, sulla scelta di sistemi di vita più coerenti.

Per questo offriamo, nel mese per antonomasia dedicato al “chiuso per ferie”, quattro pagine di pensieri. Sperando di fare cosa utile. E di essere occasione per non mandare in vacanza il cervello.

 

Che cos’è la globalizzazione

La cosiddetta globalizzazione non è un fenomeno a sé stante, circoscrivibile e descrivibile in quanto tale. Casomai è un termine semplificante per indicare l’esito di un insieme di fenomeni che scaturiscono dallo sviluppo scientifico e tecnologico nel corso del tempo: mobilità accentuata delle cose e delle persone, comunicazione in tempo reale, percezione dell’interdipendenza in campo economico, sociale, ambientale. Come tutte le opportunità che lo sviluppo mette a disposizione dell’umanità, può essere una risorsa da far fruttare per il bene, come un’occasione in mano ai più spregiudicati per il raggiungimento del potere e della ricchezza. Essere contro la globalizzazione e come prendersela con il telefono, il computer, l’aereo, la tecnologia in genere.

Il punto, come per tutte le epoche, consiste nella capacità di volgere queste straordinarie opportunità a favore dell’uomo, di tutti gli uomini. Questa è la sfida che ciascun uomo è chiamato a vincere attraverso profonde motivazioni interiori, le proprie capacità e il proprio impegno, attraverso l’assunzione di responsabilità nella professione, nella società e nella politica. Non sono gli auspici, gli stati emotivi, i raduni di massa a cambiare le cose, ma lo studio attento della realtà e la capacità di proporre soluzioni realistiche unite alla capacità di suscitare consenso intorno ad esse.

Assassini...

Migliaia di persone, davanti alla Prefettura di Firenze, che alcuni giorni fa, urlavano, col pugno alzato, “Assassini, assassini”. E ancora: “Pagherete caro, pagherete tutto”. Può dirsi pacifico chi grida parole del genere? E quali conseguenze possono avere questi veleni di odio nei cuori di tanti giovani?

Qui si sta scherzando col fuoco. Anzi, già lo si è visto, con la vita delle persone. E allora lasciano sconcertati gli eccessi, documentati, di reparti di polizia che hanno il compito di tutelare l’ordine, di reprimere i reati, senza però lasciarsi andare ad atti gratuiti e inutili di violenza: su questi episodi la Magistratura dovrà fare subito la massima chiarezza, perché i cittadini hanno il diritto di sapere se rappresentanti dello Stato hanno commesso ingiustificabili eccessi e reati. E chi si fosse macchiato di tali responsabilità dovrà essere individuato e punito, senza coperture. Così come turba l’azione premeditata, di chi è arrivato a Genova con lo scopo dichiarato di “contrapporsi”, di sfasciare tutto, di far la guerra al sistema.

E preoccupa anche, forse di più, l’ambiguità di chi parla di pace e di democrazia e poi si confonde, copre, in qualche modo giustifica chi teorizza la lotta aperta: parlare di “invadere la zona rossa” –lo ha fatto, ahinoi, anche un sacerdote fiorentino-, parlare di “guerra ai G8”, dichiarare che “l’illegalità diffusa è alla base del cambiamento”, definendo i poliziotti i “soldati dell’impero”, tutto questo crea miscele pericolose. Miscele d’odio. Alle quali dobbiamo non solo stare particolarmente attenti. Ma che vanno disinnescate con un supplemento d’impegno, con pensieri e proposte costruttive e concrete. Nonviolente e rispettose della persona umana. Con o senza divisa.

Strumentalizzare i poveri del mondo

Che qualcuno volesse manifestare a Genova, parlando di Nord e Sud, di giustizia sociale e globalizzazione per altri, secondi fini, non vi era alcun dubbio. Interessava davvero di più la sorte di popolazioni minacciate dalla fame, o la partita con le forze dell’ordine per varcare a Genova la linea rossa? Era più importante la lotta a gravissime malattie o il teorizzato rilancio nelle piazze della “contrapposizione sociale”, nipotina della lotta di classe? E stavano davvero a cuore gli obiettivi di tutela ambientale, o piuttosto la voglia di gridare e contestare contro i potenti di turno, e con ancor più gusto contro il capo del governo italiano appena eletto?

Dispiace davvero che temi così importanti siano stati usati anche per dar sfogo a una gran voglia di violenza e di incidenti. Del resto da tempo erano annunciati a Genova veri e propri “professionisti della protesta” -questi “turisti antiglobalizzazione” armati , che girano il mondo, vertice dopo vertice, non certo finanziati dai poveri che dicono di voler difendere-.

Passerelle inutili, o quasi

A proposito del vertice dei Capi di Stato, il cosiddetto G8. Sinceramente certe parate di potere non ci entusiasmano. Prefeririremmo un consesso delle Nazioni pienamente rappresentativo –non l’impotente Onu di oggi-, in grado di assumere decisioni e impegni. Ma diciamo anche che è sempre preferibile il dialogo rispetto alle prove di forza; e che se i responsabili dei principali Stati del mondo, eletti democraticamente, si incontrano, si parlano, si confrontano, è sicuramente meglio delle politiche delle cannoniere, delle guerre fredde, o dei colloqui tra cancellerie. Se poi d’ora in poi i Capi di Stato potessero parlare e incontrarsi senza indulgere a parate ed eventi mondani sarebbe sicuramente meglio. Anche perché non darebbero esca a chi vuol esibire la propria violenta contestazione davanti alle telecamere di tutto il mondo

E la Chiesa?

La Chiesa se ne intende in fatto di lotta alla fame del mondo, e di sviluppo dei Paesi poveri. Sicuramente più che dei Capi di Stato riuniti a Genova, ed anche di molti dei manifestanti sulle barricate. La Chiesa dei missionari che spendono la loro vita in mezzo ai poveri, in Asia, in Africa e in America Latina indica quello che è l’approccio più giusto: l’impegno in prima persona, la coerenza dei fini, l’amore verso i fratelli, il rispetto assoluto della dignità umana.

A livello ecclesiale sulla vicenda G8 non è mancato qualche “sbandamento”: forse si è perfino enfatizzato eccessivamente l’evento, con analisi e documenti “parziali”, e concentrandosi più sull’”essere a Genova” che sui contenuti e ancor più sullo “specifico” del cristianesimo. Finendo, a forza di ripetere di considerare solo ciò che unisce, per portare, al di là delle intenzioni, copertura ed energia a disegni che, a consuntivo, conducono a mete contrarie a quelle che si desiderava (Del resto, i cattolici andati a Genova a manifestare da chi erano rappresentati? Avevano anche loro come portavoce Agnoletto?).

In verità è più grande il contributo che possono offrire i credenti, in termini di elaborazione culturale e propositiva, sui temi dello sviluppo e della giustizia. Specialmente se eviteremo di accodarci alle parole d’ordine che rimangono in superficie, ai concetti “ecumenici”, quelli  buoni per tutti. Partendo dall’annuncio della presenza di Cristo nel mondo, quel Cristo morto e risorto, che è salvezza per l’uomo. Per l’uomo integrale, corpo e anima. E che è il motore di un impegno e di un’azione politica tesa a salvaguardare la dignità di ogni persona e i suoi diritti fondamentali.

Per questo lo stesso tema della globalizzazione va affrontato senza omissioni: i cattolici sono accanto ai poveri non per filantropia né per pauperismo o per terzomondismo. Ma perché amano il Creatore e le sue creature, perché sanno che ogni uomo e donna è fratello e sorella, e che il comandamento dell’amore si esplica anche nel perseguimento della giustizia sociale. Quindi, ed è patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa: dignità ed inviolabilità della persona umana, valore e significato della proprietà alla luce dei diritti della libertà ed insieme della destinazione universale  dei beni della terra, vocazione della politica, come luogo designato alla tutela degli uomini e dei popoli più deboli contro l’autocrazia del potere economico senza regole. Sono questi i capisaldi.

“Non bastano i soldi, ci vuole l’educazione. Queste cose i cattolici dovevano dirle”: lo sostiene padre Gheddo, autorevole missionario del Pime, e critico circa un documento su globalizzazione e G8 sottoscritto da un gran numero di associazioni cattoliche. Padre Gheddo insiste sull’importanza “di sottolineare lo specifico del cristianesimo: se si parla di dignità umana bisogna parlare anche dell’aborto e delle campagne di sterilizzazione che l’Onu impone ai Paesi poveri. Bisogna dire che l’evangelizzazione è il più importante contributo che possiamo portare allo sviluppo, che serve un’azione culturale ed educativa, che crei dei ponti tra i popoli. E soprattutto dobbiamo essere noi a cambiare mentalità a cambiare la nostra società che vive solo per i soldi”.

E’ questo un richiamo importante: perché raduni e manifestazioni rischiano di essere solo folklore e ipocrisia, se non mettiamo al primo posto la “conversione” personale. “Contro la fame cambia la vita” era un bello slogan di qualche anno fa. Occorrerebbe che l’impegno dei singoli, ma anche la tensione positiva dell’intera comunità cristiana portasse a rendere questo slogan realtà. Dicendo, anzi vivendo con una consapevolezza: che accanto all’azione politica di indirizzamento delle dinamiche economiche e sociali, è indispensabile lavorare per il cambiamento del cuore. Ovunque. Perché senza conversione del cuore nessuno potrà arginare la bramosia di profitto, il desiderio del potere, il dominio dell’uomo sull’uomo. Che sono sempre stati, e sempre lo saranno, alla base di ogni conflitto, sociale ed economico, in ogni parte del pianeta.

Non documenti, cortei o discorsi, ma una “scuola”, dove si impari a seguire Cristo e ad amare e servire i fratelli: questo desideriamo dalla Chiesa, a cominciare dalla Chiesa locale.

 

Ritorni la politica, quella vera

I fatti di Genova possono aiutarci a dare una risposta che molti,  –e soprattutto i giovani- si pongono: a che serve la politica?

E’ un dubbio che assale anche noi, specie se pensiamo al brutto spettacolo datoci da qualche partito. Ad esempio vederne uno che, al governo alcuni mesi fa, ha lavorato per organizzare il G8 a Genova e che poi, perse le elezioni, decide di scendere in piazza senza preoccuparsi della presenza tra i manifestanti di frange violente, salvo cambiare idea  all’ultimo minuto quando la situazione precipita con la morte di un giovane, vedere questi atteggiamenti schizofrenici lascia francamente sconcertati. Così come sconcerta constatare in che modo cinico e strumentale si continui ad usare tutta la vicenda.

Ma occorre andare oltre, e riconoscere che per tentare di dare soluzione ai complessi problemi della società, locale, nazionale e internazionale, ci vuole la politica. E’ compito della politica studiare i problemi, confrontare i vari bisogni, fare delle scelte. Altrimenti le scelte le fanno altri. D’accordo –si obietterà-, bella soddisfazione pensare che la politica e quindi le scelte sono fatte da Berlusconi e Rutelli...

E’ vero: in epoca di bipolarismo e di “semplificazione” della rappresentanza appare, in effetti, difficile portare il proprio originale contributo nella politica e nelle istituzioni. Tutto pare finire nelle polemiche contrapposte dei due schieramenti, senza altro spazio per diversi punti di vista e proposte.

Ed è così che la politica si allontana sempre più dal proprio fine, esasperando e allontanando chi si sente in grado di avere proposte che però non trovano sbocco. Altri cercano di forzare il “blocco” aizzando la piazza. Il problema del pluralismo della rappresentanza politica diventa quindi un’esigenza irrinunciabile della vera politica, e un antidoto a scorciatoie sui sentieri della violenza.

Sul ruolo della politica ci ha fatto riflettere un recente articolo di Giuseppe Cacciami su Avvenire. Rileggiamone insieme un brano:

“Con arruffato impeto rivoluzionario la polemica e l'attacco si sono concentrati ieri e oggi sul mondo della politica, sulle colpe criminali dei politici, sull'abuso stesso insito nei loro incontri e nei loro confronti.  Con un'amnesia colossale. Quella di dimenticare almeno due cose di eclatante chiarezza.

Che, nell'occidente democratico, quei detentori del potere politico sono stati eletti liberamente dal popolo, in base ai loro programmi ed alle loro ideologie. Inoltre, se è innegabile che ci sono nell'attuale panorama politico mondiale ritardi, errori, limiti e carenze vistose nei confronti soprattutto dei Paesi poveri, questo deriva da un fatto di peso enorme, oggi nettamente più grave che negli anni settanta. E cioè che la globalizzazione viaggia sull'autostrada dei poteri forti dell'economia multinazionale, che sono tentati, per natura propria, di soggiogare e strumentalizzare ai loro fini la stessa sostanza di ogni politica democratica.

 (...) I poteri economici tendono ad insidiare la democrazia rendendo sempre più flebili e deboli i parlamenti democratici dei vari Paesi. La grottesca semplificazione, emersa da molte dichiarazioni degli esponenti dell'anti G8 e tesa a demonizzare il confronto dei "politici" tra di loro proprio su questi temi di drammatica attualità, dimostra semplicemente che essi stanno ancora una volta sbagliando bersaglio. Se c'è un'urgenza storica è proprio quella di stimolare, in modo forte e concreto, con il contributo della gente e con la proposta popolare di progetti, di priorità e di programmi, i politici a liberarsi dalla soggezione e dal condizionamento di quella economia onnipresente cui la globalizzazione apre ogni frontiera del mondo.
Su questo punto, ora come allora, la diagnosi è obbligata. Chi non crede nel faticoso compito della politica lancia le bombe. O comunque, consapevolmente o inconsapevolmente, ne favorisce lo scoppio”. (...)

Un compito faticoso, ma necessario. Che certo occorre imparare, e per il quale è necessario attrezzarci. Ci sembra una priorità importante. Alla fatica –e ai compromessi- della politica non ci sono del resto grandi alternative: la rinuncia dei sudditi, la violenza degli irriducibili, la sofferenza delle vittime, la noia della massa.

DON POGGIALI CI SCRIVE DALLA COSTA D’AVORIO

Se l’Africa guarda a Genova

Abbiamo chiesto a don Pasquale Poggiali, missionario ad Anyama, gemellata con la parrocchia di Borgo San Lorenzo un piccolo resoconto a caldo su quelle che sono le prime impressioni della sua gente africana a proposito di G8 e fatti di Genova. Don Poggiali ci ha subito risposto.

L'eco degli avvenimenti  di Genova è arrivata anche qui  nella foresta del sud della Costa d'Avorio, portata dai commenti delle  radio e dalle immagini delle TV.

Purtroppo non sono echi né buoni, né consolanti...
Richiesto da farne un piccolo resoconto, io che non sono  esperto di queste cose che mi sorpassano,  ed inoltre sono 21 anni che sono fuori del mondo governato dai G8, cercherò di dire come  questa gente ha vissuto gli avvenimenti  di Genova e che cosa attendono dai grandi della terra.
Come al solito, sono rimasti "scandalizzati" di come "i bianchi si sono battuti ed hanno saccheggiato la città". Considerano gli europei come gente "civilizzata" e questi esempi di violenza gratuita li meravigliano; dato poi che la stampa occidentale accusa gli africani di essere gente primitiva, violenta e
barbara incapace di gestirsi da sola... Questa è stata la prima reazione del comportamento poco civile di tante persone che dimostravano contro la globalizzazione.

Per quanto riguarda le attese dell'Africa, dalla riunione dei G8, esse sono state deluse ancora una volta; e quanto è stato promesso e fatto, con la presenza di alcuni capi africani, sa molto di fumo negli occhi…
Ma cosa attende l'Africa? Una sola cosa: essere alleggerita dai grandi debiti. Pensate che molti Paesi africani pagano gli interessi dei debiti contratti con le Banche ed i Paesi occidentali,  dai loro nonni!... Tutto il ricavato di questi Paesi, invece di essere investito nell'istruzione, nella sanità, nello sviluppo, serve per pagare non i debiti, ma gli interessi.
Questo sistema diabolico,  di interessi su interessi,  è un vero strozzinaggio legalizzato; per cui i Paesi  ricchi vivono dei sacrifici dei Paesi poveri. Il loro capitale fruttifica, grazie agli interessi pagati dai questi Paesi del terzo mondo.
Che cosa attende la gente? Che questi debiti siano cancellati, e che i soldi che fino ad ora vanno a rendere più ricchi i Paesi già ricchi, siano investiti in piani di sviluppo sotto il controllo degli stati creditori. Poi molte persone chiedono ai G8 un piano Marshall che aiuti l'Africa, (come è stata aiutata l’Europa dopo la  guerra), ad uscire  dalla sua endemica miseria. Se non c'è quest’aiuto, non bisogna meravigliarsi che  poi la gente fugga da questi Paesi e come  gli antichi barbari sfondi le frontiere dei paesi del benessere.

L’Africa della miseria, l’Africa di cui si dilapidano le ricchezze  minerarie,  l’Africa piena di giovani, l’Africa delle epidemie,  grida le sue sofferenze. Che il suo grido non si trasformi in odio contro l’egoismo dei ricchi…
Ecco, in breve, ciò che la gente dice e la stampa locale scrive.

                       Don Pasquale Poggiali

 

Rinnovamento interiore

<<Siamo pronti a combattere contro l’ingiustizia

ma qualcosa dentro di noi

 ci avverte

 che questa ingiustizia comincia da noi,

 che il male che vediamo

 in spaventose forme esteriori

 ha una esatta rispondenza nel nostro cuore>>.

(Carlo Bo)

fascicolo a cura di Giampiero Giampieri e Paolo Guidotti

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