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La copertina di questo mese
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PENSARE AL G8, IL G8 PER PENSARE

NE' VIOLENZA, NE' STRUMENTALIZZAZIONI

Le opinioni di:          Donatello Bruschi  /  Fabio Ceseri  /  Aldo Giovannini

Un'immagine della manifestazione dopo i fatti del G8 a Borgo San LorenzoIn agosto il "Filo" ha pubblicato un numero speciale dedicato al G8. Vi si svolgevano alcune considerazioni, e si chiedeva, come al solito, il contributo di pensiero dei lettori. Qui pubblichiamo dunque -senza per questo condividerle in toto- le riflessioni che ci sono pervenute. I contributi scritti, perché in verità ci sono giunte anche diverse "risposte" a voce e per telefono, alcune di gratitudine e di stima, ed anche una fortemente dissenziente. A chi ci faceva, in modi peraltro piuttosto gridati, le sue rimostranze, avevamo proposto di mettere per iscritto il proprio pensiero. Per arricchire il confronto. Ci dispiace che il nostro invito non sia stato accolto. Così come ci dispiace che tra gli scritti giuntici non ve ne sia alcuno che confuti i nostri giudizi e i nostri timori. Avremmo sperato che da qualcuno di coloro che hanno manifestato, un mese fa, per le vie di Borgo San Lorenzo, sui fatti di Genova, vi fosse qualcuno che volesse dare un suo contributo.

Un'immagine della manifestazione dopo i fatti del G8 a Borgo San LorenzoNon resta che ribadire quanto scrivevamo un mese fa, partendo dalla preoccupazione -e gli sviluppi di queste settimane non scemano certo questi timori- che si faccia di questi temi un uso strumentale, a fini di lotta politica. Per questo ci interessa che non sia lasciato spazio solo agli slogan, ma si continui a ragionare con serietà e profondità, e con la consapevolezza della complessità delle questioni. E avendo ben chiaro che in ogni tipo di attività, sociale e politica, non c'è spazio né per la violenza né per la prevaricazione e l'intolleranza.

Da qui l'auspicio che nei luoghi d'incontro dei giovani, tutti, gli adulti e i giovani stessi, facciano la loro parte, per dare e cercare strumenti che neutralizzino tentativi di strumentalizzazione, tentazioni di violenza, semplificazioni ed estremizzazioni. E che aiutino a pensare tutti con la propria testa.

In questo senso anche noi del "Filo" siamo disponibili a fare la nostra, piccola parte.

Libertà, sinistra, capitalismo

di DONATELLO BRUSCHI

Approfitto della discussione aperta con lo speciale de IL FILO, per dire la mia sul G8 e sulla globalizzazione.

Premesso che ritengo gli incontri come il G8, un enorme spreco di denaro (viste le imponenti corti di faccendieri) e solo delle passerelle che i potenti della terra usano per farsi pubblicità (potrebbero infatti ritrovarsi, con gli stessi risultati politici, in mezzo al deserto o al mare - non gli mancano certo i mezzi per farlo-), trovo antidemocratico voler impedire a chiunque di riunirsi; in ogni stato di diritto, ognuno è libero di ritrovarsi per discutere come e quando vuole (e forse i rappresentanti-eletti democraticamente di un miliardo di persone hanno qualche motivo in più per farlo); gli altri hanno il diritto di dissentire, non di impedirlo. La libertà, in ogni paese democratico, è un diritto inalienabile, solo nei paesi con regimi comunisti o fascisti è un utopia.

Manifestanti mugellani in piazza Dante a Borgo San LorenzoPer i vertici del GSF, i Black Blok, sono stati gli unici responsabili delle violenze fra i manifestanti, ma i filmati hanno dimostrato che essi erano una minoranza fra i violenti; perché non c'è stata una presa di distanza dei manifestanti "bianchi" dalle frange violente? Il GSF voleva veramente una manifestazione pacifica? Il povero Carlo Giuliani, assunto al ruolo di martire dal GSF, non è stato ucciso dal carabiniere mentre manifestava pacificamente, è morto perché in quel momento, probabilmente trascinato dal clima circostante, si apprestava a commettere un linciaggio. La violenza genera solo violenza, finché gli antiglobal non capiranno questo, saranno sempre dalla parte del torto.

Due parole sul centrosinistra; in sette anni di governo, vari premier hanno sfilato sulla passerella dei G8, però nessuno di loro ha disertato il vertice perché lo riteneva inutile o dannoso, tuttaltro. Quest'anno, siccome non hanno potuto fare le primedonne del mondo, si scandalizzano degli altri. E' anche successo che, un DS, ha paragonato i fatti di Genova agli episodi più bui della dittatura cilena; ma allora siccome due anni fa, dei disoccupati napoletani, furono bastonati dalla polizia perché manifestavano, sono autorizzato a dire che Veltroni, D'Alema e company sono dei fascisti?

Le parole del leader DS, potrebbero innescare un pericoloso conflitto politico, legittimando quasi azioni terroristico-liberatorie, contro una presunta dittatura, da parte di soggetti poco propensi alla democrazia. Purtroppo la sinistra italiana deve ancora sganciarsi dal pensiero comunista, secondo il quale, chi ha opinioni diverse, è un nemico da eliminare a qualunque costo.

Riguardo alla globalizzazione ritengo che non sia né "il male" né "il bene", chi lo pensa ha una mente ottusa; come ogni forma di evoluzione o rivoluzione della società l'importante è come e da chi viene gestita. Se sarà data anche ai paesi poveri la possibilità di governarne lo sviluppo, i suoi effetti non potranno essere che positivi. Piuttosto, i paesi ad economia avanzata devono subito uscire dalla pericolosa spirale del pensiero capitalista, per cui uno Stato più produce e più è ricco. Più si produce e più si sprecano risorse. Questa distorta mentalità del produrre a tutti i costi, genera una sorta di sciacallaggio dei Paesi ricchi verso i Paesi poveri, ricchi di materie prime.

E' quindi mia opinione che è necessario lottare, democraticamente, perché:

- Noi, 500 milioni di ricchi (compresi gli antiglobal), si smetta di sprecare le risorse degli altri 5 miliardi di persone;

- I nostri rappresentanti politici promuovano azioni per il miglioramento delle condizioni dei paesi poveri (azzeramento dei debiti, equo compenso per le materie prime)

- Si costituisca un organismo internazionale in cui ogni nazione ha gli stessi diritti delle altre (niente diritto di veto come nell'ONU) pur riconoscendo un certo peso secondo il numero di abitanti.

Un'opinione dei Francescani

Guardare negli occhi il G8

di FABIO CESERI - Fraternità Ofs Borgo San Lorenzo

Se nei giorni del G8 avessimo aperto i giornali avremmo letto: "Genova blindata per cinque giorni": la città in rivolta per le misure di sicurezza, oppure: "Cinquemila carabinieri in una località segreta di addestramento"...

Si è detto di tutto tranne parlare degli argomenti che si trattavano nell'assemblea dei capi di stato o meglio dei problemi che attanagliano i poveri e che questi signori si erano impegnati a risolvere in precedenti summit.

Come francescani secolari siamo chiamati ad una attenta e pacata riflessione su questo. Occorre veramente "guardare negli occhi" tutto quello che ci circonda e che ci interessa per migliorare questa società.

Durante e prima il G8, la situazione generale è stata impostata a non "fare qualcosa per" ma bensì a fare "qualcosa contro"; si sono solo preoccupati di sfondare la linea rossa o di mettersi subito in contrapposizione con l'altra parte. Non si è preso le distanze subito e in maniera chiara da quelle posizioni estremistiche che cercavano solo lo scontro.

La base doveva essere portare in piazza, una disobbedienza civile e non-violenta sotto tutti i punti di vista; anche con gli atteggiamenti personali.

Era necessario dire ai potenti della terra quello indicato nel manifesto "sentinelle del mattino" a cui anche come CE. MI. OFS abbiamo aderito e indicava che:

1.         "Noi siamo qui per ricordarvi che voi siete noi, voi siete nostri rappresentanti.

2.         "Noi siamo qui perché abbiamo un sogno: non vogliamo più essere i ricchi che guardano ai poveri da aiutare".

3.         "Noi sentiamo l'impegno di appartenere ad una famiglia, quella umana, che va oltre i confini nazionali e le logiche economiche.

4.         "Vogliamo essere cittadini di un mondo e di una comunità solidale che diano a tutti lo stesso diritto di avere necessità e offrire opportunità.

Si poteva analizzare il documento finale redatto dai grandi del mondo e dopo una attenta riflessione e discussione far scaturire un' azione politica e sociale che mirasse a sensibilizzare l'opinione pubblica sui disastri che si fanno a danno dei poveri.

Per ora solo buio, rivendicazioni, inchieste, commissioni d'indagine.

"Non si è fatto parlare i poveri, ma si è parlato dei poveri" non si è dato loro la possibilità di portare le loro richieste; al massimo si sono invitati a cena.

Cosa si è progettato per l'Africa, continente oramai abbandonato a se stesso?

Eppure le cifre le conosciamo tutti:

- In un mondo di 5,7 miliardi di persone, 3 miliardi vivono con meno di due dollari al giorno e 1,3 miliardi con meno di un dollaro.

- Due miliardi non hanno elettricità e 1,5 miliardi non hanno acqua e 115 milioni di bimbi non hanno scuola.

Perché si è discusso poco di queste tematiche?

Veniamo da una stagione in cui si assisteva ad una sorta di dimenticanza nei confronti dei poveri del mondo.

Se per i poveri i tempi sono sempre grami, quelli dei ricchi sono sempre più favorevoli assecondati da una cultura generale che spinge all'accumulo, all'ottimizzazione dei profitti e che ostenta in maniera sfacciata la via del liberalismo economico come migliore possibile forma di economia.

Veniamo da anni in cui si erano fatte rare le voci evangeliche che tentavano di dar voce ai poveri che non hanno parola né voce.

Nonostante Giovanni Paolo II richiamasse spesso l'attenzione verso i poveri del mondo, anche attraverso le sue encicliche sociali, nello stesso spazio ecclesiale parlare di chiesa povera e di poveri sembrava a volte un non -senso.

In occasione del G8 abbiamo assistito alla non volontà già da subito di un dialogo e di volere in qualche modo lo scontro.

I black-blok sono solo la punta di un iceberg, perché sia all'interno del Genoa Social Forum che del Governo, c'era chi voleva solo ed esclusivamente lo scontro.

Agnoletto non ha preso le distanze, da questi atteggiamenti pseudosessattottini, come il governo ha tentato di "deviare" le evidenti responsabilità violente delle forze dell'ordine.

Il dialogo non nasce in un momento, la nonviolenza non si improvvisa, non ci si può preparare a un confronto ragionando in termini di scontro.

Ha scritto Enzo Bianchi su Avvenire: "Abbiamo assistito a preparativi che al di la delle lodevoli intenzioni, utilizzavano spesso un linguaggio e una prospettiva di conflitto, che tentavano sì di fissare regole e di delimitare "spazi", ma in vista di una contrapposizione, che pensavano di poter colmare, in pochi giorni di trattative affrettate, carenze di consapevolezza dei problemi e di comunicazione vecchie di decenni".

E' ora che anche il mondo cattolico esca allo scoperto, che acquisti la consapevolezza che "frutto della giustizia sarà la pace" (Isaia), che si esca dal devozionismo e da una certa "pastorale residenziale" che aspetta che qualcosa accada. Diciamo un "no" all'estensione dello sfruttamento capitalista, un "no" al fondamentalismo del mercato, un "no" alla povertà sofferta da milioni di uomini mentre altri vivono nell'abbondanza.

La cosa molto positiva è che finalmente alla luce dell'insuccesso, si inizia a parlare dei problemi dei poveri, delle ingiustizie perpetrate nei loro confronti dalle centrali del profitto internazionale.

Occorrerebbe ripristinare il linguaggio dei profeti e chiamare i problemi con il loro nome: ingiustizia, oppressione, violenza, idolatria, indifferenza.

Il tutto generato da una cultura del profitto, dell'accumulazione infinita, della competizione sfrenata.

Anche perché per i cristiani i poveri sono coloro che ci giudicheranno nel giudizio finale (Mt 25) e sono rivelazioni e manifestazione di Dio, di quel Dio che non solo si è fatto uomo (Gv 1,14), ma si è fatto povero (2 Cor 8,9). Chi crede nell'incarnazione è bene che non lo dimentichi.

Mi preoccupa la viltà

di ALDO GIOVANNINI

Caro Filo, se permetti vorrei esternare alcune considerazioni personali sul movimento "antiglobal" e quello che è avvenuto a Genova. Prima di tutto una riflessione "manzoniana" per tutti coloro che hanno parlato a vanvera sulle violenze durante la contestazione, come la globalizzazione sia nemica dei poveri. Basta rileggere le pagine del Manzoni sulle avventure e disavventure di Renzo Tramaglino, montanaro di Lecco, ritrovatosi per caso a Milano durante l'assalto dei forni. Il protagonista dei "Promessi Sposi", appena si accorse che la folla affamata intendeva assaltare i forni e saccheggiarli pensò che era cosa sbagliata; se distruggono i forni, disse, il pane non si potrà più cuocere. Ma è inutile parlare di pane se non si parla di grano, com'è inutile parlare di fame nel mondo se non si parla di un avvicinamento di tutti i popoli per un libero e fruttuoso scambio di conoscenze e servizi. Ma come arrivarci? Non certo con i movimenti di piazza, che nei tempi dei Promessi Sposi assaltavano i forni e in tempi moderni sfasciano le vetrine, spaccano, incendiano. Un consiglio quindi di ripassare gli insegnamenti custoditi in un classico della letteratura italiana ancora attualissima: Manzoni ha scritto pagine che sembrano fotografare il nostro tempo, ma per tanti cialtroni le pacate riflessioni non contano, conta solamente distruggere cercando in tutti i modi di delegittimare un governo democraticamente eletto dalla maggioranza popolare, che ha solamente un torto: esser silenziosa. Altra considerazione. Nel bel libro "The wealth and povery of nations", l'autore David S. Landes scrive: "Chi vuole diventare ricco lo diventa. Chi non vuole, rimane povero". Dopo la II guerra mondiale Giappone e Germania erano rase al suolo, ma 50 anni dopo sono tornate in testa all'economia mondiale. Perché? Perché lo hanno voluto; con la fatica e il lavoro (tertium non datur). Gli aiuti, da soli, non hanno mai aiutato nessuno. Anzi. I massicci aiuti finanziari ai vari dittatorelli marxisti (Nigeria, Angola, Etiopia, Sierra Leone, Benin, ecc.) hanno prodotto solamente altre miserie, altre disparità, altre ruberie. Ce ne sono tanti di esempi, da riempire tutto il "Filo". Posticipando il momento della scelta hanno solo incancrenito la miseria.Gli aiuti hanno aiutato solamente coloro che si sono autonominati degni di distribuirli. E li hanno distribuiti quasi esclusivamente a se stessi. Ma la cosa che mi ha fatto tanto male come credente sono state le esternazioni di un certo don Gallo che ha fatta sua la frase "Se Dio esiste dovrebbe vergognarsi", riportata in evidenza da diversi quotidiani. Mi domando: se un ministro di Dio mette in dubbio la Sua esistenza, al di là dei tragici fatti che accaddero a Genova, e se esiste dovrebbe vergognarsi, mi chiedo cosa sono andato a fare in chiesa alla Messa, ai vespri, alle processioni e a far la comunione. Ho perso del tempo e basta. Ma non ho letto una riga di condanna per queste gravissime esternazioni da parte della Chiesa. Viltà.

Ma ci fu viltà anche in sede locale. Quando lo scorso anno in un settimanale locale difesi a spada tratta, senza paure né timori reverenziali per nessuno, la figura di Padre Pio, offesa e irrisa in una volgare e stupida trasmissione televisiva, così anche il Crocifisso di Borgo bestemmiato durante la Via Crucis, credevo in cuor mio (che illuso!) di ricevere parole di conforto dalle due Congregazioni (T.O.F. e Compagnia del SS. Crocifisso) che custodiscono la memoria di Padre Pio e del Crocifisso; invece niente, silenzio assoluto, nemmeno un rigo, una parola. Ma allora, sono io lo stupido a difendere queste realtà cristiane o sono intelligenti gli altri standosene zitti?

In sede locale poi ci sarebbero da fare tante tante riflessioni. La cosa che mi ha turbato maggiormente sono stati gli incresciosi episodi in sede comunale a Pontassieve, quando un gruppo di cialtroni Anti G8 facendo irruzione in sala consiliare offesero, malmenarono facendo violenza ai consiglieri di minoranza, senza che la maggioranza muovesse un dito, segnatamente coloro che dicono di essere portatori di una coscienza cristiana. Tutto questo mi ricorda quando nel 1922 un gruppo di cialtroni in camicia nera tentarono con successo di allontanare con la violenza i rappresentanti della maggioranza del consiglio comunale presieduto dal sindaco socialista Pietro Caiani, mentre i consiglieri di minoranza del Partito Popolare, di cui era capogruppo il Prof. Adone Zoli (che in seguito, dopo il fascismo, divenne Ministro e Presidente della Camera dei Deputati), cercarono inutilmente di difendere i colleghi social-comunisti, restando anch'essi irrisi, offesi e malmenati. La storia si é ripetuta e non solo a Pontassieve. Ma gli italiani che non sono poi così tanto stupidi sanno valutare e discernere: comprendono benissimo il torto e la ragione, la civile convivenza e la sopraffazione, il rispetto e la maleducazione, l'amore e l'odio.

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