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VICCHIO CONTRO L'EX-ALLIEVO DI DON MILANI, MICHELE GESUALDI

Se a Barbiana si litiga…

Cosa ha detto Gesualdi

BarbianaA Vicchio Barbiana è tornata all'ordine del giorno: animi su di giri, polemiche, documenti e scambi di accuse. Protagonisti della querelle da una parte i vicchiesi intorno al Centro di Documentazione Don Milani, dall'altra Michele Gesualdi, allievo prediletto di don Lorenzo e attuale presidente della Provincia di Firenze. Quest'ultimo già da tempo (si veda ad esempio l'intervista rilasciata al Filo più di due anni fa) aveva chiarito il suo pensiero sull'"uso" di Barbiana, ma di recente, viste le crescenti proteste venute da più parti per una Barbiana "irraggiungibile" e "abbandonata", ha ribadito, con un'intervista ad Avvenire il suo no ad un uso "turistico" della memoria di don Milani, manifestando l'intenzione di creare un "vero" centro di documentazione a Calenzano. A Vicchio si è reagito duramente e ancora il braccio di ferro è in corso.

La parrocchia di Vicchio non guarda come spettatrice alla querelle: "La questione -dice il parroco Don Giuliano Landini- ci riguarda da vicino. In passato ci sono state molte critiche alla Chiesa fiorentina circa lo stato di abbandono, sia fisico che spirituale, in cui era stata lasciata Barbiana. Ma qualcosa si è mosso: nel 1999 il nostro Arcivescovo ha maturato la decisione di affidare la chiesa e la stanza della compagnia a noi sacerdoti di Vicchio. Vi è stata così una sorta di divisione, tra chiesa affidata alla parrocchia di Vicchio e canonica, che rimane a Gesualdi. Per la canonica è così dal 1967, l'anno della morte di don Milani, quando egli lasciò a Gesualdi e ad Eda Pelagatti, la sua perpetua, casa e canonica. E Gesualdi anche quando si trasferì a Calenzano mantenne questa presenza. Del resto si è occupato lui, fin dall'inizio, di Barbiana, e nei primi tempi ha saputo gestire la cosa: quando era libero accompagnava i gruppi che salivano a Barbiana. Da alcuni anni però ci sono grossi problemi: con il crescere esponenziale dei visitatori Gesualdi, divenuto anche presidente della Provincia, non poteva certo venire tutti i giorni. E che qualche visitatore sia rimasto deluso per la desolazione e l'abbandono di Barbiana, per l'aver trovato tutto chiuso non ho difficoltà a crederlo. Sia chiaro: in questo Gesualdi ha ragione: la povertà dell'immagine di Barbiana costituisce la vera ricchezza del luogo, perché è un richiamo alla povertà, all'umiltà, all'essenzialità della vita di don Lorenzo."

Intorno alla piccola parrocchia nelle campagne di Vicchio la pressione cresce: "Sì -conferma don Landini- riceviamo numerose richieste da tutta Italia: scolaresche, gruppi parrrocchiali, anche in vista del Giubileo. Noi possiamo far visitare la chiesa, non la canonica, che ospitava la scuola del priore. Ormai in verità c'è ben poco: mancano disegni, il laboratorio, i manufatti realizzati dai ragazzi. La gente però guarda a quella piccola stanzetta, vuol respirare quell'atmosfera, provare un'emozione, quella di essere in un posto dove don Milani ha operato. Così le affermazioni di Gesualdi di voler portare tutto a Calenzano hanno suscitato scalpore.

Queste frasi dure e forti in verità dispiacciono: la memoria di Barbiana non potrà essere sottratta a questi luoghi: e se don Milani ha vissuto un'incisiva esperienza a Calenzano, è però ricordato in tutto il mondo come il priore di Barbiana. Il problema di Gesualdi, francamente, -al di là del fatto che talvolta non si riesce a capire se parli come allievo di don Milani o come presidente della Provincia- è l'eccesso con cui si occupa delle cose milaniane: si sente il padrone, si sente l'unico affidatario e da qui nascono i fraintendimenti che durano da tempo e che ora sono venuti alla luce con chiarezza".

Ma dal parroco di Vicchio viene un appello: "la comunità di Vicchio non è ai ferri corti con Gesualdi. E a tutti gli ex-allievi vorrei dire che, pur nella diversità di posizione, non si dia un segno di divisione: don Milani ha vissuto per loro, non certo perché si accoltellino l'un l'altro. E mi preoccupa che si accumulino rancori e incomprensioni: don Milani non merita questo".

Don Landini annuncia anche alcune novità: "La Diocesi di Firenze ha deciso di provvedere a un restauro della chiesa di Barbiana: non altererà la fisionomia della struttura, ma sarà un intervento di manutenzione, visto le sue precarie condizioni; per la canonica, che avrebbe anch'essa bisogno di interventi, si attende la decisione di Gesualdi. Intanto noi parroci di Vicchio abbiamo deciso di consegnare la chiave della chiesa di Barbiana sia al gruppo di ex-allievi di Vicchio che a quello di Calenzano: fanno molto, sono i testimoni diretti di quella esperienza e meritano di non essere esclusi. E ci impegneremo per evitare che Barbiana divenga un luogo da picnic: vorremmo preparare qualcosa di scritto per aiutare coloro che visiteranno quel luogo, e per rispondere all'esigenza primaria di tanti gruppi che salgono a Barbiana, quella di conoscere meglio la fisionomia di don Milani. E spero che intorno a Barbiana si ricrei un'unità di fondo."

 

Cosa ha detto Gesualdi

"Probabilmente esistono degli interessi su Barbiana. Ho già cacciato bancarelle di bibitari, addirittura un camper che vendeva porchetta. E so che agenzie turistiche vorrebbero inserire il paese nei loro itinerari. Ma io non ci sto coi mercanti nel tempio: Barbiana deve restare la piccola cosa che è sempre stata, con un messaggio forte e universale".

 

"Chi viene oggi a Barbiana? Anzitutto coloro che vogliono rendere omaggio a Milani uomo di Dio. Costoro vanno al cimitero, pregano in silenzio e non hanno paura di sporcarsi le scarpe, senza reclamare né bar né ricordini. Poi arrivano i curiosi spinti dalla tv, soprattutto dopo il film con Castellitto: fanno la scampagnata, ma è un'ondata che finirà alla svelta. La terza categoria comprende i milaniani dell'ultima ora; io li riconosco alla prima frase - "Guarda dove l'hanno mandato!" -, la loro unica preoccupazione è dir male della Chiesa, colpevole dell'esilio di don Lorenzo. Non si rendono conto che invece Dio ha voluto molto bene al Priore se l'ha fatto vivere poveramente, come lui voleva. Ecco, sono questi ultimi che si lamentano per l'assenza di gabinetti e quant'altro".

"Per voi don Lorenzo è l'uomo "interessante" da mettere tutto in piazza: non importa se qualcosa l'offende. Ma noi dobbiamo difenderne la memoria da chi ha bisogno solo di toccare il gorilla allo zoo. Magari avverrà, un giorno, ma senza il mio avallo".

"Da parte mia, sono contento se il comune non asfalta la strada per Barbiana. Ma so bene che le tentazioni mondane avranno il sopravvento e Barbiana diventerà tutta lustra, con tanti cartelli indicatori e computer che di don Lorenzo diranno le cose più strane. Allora sto pensando di fondare un'associazione per tener lontane le Pro loco da Barbiana e insieme per gestire un vero centro di documentazione su don Milani. Non a Barbiana. A Calenzano o (forse) nel seminario di Firenze. Vorrei radunare quanti sono disposti a valorizzare la figura sacerdotale del Priore, uscendo dalla logica dei clan milaniani e coinvolgendo la Chiesa fiorentina. Ho già parlato con prelati influenti, quando tutto sarà pronto andrò dal cardinale Piovanelli. Che, peraltro, non ha perso occasione per sottolineare il valore cristiano del suo ex compagno di scuola".

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 1999

 

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