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IL TEMPO, LA MORTE, LA SPERANZA

ALLA RICERCA DEL SENSO DELLA VITA

I giorni, le settimane, i mesi e gli anni passano. Il nostro aspetto e quello di coloro che ci stanno intorno cambia, tanto che dalla sua osservazione possiamo risalire all'età di ciascuno. Molti di coloro che abbiamo conosciuto ormai sono morti. Guardando a me, il tempo che mi rimane da vivere è, con molta probabilità, inferiore a quello già vissuto. E ogni istante che passa - ma questo vale per ciascuno - è un istante in meno che mi separa dal giudizio del Signore. Tante volte ho nominato il nome del Signore, ma l'ho amato veramente? Ho, cioè, desiderato incontrarlo con tutto il mio cuore e con tutta la mia mente? Se un uomo trova un tesoro, va, vende tutto ciò che haÁ

Ieri mi ha colpito un cartello posto di fronte al presepe allestito in Santa Croce, a Firenze. Siccome non avevo penna per ricopiarlo, cercherò di renderne in ogni caso il senso. Grosso modo diceva così: Mi chiamate Redentore; ma non vi fate redimere; dite che sono la Luce, ma poi non vi fate illuminare; dite che sono la Via, ma non mi percorrete; dite che sono la Salvezza, ma la vostra salvezza la cercate altrove.

 

"Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte".

 

Più passa il tempo e più vedo e sento in giro che tizio è depresso, un altro è in crisi, un altro ancora cerca in oriente risposte esistenziali, qualcun altro si avvita in un consumismo di cose e persone con una lena stupefacente. Cercando di capire, quasi sempre si scopre che la causa scatenante di questi fenomeni è sempre la stessa: il tempo che scorre inesorabile e la paura della morte. Molte volte succede anche a me di sentirmi oppresso da questo pensiero. La grande giostra allestita dalla cultura dominante mostra sempre di più le proprie falle. Si ride di fuori, ma dentro si piange e parecchio. Le invadenti barriere della società dell'effimero non riescono ad occultare l'angoscia della morte. Per questa via non troveremo la salvezza!

"Per qual fine Dio ci ha creati? Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell'altra, in paradiso". Meravigliosa concisione del Catechismo di San Pio X! Certo, nella forma risente dell'epoca in cui fu pensato, ma la fragranza delle vera dottrina c'è tutta. Si capisce con estrema chiarezza che la vita ci è stata data affinché imparassimo ad amare. Se nella vita non impariamo ad amare tradiamo il fine della nostra creazione, falliamo l'obbiettivo, siamo perduti. L'angoscia e la depressione sono più che giustificati.

 

Per insegnarci ad amare Gesù ha fondato una società: la Chiesa, la società dei battezzati che professano la fede e la dottrina di Gesù Cristo. Molto probabilmente la Chiesa, cioè tutti i battezzati, oggi devono rendere più che mai ragione della loro missione. Tutto ciò che serve l'amore, e serve l'amore anche l'essere al servizio della Verità, va ritenuto; tutto il resto, se non buttato, va ricondotto alle sue giuste proporzioni, compresa quell'ossessione organizzativa con la quale, nel nostro occidente, si ha l'impressione di tamponare quella che, a ben guardare, è una vera e propria crisi di fede. Signore crediamo, ma aumenta la nostra fede!

 

Giampiero Giampieri

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