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ATTENZIONE AL RISCHIO DEL CLERICALISMO

Chiesa, lavoro d'equipe

Ho scoperto un'immagine bellissima della Chiesa: l'edificio che si modella con la Chiesa dell'anima e del cuore. E' in una lettera del famoso architetto Michelucci che si riferisce ai funerali di Don Milani a Barbiana.

"Ricordo il giorno che si accompagnò al cimitero. (...) All'ultimo, mi accorsi, che noi presenti, un centinaio di persone, c'eravamo disposti in circolo intorno alla fossa. Un cerchio perfetto. Allora capii la forma della chiesa, quale poteva essere quella nata nei nostri animi. Se ciascuno di noi avesse avuto una pietra, l'avrebbe messa così, come noi, nel nostro stesso posto, costruendo appunto questo grande cerchio."

Sono i cuori delle persone vivificati dallo Spirito che hanno fatto nascere le cattedrali che ancora rendono lode a Dio. Un cerchio che si chiude costruisce la Chiesa. Un cerchio, tanti cerchi, un cerchio che tutti li comprende: l'abbraccio amoroso del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Nel cerchio ci si accorge dell'autorità solo ed esclusivamente dall'amore. L'autorità è un servizio all'amore o non è. "Quando ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci i miei agnelli."

Poco tempo prima scriveva Don Milani a proposito del famoso architetto: "Mi ero fatto fare una prefazione (per Lettera ad una professoressa) dall'architetto Michelucci (stazione di Firenze, chiesa dell'Autostrada ecc.) che è come me un maniaco dell'arte anonima e del lavoro d'équipe. Parlava p. es. dei maestri comacini, dei mosaicisti cristiani, delle cattedrali gotiche, delle ferrovie e dell'Autostrada (ponti ecc.) tutte opere di scuola e non di autore. E poi del cinema in cui tutti sono abituati a vedere decine e decine di nomi di cui nessuno riesce esattamente a scindere cosa ha fatto ognuno (regista, soggettista, dialogo, fotografia musica costumi attori...). In conclusione si ricorda forse il nome del regista ma è per esempio pacifico che il soggetto cioè il contenuto cioè talvolta il più non è suo."

Anche edificare la Chiesa, per certi versi, è da ritenersi "un'arte anonima". L'unico "regista" vero è Gesù, capo indiscusso del Corpo Mistico. E' lo Spirito e costruisce la Chiesa. L'uomo deve essere docile ascoltatore e umile servitore delle proposte dello Spirito che in modi diversi sollecitano tutte le persone. Nessuno, in qualsiasi comunità, può considerarsi ed essere considerato l'unico interprete del volere dello Spirito. La gerarchia deve vigilare, servire i credenti indicando loro la retta dottrina e correggere le eventuali deviazioni dall'integrità della fede. Non a caso il Papa si definisce servo dei servi. Tutto il resto riguarda la coscienza delle persone che sono chiamate, nelle molteplici attività umane, a rendere testimonianza della speranza che è in loro.

Speranza che viene come oscurata da un rischio sempre presente nella Chiesa: il clericalismo. Il credente laico si sente incapace di rischiare in proprio, e senza l'approvazione di qualche chierico, anche in materie dove il laico dovrebbe essere il professore e il chierico l'allievo, si sente come paralizzato. L'immagine di Chiesa che ne scaturisce è asfittica, grigia, fredda, forgiata più sulla paura che sulla gioiosa speranza. Non è un cerchio, è un mucchio di rovine!

A leggere il resoconto della stampa cattolica del Giubileo dell'Apostolato dei Laici, celebrato il 26 novembre 2000, e del contemporaneo Congresso del Laicato cattolico (25-30 novembre), pare di scoprire d'incanto tutta l'importanza del laicato impegnato nella Chiesa. "Testimoni di Cristo nel nuovo millennio", "Rispondete con pronta fedeltà all'urgente chiamata missionaria della Chiesa" (Giovanni Paolo II). "Partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo", "Una epifania matura e feconda del laicato", "Sei parole chiave per la vita dei laici", "Le litanie dei 270 santi laici canonizzati nel XX secolo", "Quel grande 'affresco' con i volti dei laici martiri del XX secolo", "Laici: meno sagrestia, più piazza", per sottolineare il pericolo dell'insorgenza di un clericalismo laicale, più deleterio del clericalismo tout court.

Si, anche il clericalismo è un peccato!

Giampiero Giampieri

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