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L'AVVENIMENTO PIU' STRAORDINARIO DELL'UNIVERSO, MA...

Uffa, babbo, la Messa!

La morte è vinta dall'amore. La Messa è l'attualizzazione dell'amore che vince la morte. La partecipazione al sacramento eucaristico è occasione di gioia e consolazione, soprattutto perché dischiude la possibilità di gustare il tempo dell'esperienza umana in pienezza in quanto libera la persona dalla paura della fine. Di che ti stai vantando sorella morte, nella tua fredda casa Lui non c'è più, cantavamo qualche tempo fa. Inoltre nel rito della Messa sperimentiamo misteriosamente, ma realmente, la comunione dei santi; rendiamo infatti grazie al Signore insieme a tutti coloro che ci hanno preceduti nell'avventura della vita e della morte: i nostri cari, i martiri, i santi, insomma tutti coloro che hanno riconosciuto di essere amati dal Padre. Quando riesco a non essere distratto dai mille pensieri e mi lascio trasportare dalla celebrazione, mi piace pensare che in quel momento - per esempio - Don Bosco sta pregando con me, magari nella mia stessa panca. E' allora che mi verrebbe da urlare di gioia ed abbracciare tutti quelli che mi stanno intorno. Che grande avvenimento è la Messa! E' l'avvenimento più straordinario dell'universo. Non esiste niente di uguale a cui all'uomo in vita sia dato di partecipare.

Le straordinarie opere d'arte che si trovano in molte delle nostre chiese sono dei beni da tutelare, da salvaguardare affinché possano essere trasmesse a coloro che ci seguiranno, ma non va mai dimenticato che la grandezza della chiesa come costruzione scaturisce dal fatto che vi si celebra l'eucaristica. Una eccessiva sottolineatura dell'aspetto - per così dire - museale dell'edificio, rischia di accreditare una prospettiva distorta rispetto alla funzione dello stesso. A volte, specialmente negli ultimi tempi, si ha quasi la sensazione che dietro una proclamata volontà di riscoperta dell'arte religiosa, si agisca - consapevolmente o meno - in direzione di una sostanziale omologazione delle espressioni della fede a qualsiasi altro fenomeno culturale della nostra civiltà globalizzata. Quando entro in una chiesa per la S. Messa devo convincermi che mi accingo ad esser parte dell'evento decisivo per la salvezza dell'uomo, di ogni uomo. Questo irriducibilmente deve esprimere una chiesa, piccola o grande, povera o ricca che sia. E questo deve esprimere il credente che vi partecipa.

Uffa, babbo, la Messa! Non posso stare in pace nemmeno la domenica! Qualche volta è capitato di sentirmelo dire da mia figlia di 11 anni. Pur cercando di ragionare e spiegare, resta il fatto che la nostra Messa, per l'atteggiamento di chi vi partecipa, dà piuttosto l'immagine di una cosa noiosa ma che va fatta, una sorta di tassa alla quale ci siamo abituati della quale non ci lamentiamo esteriormente, ma che è lontana anni luce dal suscitare adesione, fiducia, gioia. Come giustamente ha detto qualcuno, se prendessimo i nostri pranzi e le nostre cene come obblighi necessari per vivere, se levassimo loro tutto ciò che hanno di piacere e di consolazione, di leggerezza e di comunione, che cosa sarebbe di noi? Il loro pieno rispetto ci avvelenerebbe la vita. Eppure molte delle nostre messe sono vissute con questo stato d'animo. Anche per noi la "grandezza" abita altrove.

Nel corso degli esercizi spirituali predicati al Papa nei giorni scorsi ha affermato il Cardinale Jan Korec: Il mondo cerca sempre qualcosa di grande, ma non sa, oppure non vuole accettare che "quel grande" porta il nome di Gesù Cristo. Noi fortunatamente lo sappiamo, e accettiamo questa felicità nella fede che ci è stata donata, per la quale costantemente imploriamo e che cerchiamo sempre di approfondire. Evidentemente anche per noi, quando la S. Messa diventa un peso da sopportare, la grandezza abita altrove: nell'essere a la page, nel successo mondano, nel bipolarismo, nella spregiudicatezza, nella forza, nell'Euro, nell'affermazione di noi stessi, nel non pensare mai alla morte malgrado questa ci circondi. Che le parole del Cardinale Korec diventino anche le nostre! Te lo chiediamo Signore.

Giampiero Giampieri
© il filo, Idee e notizie dal Mugello,
marzo 1998

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