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LA FATICA DI IMPARARE AD AMARE

Ama, e fa' ciò che vuoi

Per essere amici è necessario pensarla allo stesso modo? Se guardo alla mia esperienza penso proprio di no. Perché un matrimonio riesca è necessario che i coniugi abbiano le stesse idee? Anche in questo caso -secondo me- la risposta è negativa. Per essere fratelli nella Chiesa è necessario un'unicità di pensiero riguardo a tutto ciò che ci circonda? Credo proprio di no!

Il SamaritanoAllora cos'è che lega in modo così particolare coloro che vivono in profondità queste esperienze? L'amore, si proprio l'amore! L'amore che segna la radicale differenza fra la salvezza e la condanna. C'è una condizione peggiore di quella di chi, per l'eternità, non potrà mai più amare?

L'opinione diversa in un rapporto d'amore non crea fratture, così come la concordanza di idee di per sé non suscita amore. Com'è inconsistente e fragile la pretesa di coloro che cercano di fare unità, anche nella Chiesa, lavorando alla omogeneizzazione delle opinioni, oppure all'occultamento della loro diversità. E' come cercare di sorbire il brodo con la forchetta.

Intendiamoci bene, quando parlo di libertà di opinione non mi riferisco certo agli aspetti fondamentali del Vangelo e della tradizione della Chiesa. Riguardo alla Resurrezione - per esempio - non possono esserci diversità di opinioni. Così - sempre come esempio - riguardo all'aborto è fuori strada chi lo ritenesse moralmente lecito. La diversità di opinioni potrà riguardare la ricerca del metodo più idoneo per combatterlo non certo il giudizio morale.

Certo è che imparare ad amare è una strada affascinante e insieme faticosa: le scorciatoie in questo caso allontanano dalla meta. A parole è facile dire che Gesù è il Signore della nostra vita, pregare che sia fatta la Sua volontà e non la nostra, ma conver-tirsi davvero è opera impossibile per l'uomo senza l'intervento decisivo di Dio. Quante volte, guardando alla mia vita, sono preso da tremore e timore. E' un Dio davvero onnipotente quello che riesce, talvolta, a rendere meno aspro il mio cuore.

Se questa è la condizione degli uomini, che senso hanno allora criteri di divisione dei cattolici in progressisti e conservatori, in democratici e integralisti, aperti o chiusi? C'è per caso qualcuno in grado di sostenere che i progressisti sono più prossimi alla salvezza? C'è qualcun altro in grado di sostenere che la salvezza invece è retaggio per i conservatori? Amano di più i democratici degli integralisti? Allora che senso hanno questi labilissimi concetti nei confronti dell'amore? Eppure ancora oggi questi argomenti informano - diciamo così - non pochi atteggiamenti tra i credenti. Si sa, siamo poveri uomini e donne, e non di rado temiamo più il giudizio degli uomini che quello di Dio.

Visto con gli occhi degli uomini l'amore richiede coraggio; donarsi significa essere disposti a rischiare, ad esporsi, a prendersi la responsabilità. C'è forse qualcuno più responsabile di colui che ama? Quante volte invece una malintesa prudenza è freno alla libertà, alla responsabilità, ai progressi nell'amore!

Quando ci ritroviamo tra credenti, anche nella celebrazione eucaristica, comprendiamo davvero che stiamo celebrando l'amore con l'impegno di riversarlo nel mondo, nel corso della nostra vita quotidiana?

Ama e fai ciò che vuoi! Se ami unisci, altrimenti dividi. Probabilmente ogni altra considerazione, se allontana da questo "centro" è certamente superflua o ingannatrice.

La Chiesa come calda accoglienza tra le braccia di un padre e di una madre, sereno incontro di chi si sente povero e insieme depositario di una speranza per tutti gli uomini, luogo di preghiera e quindi di esercizio della carità, scuola di umiltà e di coraggio; un ambito nel quale non si ha paura della discussione perché si ha fiducia che anche tra le povere parole di poveri uomini può nascondersi un tentativo di uscire da sé, una ricerca di contatto, una disponibilità a rischiare, una ricerca d'aiuto.

Giampiero Giampieri

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