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RISCOPRIRE IL PATRIMONIO CULTURALE E SPIRITUALE DELLA NAZIONE

Comunità... ITALIA!

Di fronte all'individualismo planetario dei sacerdoti della finanza, qualsiasi richiamo ad un'idea comunitaria della convivenza umana è da considerarsi un passo nella giusta direzione. E' in questo senso che sono da apprezzare i tentativi, in particolare quelli operati dal Presidente della Repubblica, per riaccendere un comune sentire intorno alla nostra appartenenza all'Italia. Qualsiasi identità senza appartenenze si dissolve, diventa un dato esclusivamente numerico, una solitudine. Ogni persona ha, infatti, necessità di ambiti nei quali rapportarsi e crescere: la famiglia, l'associazione, il comune, la nazione, sono i luoghi dove le radici raccolgono la linfa vitale per crescere e sperimentare nuove appartenenze. Non possiamo sentirci inseriti in comunità più grandi senza essere appartenuti veramente a quelle primarie. Non possiamo sentirci europei senza aver sperimentato l'essere italiani. E' difficile essere davvero solidali con il mondo intero, senza aver sperimentato la solidarietà vera in famiglia, tra la nostra gente, nel giro dei nostri rapporti quotidiani.

La nazione - recita il vocabolario - è l'unità etnica cosciente di una propria peculiarità e autonomia culturale, specialmente in quanto premessa di unità e sovranità politica. Senza questa "coscienza" come si può pensare di contribuire alla costruzione di un'aggregazione più grande quale l'Europa? In cosa consiste il valore aggiunto? Nell'allargamento di un mercato che è già globalizzato? Il mercato come assoluto è un valore che aggrega oppure divide?

Nell'era del mercato come principio ispiratore di tutto, come tecnica per la realizzazione di profitti sempre più ingenti, il divario tra paesi poveri e paesi ricchi aumenta, così come cresce la polarizzazione della ricchezza anche all'interno dei Paesi ricchi. Il forte accresce la sua potenza, il debole sperimenta la sua sempre più marcata marginalizzazione. Forse il povero sente lenite le proprie ferite nel credersi cittadino del mondo?

Tempo fa un amico affermava che la tecnica non riusciremo ad indirizzarla a favore dell'uomo con una dose di tecnica ulteriore, ma - esemplificava - riprendendo in mano San Tommaso e la Divina Commedia. Il fatto è che occorre rivalutare la cultura: non quella che scaturisce dalla prosopopea degli accademici affannati dalla ricerca della propria affermazione, ma quella che sgorga dal sentire profondo di un popolo, che si rinnova non per strappi, ma attraverso il confronto leale e reale con ciò che ci circonda e ciò che ci supera.

I tecnocrati, gli eurocrati, gli apprendisti stregoni di un mondo costruito ad una sola dimensione non smettono mai di propagandare le "magnifiche sorti e progressive". Lo fanno con insistenza, travolgendo qualsiasi opposizione con i grandi strumenti mediatici di cui dispongono. Chi non si adegua è un lebbroso indegno del consesso civile. Il dogma del progresso continuo è l'essenza del loro ostinato integralismo. La gente avverte la realtà in un altro modo, ma non intravede uscite di sicurezza.

Ecco allora che rivisitare il meglio della nostra storia, della nostra civiltà, del nostro spirito, sembrerebbe il modo migliore per dare impulso a fermenti di crescita ulteriore, a nuove realizzazioni dalle radici antiche e sperimentate, a innovazioni che non neghino quanto fino ad oggi è stato realizzato. L'Italia ha bisogno di riscoprire se stessa, il proprio patrimonio umano, culturale, spirituale. Bisognerebbe trovare il modo di mettere in vista le correnti profonde che hanno alimentato realizzazioni di ogni genere. Questo, a mio parere, dovrebbe - per così dire - procedere in parata il 2 giugno.

Purtroppo siamo ancora alla riesumazione delle parate militari. Beninteso, comprendo bene che le forze armate possono svolgere nobili azioni di pace, ma può lo spirito profondo di una nazione essere rappresentato esclusivamente dalle armi, dall'organizzazione militare? Non c'è niente di meglio da proporre all'attenzione di tutti?

Certamente Albert Einstein era un gran fisico, ma che figura avrebbe fatto se avesse esibito i propri muscoli?

Giampiero Giampieri

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