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IL PERICOLO DI UNA FEDE SOLO INTELLETTUALE

Ciò che conta è amare

La vita ci è data per imparare ad amare. L'amore è già un anticipo di eternità, è una dimensione che mai verrà meno. Tutto è vano se perseguito senza amore. Viceversa, tutto è straordinariamente importante se fatto per amore: da un abbraccio alla cura della casa; dal lavoro allo stare insieme; dall'avere cura dell'altro alla riconoscenza per ciò che ci circonda.

La nostra religione non consiste nel dare adesione intellettuale ad una dottrina, ad una visione del mondo, ad una serie di precetti, ma nel seguire, amandola, una persona: Gesù. Egli ci chiama in una maniera che sfugge ai nostri ragionamenti, tant'è che la nostra risposta, se è vera, è una risposta basata sulla fiducia, sulla fede. La fede è una dimensione davvero nuova che agisce in noi, che non è frutto di elucubrazioni, che non parte dalla ragione ma che non è in contrasto con essa, solo la supera all'infinito perché ha il potere di raggiungere Dio.

Anche l'amore non è in contrasto con la ragione, la supera: la ragione ha limiti, l'amore no! La ragione è mortale, l'amore no! Non lo dico io, è San Paolo che lo scrive ai Corinzi: "La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà".

Questa formidabile dimensione non ha bisogno di cose grandi, di apparati formidabili. Per l'atto d'amore più grande sono bastati due pezzi di legno a forma di croce. E' per questo che la ragione, quando pensa che tutto si esaurisca in lei, non arriverà mai a comprenderlo.

Non basta credere che Gesù sia esistito, bisogna avere fiducia in lui, volergli bene, scommettere sulla strada che ci propone, metterci effettivamente in cammino. Finché la nostra volontà di viaggiare si esaurisce nel consultare una guida turistica non possiamo considerarci dei viaggiatori.

Ci sono due modi di fare le cose: con amore oppure senza. Fare le cose con amore significa mettersi in cammino e seguire Gesù, sapendo che il peccato certamente tante volte ci farà sbandare, ma proprio per questo potremo abbandonarci alla sua misericordia. Scoprire la medicina più straordinaria e così salvare milioni di persone, se fatto senza amore vale niente; mettere a tavola i propri familiari con gioia perché si vuole loro bene è un cammino di salvezza. Ecco perché il mondo, quando parla della Chiesa, oppure vorrebbe indicarle come dovrebbe comportarsi, sforna sempre delle grandi sciocchezze che inflazionano le pagine dei giornali e dei mass-media in generale. Fa tenerezza Eugenio Scalfari quando, dichiarandosi ateo, discetta su chi dovrebbe essere beatificato e chi no. Eppure, tra i credenti, molti si lasciano convincere dalla ragione di Scalfari piuttosto che dalla dimensione dell'amore.

La mia preoccupazione è questa: se una persona venuta da fuori, sinceramente disponibile a comprendere, osservasse le nostre comunità, il modo che abbiamo di rapportarsi tra noi, le nostre celebrazioni, capirebbe che il cuore della nostra religione è l'amore? Dico questo consapevole principalmente delle mie responsabilità a riguardo, delle mie omissioni, del mio scarso coraggio, del mio quieto vivere, del mio peccato.

Scrive Carlo Carretto: "La constatazione di essere debole come gli altri, di non essere migliore degli altri, è talmente deludente per il nostro orgoglio da farci preferire la morte alla ripresa faticosa. Ma questa constatazione è anche la scoperta della nostra vera povertà e questo - finalmente - è cosa buona e preziosa. Sentirsi poveri incapaci, vuoti non è forse un ripartire su nuove basi?"

Credo che non dovremmo avere tante preoccupazioni all'infuori di una; penso che non occorrano tanti piani pastorali eccetto uno e con una sola affermazione. ritengo che non servano tanti appelli tranne una raccomandazione. La chiave sta in una sola consapevolezza: ciò che conta è amare!

Giampiero Giampieri

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