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La copertina di questo mese
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NOTE A MARGINE DELLA MISSIONE ARCOBALENO

Attenzione
agli imbrogli
della propaganda

Se non impariamo a sfuggire i trabocchetti delle emozioni suscitate ad arte per confonderci le idee, la libertà, nella sfera privata come nella pubblica, diventerà sempre più una parola vuota. Un nome suggestivo, una musica d'effetto, qualche frase seriosa e, soprattutto, un bombardamento propagandistico costante e il gioco è fatto. E' in questa chiave che va letta - a mio parere - la vicenda della "missione arcobaleno". La noncuranza con la quale è stata abbandonata molta parte degli aiuti raccolti, non è che la logica conseguenza dell'aver considerato l'aspetto umanitario secondario, marginale. Lo scopo primario era invece quello di stendere un alone di solidarietà per coprire, mascherare, addolcire la cruda realtà della guerra all'opinione pubblica. In questo truffaldino modo di governare, sono state coniate appositamente espressioni concepite apposta per confondere, per ingannare: intervento umanitario, effetti collaterali, e quant'altro. Ricordate D'Alema che sosteneva, sempre per addolcire la pillola, che i nostri aerei partecipavano alle missioni, ma non per bombardare? La "missione arcobaleno" aveva dunque solo uno scopo propagandistico, al quale hanno offerto la collaborazione - questi non mancano mai quando si tratta di puntellare il regime - anche Scalfari, Montanelli e Bobbio con il loro appello. E' apparso quindi evidente che, esaurito l'effetto propaganda, gli aiuti potevano tranquillamente marcire sulle banchine del porto di Bari, oppure essere oggetto dei traffici della malavita albanese. E la solidarietà? e i diritti umani? Per il potere sono solo formule, espedienti propagandistici, trucchi per ingannare, e non solo in questa occasione.

D'altro canto - come ha scritto nei giorni scorsi Angelo Panebianco sul Corriere riguardo alle stragi di cattolici a Timor est - è un ingenuità parlare di guerra etica. La guerra si fa solo - è sempre il pensiero dell'editorialista - se ci sono di mezzo interessi forti. La sola salvezza di vite umane, non è certo una ragione sufficiente. Difendere comunque la vita e la dignità dell'uomo è roba - secondo il nostro - per quelli stupidelli dei cattolici non ancora normalizzati. Malauguratamente, che le cose vadano in questo modo lo si capisce anche da come tante carneficine in numerose parti del globo, vicine o lontane, avvengono nell'indifferenza generale. Quando però qualche potere forte reclama le proprie ragioni, si ricorre allora alle corde dell'umanitarismo, della giustizia, del rispetto della vita umana etc.. E il popolo, imbonito da una pioggia di messaggi appositamente confezionati, si fa massa e gregge. Approva, disapprova, compra o non compra ciò che altri decidono per lui.

Alla "missione arcobaleno" hanno collaborato, certamente in buona fede, in molti: basti pensare a tanto volontariato che si è subito attivato con generosità almeno pari all'ingenuità. Sono stati fatti indossare loro i giubbotti con l'arcobaleno e l'inquadramento si è così materializzato. Purtroppo, si vede in giro una grande voglia di rendere funzionale il volontariato a scopi di parte.

Da credente, indegno certamente, nutro una grande preoccupazione e provo una profonda amarezza. Se si eccettua la forte voce profetica del Papa, gli interventi che aiutano a smascherare gli imbrogli che stringono il mondo in una morsa di morte si fanno sempre più rari. Purtroppo, - e dico questo con il cuore sconvolto - m'imbatto più spesso in cristiani che propugnano le ragioni del mondo piuttosto che quelle di Dio. Anzi, pare proprio che lo sforzo consista nel - mi si passi l'espressione - convertire Dio alle ragioni del mondo, invece che il mondo alle ragioni di Dio.

Da sempre si è considerata la semplicità come una virtù assai conveniente per il cristiano. Essere semplici, infatti, rende lo sguardo puro, non offuscato dai pregiudizi e dalla malignità. Probabilmente l'essere semplici come colombe deve ancora rappresentare una meta di conversione per molti di noi, sicuramente per me. Ma non mi sentirei di glissare sull'altro aspetto del detto evangelico: quello in cui ci viene raccomandato di essere anche scaltri come serpenti.

Giampiero Giampieri
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 1999 

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