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La copertina di questo mese
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LETTERA A UN AMICO, E A TUTTI NOI

Che bello essere spiga
nel campo del Signore!

Caro Andrea,

Papaveri a Senni. Foto di Andrea Lapil'autunno è la stagione nella quale i miei giri in bici sono più belli. I colori, le foglie che mi cadono addosso, i primi camini accesi, l'odore del legno tagliato per l'inverno ormai imminente, i suoni che arrivano all'orecchio con una tonalità particolare, più soffusa, quasi confidenziale, creano un'atmosfera nella quale è mi è più facile sintonizzarmi con i ritmi del creato, con il senso profondo delle stagioni. C'e poi la terra con le rughe prodotte dal lavoro dell'uomo pronta per la semina. Rughe che non testimoniano una decadenza, ma una bellezza matura e feconda.

Quante cose ha da dirci il creato! E' - come si usa dire - un libro aperto che parla del Creatore. Purtroppo si sa, il nostro è un tempo nel quale il libro non è un genere molto frequentato. Meglio la comunicazione veloce, un'immagine incisiva, meglio le mille diavolerie che la tecnica ci mette a disposizione in forme sempre più sofisticate. Cose straordinarie certo, ma, se non dominate, hanno la capacità di assorbirti ad un punto tale che poi non sei più capace di pensare. La forma di una comunicazione diventa più importante del contenuto. Va da sé che tutti ci sentiamo più aridi: abbiamo tanti strumenti per comunicare, ma non abbiamo più niente da dire.

Torniamo a noi: c'è la terra, c'è il seminatore, c'è il seme. La terra è chiamata ad accogliere, ma la forza, il prodigio, il miracolo non sta nel seminatore, sta nel seme. E il seme muore altrimenti non porta frutto.

Caro Andrea, ricordi l'altro giorno in auto: in mezzo alla nebbia ogni tanto uno squarcio ci regalava una porzione meravigliosa di paesaggio. Da quello squarcio si sarebbe potuto - per così dire - partire per ricostruire tutto il panorama del nostro Mugello. Io sono convinto che, pur in mezzo alla nebbia fitta che ci avvolge, qualche scheggia di meditazione sulla realtà del seme, sia in grado, se lo vogliamo e se lo "preghiamo", di farci presagire la realtà tutta intera. Ho detto presagire, non comprendere perché la realtà ci supera, e questa consapevolezza deve aiutarci a stare bassi, umili, a non dettare noi le direttrici che portano alla messe abbondante, allo splendido campo di grano maturo.

Caro Andrea, il campo maturo è l'istantanea di un miracolo moltiplicato per quante sono le spighe. Che bello esserci, farne parte, essere spiga e campo nello stesso tempo. Essere se stessi e appartenere. Io penso che appartenere sia più bello che essere se stessi, ma queste sono questioni di lana caprina, anche perché è appartenendo che si è più sé stessi.

Caro Andrea, a me piacerebbe parecchio far parte del campo, e l'idea di essere campo insieme a tante spighe già amiche moltiplica l'aspettativa di gioia. Che me ne frega se il seme gettato arriva alla terra da un seminatore imbranato? Se lo stile non è perfetto? L'importante è che il seme si congiunga alla terra. Tieni presente poi che tutti noi siamo a nostra volta seminatori. Lo siamo nei confronti dei nostri cari, degli amici, di chi ci ruota intorno. Pensaci bene, abbiamo referenze particolari da esibire? Un curriculum che ci dà diritto a censurare?

Per fortuna Lui ce le ha già dette le parole giuste: "Siete servi inutili"! Traduco: "Non sono mica grullo a contare sulle vostra destrezza per salvare il mondo. A voi chiedo solo di avere fiducia e di fidarvi di me. Mettetevelo bene in testa: la forza sta nel seme!"

Caro Andrea, l'autunno è la stagione migliore per meditare queste cose. Basta che ti affacci alla finestra e te ne rendi conto.

Ricorda: anche l'essere nati in Mugello è una grazia.

Ciao

Gibe
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2001

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