TESTIMONIARE LA FEDE NELL'INCARNAZIONE
E' Natale se è controcorrente
L'Incarnazione è un evento, un fatto avvenuto in un dato tempo e in un dato luogo, un avvenimento reale come quelli che sperimentiamo nella nostra vita. Da qui ha origine il realismo cristiano.
Gesù,
per la salvezza di tutti gli uomini, si è incarnato nel seno di Maria e si
è fatto uomo. Si tratta dell'avvenimento centrale di tutta la storia dal quale
acquistano senso tutte le cose: i fiori, gli oceani, le stelle, l'immensamente
grande e l'infinitamente piccolo, la gioia, il dolore, gli affetti, io, mia
moglie, le bambine.
Da allora Gesù non cessa un istante di chiamare a sé ciascuna persona. Per avviarci tutti alla gioia senza fine chiede insistentemente il nostro sì.
Il punto è che non si accontenta di un sì formale, inoperoso, ma esige un sì che si trasformi in testimonianza di lui in ogni occasione della nostra vita.
E' a questo punto che sperimento tutt'intera la mia fragilità, la mia propensione al peccato, i comodi e ipocriti accomodamenti che sanno di tradimento lontano un miglio. Betlemme allora, da villaggio ai confini del deserto, diventa un luogo dal cielo color cartazzucchero, un'ispirazione per fugaci sentimentalismi, una formula per vendere qualche panettone in più. Cullato dai gorghi della corrente, mi lascio trasportare senza tentare nemmeno una bracciata in senso contrario. In assenza di qualche provvidenziale appiglio, non i miei occhi e il mio cuore, ma le mie spalle saranno rivolte alla sorgente della vita.
Racconta l'evangelista Matteo a proposito del Battista: Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre." Il Natale sarà vera festa se sentirò davvero queste parole come rivolte a me. Solo chi è consapevole del proprio peccato può sinceramente chiedere perdono, e solo chi è perdonato conosce la gioia!
Ma queste parole, probabilmente, sarebbe giusto considerarle rivolte anche a noi come comunità cristiana. Tra la pillola del giorno dopo e quella dell'ultimo giorno - già molti olandesi hanno in tasca una lettera in cui negano il diritto a venire "terminati" se incoscienti -, tra ministri che snobbano la pericolosità dell'ecstasy e altri che assimilano la famiglia alle unioni gay, tra l'attrazione monopolizzante del denaro e la povertà crescente di persone e di popoli, in cosa consiste la testimonianza cristiana? Nel silenzio timoroso di chi non vuol essere considerato contrario al progresso? Nella falsa prudenza di chi tace perché - secondo lui - parlare provocherebbe divisioni? Nella teoria delle due morali, una pubblica e una che vale per il privato? Nel collocare il cristianesimo in una posizione intermedia tra cielo e terra? Nell'accettare che la vita sociale si debba organizzare a prescindere da un fatto realmente accaduto, e che ha diviso la storia tra un prima e un dopo?
Non si tratta di imporre una visione del mondo e della storia. Non si tratta nemmeno di combattere le persone che non la pensano come noi. Si tratta solo di proporre con i fatti e con le parole la fiducia in Gesù. Se in qualche modo non s'incarna la fiducia non è credibile, non è testimonianza.
Nel corso del recente giubileo dei laici il Papa, la cui voce spesso appare assai isolata nella Chiesa, li invitava a rendere testimonianza della loro fede riscoprendo il coraggio e il gusto di andare controcorrente. Lui va sempre controcorrente; Gesù andava certamente controcorrente; San Paolo e San Pietro andavano indubbiamente controcorrente; tutti i Santi andavano e vanno controcorrente.
Si, l'Incarnazione è un fatto, ed è controcorrente!
Giampiero Giampieri
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2000

