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DESIDERARE LA SALVEZZA, NOSTRA E DEGLI ALTRI

Mettere il cuore al posto giusto

Dalle profondità del tempo e dello spazio è stato deliberato che il cosmo e l’uomo fossero. Con fatti e parole è stato fatto comprendere all’uomo che la morte non era l’ultima parola e che anche l’universo si sarebbe trasformato in nuovi cieli e nuova terra. I Profeti hanno insegnato a leggere la storia secondo Dio, rendendo così possibile la speranza. La congiunzione tra attesa e realtà si è realizzata circa venti secoli fa, in una grotta dove la povertà, cioè la ricchezza vera, si è manifestata come condizione privilegiata per l’incontro tra Dio è la creatura che egli ama con tutto se stesso: l’uomo. Il Natale è la festa dove si celebra quest’incontro amoroso, la congiunzione tra tempo ed eternità, la festa di una promessa sconvolgente che si fa carne e viene deposta in una mangiatoia.

Una prudenza atavica ci raccomanda di stare bene attenti a dove mettere i piedi. C’è invece da stare attenti a dove desideriamo mettere il cuore, perché in questo caso saremo accontentati per l’eternità. Il Natale ci aiuta a mettere il cuore in quella mangiatoia dove sono accorsi, per adorare, tutti coloro che si sono fidati dell’amore di Dio.

Infondo, la missione della Chiesa può riassumersi in questa operazione semplice e grandiosa nello stesso tempo: aiutare gli uomini a mettere il cuore dalla parte giusta. E se è la missione della Chiesa è anche il compito di ciascun credente. Lo è del marito nei confronti della moglie come della moglie nei confronti del marito. Lo è dei genitori per i figli e dei figli per i genitori.

Riappropriarsi del nostro cuore in mezzo ad una sequenza di trappole e trabocchetti. Allo sfolgorio delle fredde luci che di questi tempi catturano il nostro sguardo, è conveniente contrapporre la flebile fiammella che è però capace di accendere e scaldare davvero.

Desiderare la salvezza per noi, per le persone alle quali vogliamo bene, per tutti. La salvezza è l’avvento del Regno di Dio che – è Gesù che lo dice – è già tra noi.

Ma lo desideriamo davvero? Per le persone che ci stanno accanto, anche quelle più prossime, siamo un’opportunità, un aiuto alla conversione, oppure contribuiamo ad indirizzare il loro cuore altrove?

Infondo, anche per i nostri figli, desideriamo di più il successo, la carriera, la posizione, oppure la loro salvezza. Ci adoperiamo per la loro salvezza perlomeno allo stesso modo con il quale c’impegniamo per la scuola, lo sport, il lavoro? E se non è così in cosa consiste la nostra testimonianza? Cosa significa la S. Messa, il Natale, il dirsi cattolici?

Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.

Indirizzare il cuore dalla parte di Gesù. Operazione semplice ed esigente;  iniziativa interiore dalle conseguenze grandiose: partecipare all’edificazione di cieli e terra nuovi. Scoprire il passaggio dal tempo all’eternità da subito, a partire dal più piccolo gesto quotidiano illuminato da una scintilla d’amore.

Ogni scintilla d’amore crea subito una realtà nuova, inesplorata. Tante scintille d’amore creano la pace, quella vera, non una semplice assenza di guerra, ma “Shalom,”cioè tutto quanto Dio può donare ad ogni uomo.

Shalom per tutti gli uomini è la gloria di Dio. Gloria che si è manifestata in quella grotta, a Betlemme, dove oggi al coro degli angeli si è sostituito (come in tante parti del mondo) il rombo degli esplosivi e delle macchine da guerra. Succede quando all’umile ma calda fiammella si preferisce la sbornia di un’energia, di una forza che c’illudiamo di darci.

Mettiamo il nostro cuore in quella mangiatoia; mettiamolo davvero. Solo allora sapremo cantare, pieni di gioia che “abbiamo visto la sua gloria”.

Giampiero Giampieri
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2001

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