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CONTINUA IL SUCCESSO DI "AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA"

Gioia genuina... in musica!

QAggiungi un posto a tavola, messo in scena dalla compagnia "Il Piccolo" di Borgo San Lorenzo al teatro Don Boscoualche tempo fa il Filo si è già occupato della riuscitissima messa in scena della commedia musicale "Aggiungi un posto a tavola", da parte della compagnia "Il piccolo" di Borgo San Lorenzo. Nel frattempo ci sono state altre repliche a Rufina e al teatro "Le laudi" a Firenze, che hanno confermato il successo dell'allestimento, tanto che ad anno nuovo lo spettacolo farà tappa a Barberino per poi esser ancora replicato nel capoluogo mugellano.

Quest'impresa di una quarantina di giovani che hanno messo in comune i propri talenti espressivi è di per sé una buona notizia. Lo è però ancora di più se pensiamo alla gioia genuina che riescono a trasmettere agli spettatori. Gioia che - è la mia impressione assistendo alla rappresentazione - scaturisce dalla rara esperienza di cimentarsi come singoli e come insieme, senza che nessuno dei due aspetti prenda il sopravvento. (Ma è poi vero che per dare il meglio di sé è necessario competere con qualcuno?) Il pubblico intuisce, afferra il messaggio, si commuove anche, applaude. D'altro canto la gioia non si compra, si condivide.

C'è poi l'affascinante mistero della musica. La musica accresce la sensibilità, scava oltre le apparenze, con i suoi ritmi scandisce respiri vitali, suscita esigenze di rinnovata armonia, riporta alla luce tesori nascosti, accomuna senza appiattire. La musica è una formidabile opportunità educativa. L'emergere della melodia dal magma del frastuono quotidiano è inoltre un lampo che rompe l'oscurità, è acqua zampillante in una terra riarsa. Il fatto che quest'opportunità sia offerta non da "professionisti", ma da "amatori", vale a dire sotto il segno della gratuità e del disinteresse, cioè di un interesse più grande, da all'operazione una rara credibilità.

Un'altra considerazione: per allestire un'operazione del genere ci vogliono capacità progettuale e organizzativa, costanza e disponibilità al sacrificio. Tutte cose che sembrano lontane dalla realtà, stando a certa letteratura sui giovani. Invece, basta una scintilla che parli con verità al loro cuore e diventano capaci di imprese grandiose in tutti i campi. C'è piuttosto da rammaricarsi del fatto che ambienti liberi in cui ciò sia possibile diventano sempre più rari, e sempre meno difesi dall'ideologia monotematica del denaro e del potere sotto qualsiasi spoglia. San Giovanni Bosco avrebbe ancora tanti tesori da regalarci su questa materia; ma la santità purtroppo è parola scandalosa nell'era del "politicamente corretto".

Tutti abbiamo bisogno di recuperare speranza nel futuro. Appiattiti sull'oggi e dimentichi delle nostre radici, giochiamo la nostra partita sempre in difesa di un presente chiuso in se stesso. Ecco perché la nostra società invecchia ad alta velocità. E più invecchia più si avvita in uno strisciante egoismo che soffoca la speranza.

Non si è vecchi quando abbiamo un'età avanzata, ma quando non riusciamo più ad uscire da noi stessi; quando non esprimiamo che paure, quando consideriamo la vita che ci resta più un motivo di preoccupazione che un'ulteriore opportunità per crescere come persone e come società. Siamo vecchi quando aggiungere un posto a tavola diventa un ostacolo insuperabile. Siamo vecchi quando consideriamo una vita che nasce o una persona che bussa alla nostra porta un attentato alle nostre sicurezze e alla nostra stabilità.

Affermano gli psicologi che nel gioco si è veramente sé stessi. Forse è per questo che non sappiamo più giocare. Ecco allora che cantare con gioia "aggiungi un posto a tavola" diventa una sorta di affermazione di una libertà riconquistata, una gioiosa riscoperta di un incontaminato sentire, una salutare provocazione, una buona notizia appunto.

Avanti amici del Piccolo! Continuate a cantare e a danzare la spontaneità della vostra gioia! Voi potete arrivare dove non arrivano cento omelie, decine di incontri biblici, intere biblioteche teologiche; non disperdete la chiave di una gioia sincera che sola sa farsi largo anche negli animi più incupiti! Mi diceva quand'ero bambino un vecchio sacerdote che ogni attimo di limpida gioia è un sorriso di Gesù. Evviva, evviva...evviva, evviva, evviva!

Giampiero Giampieri
© Il filo, idee e notizie dal Mugello, dicembre 1997

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