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GIOVANI: TESTIMONIANZE DA SCARPERIAsiacopo.gif (21878 byte)

Continuiamo a seminare

Fra i temi classici e ricorrenti nei discorsi, sui mass media, anche su "Il Filo", c'è quello dei giovani. Le opinioni sono le più diverse.
Seguo da molti anni un gruppo di giovani ora venticinquenni e come testimonianza vi invio due loro recenti scritti; possono ampliare il panorama.
Solo un mio pensiero: non smettiamo di credere nei bambini e nella nostra capacità di educarli, nei giovani e nella loro capacità di essere diversi da noi. Non ci allontaniamo da loro con le nostre critiche talvolta distruttive. ma stiamogli vicino incoraggiandoli e soprattutto amandoli. Per noi e per loro valgano le parole del santo "Ama e fai ciò che vuoi".
E' difficile, ma cerchiamo di guardarli con gli stessi occhi benevolenti con cui li guarda il Creatore. Germoglieranno fiori multicolori e meravigliosi; non sta a noi dire come.
"Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come egli stesso non lo sa". (Mc 4, 26-27)

ALESSANDRO BETTARINI

Parrocchia SS. Jacopo e Filippo

Cari genitori,siamo i catechisti di vostro/a figlio/a. Abbiamo deciso di scrivervi questa lettera essenzialmente per due motivi: in quest'anno di catechismo abbiamo notato un notevole calo delle presenze la domenica mattina e una minore partecipazione alle attività che abbiamo proposto; così dai 40 bambini che sono passati a Comunione, solo 10-15 frequentano in modo più assiduo. Dobbiamo lamentare una partecipazione "a intermittenza" un po' di tutti, cosicché ci resta molto difficile portare avanti un programma, costruire un dialogo con i ragazzi, poiché tutte le volte dobbiamo ricominciare dall'inizio.

Certamente comprendiamo benissimo, data la nostra giovane età, i numerosi impegni dei ragazzi: lo sport, gli hobby, lo studio, la stanchezza dopo una settimana di scuola, ma crediamo che tutto ciò non debba offuscare la presenza di Dio nella loro vita. Infatti questi bambini potranno diventare commercianti, insegnanti, ingegneri, calciatori, padri e madri, ma avranno bisogno di valori profondi a cui aggrappare le loro capacità, di un Dio che li ami per quello che sono e non per quello che sono diventati, di un Gesù che non si stanchi mai dei loro errori, dei loro fallimenti.

Guardate che non cerchiamo di vendervi fumo, non vogliamo convincervi ad aderire ad una filosofia di vita, ma vi offriamo l'opportunità di riflettere sull'importanza di Dio nella nostra esistenza e in quella dei vostri bambini che, purtroppo, saranno adulti in una società sempre meno attenta alla sfera spirituale. Noi crediamo che fra tanto "grigiume" offerto dal mondo, il ricordo di un gioioso campo-scuola, di un dialogo sincero con i catechisti, di una preghiera intorno ad un falò, di un film "profano" in cui abbiamo comunque trovato la forza dello Spirito Santo, tutte queste cose (e chissà quante altre), possono farci sentire uomini e donne più felici, realizzati e Amati.

Noi catechisti, lo sappiamo, siamo limitati in molte cose, ma cerchiamo di dare ai ragazzi noi stessi, il nostro tempo, le nostre esperienze, la nostra fede e dove non arriva tutto ciò, speriamo nell'aiuto di Dio.

Se finora il catechismo è stata un'alternativa di come passare la domenica mattina, o una "medicina" per passare i Sacramenti, adesso che i bambini stanno diventando ragazzi hanno bisogno di un Educatore-Compagno di strada che superi gli errori dei genitori, degli insegnanti, dei catechisti e nel nome del quale costruire l'amicizia che alla loro età è così importante.

Ormai lo sapete, noi ci teniamo ai vostri ragazzi, stiamo crescendo insieme e ognuno di loro è come un pezzetto di un puzzle: se manca non ha senso il disegno!

Speriamo quindi in voi affinché l'anno di catechismo possa finire al meglio e che si possa iniziare il prossimo con una marcia in più.  Grazie e cordiali saluti


LETIZIA, FRANCESCA, MATTEO

Cari amici,vorrei porvi alcune semplici riflessioni che ho maturato in questo periodo alla luce sia del discorso che il Santo Padre ha pronunciato per la giornata della pace 1998, che degli ultimi avvenimenti di politica estera.

Leggendo il messaggio del Papa per la giornata della pace, inevitabilmente mi trovo a confrontare la realtà in cui vivo e l'immagine dei bambini che ogni giorno muoiono di fame.

Il Papa dedica il suo discorso alle ingiustizie che perpetuandosi cancellano ogni speranza di pace e che in buona parte sono un effetto degli aspetti negativi della globalizzazione; la quale nel concreto si è sviluppata e si sviluppa in una direzione a senso unico: essa è in mano a coloro che hanno il potere, in quali se n'avvantaggiano a danno dei più deboli (popoli e persone).

Ecco perché questo messaggio è rivolto in particolare a chi ha responsabilità politiche.

Nel nostro mondo di benessere si deve arrivare a capire "quanti hanno beni non si limitano ad attingere, per aiutare i poveri, soltanto dal loro superfluo... Chi vive nella miseria non può attendere oltre..." (messaggio del Papa).

Siamo tutti interpellati in profondità, nella coscienza c'è un invito ad impegnarsi che tocca tutti.

In una società dominata sempre più dall'interesse individuale ci viene chiesto di ribaltare il nostro modo d'essere e i nostri comportamenti, in altre parole concepire un nuovo modo di vivere i rapporti, tenendo sempre presente che "Dalla giustizia di ciascuno nasce la pace per tutti" (titolo del messaggio di Giovanni Paolo II per la giornata della pace 1998).

Credo allora che sia essenziale riflettere per cercare di capire in profondità i meccanismi che reggono il mondo di oggi ed i loro principi ispiratori, in quanto in un mondo dove non ci sono più distanze non ci si può soffermare soltanto sulle politiche che riguardano il nostro piccolo.

Principi come l'assolutizzazione della proprietà che non è finalizzata al bene comune in ogni operazione economica, credo di poter dire che sono principi egoistici e profondamente antievangelici i quali stanno facendo sì che la ricchezza si concentri sempre più nella mani di pochi.

Principi che propongono modelli di sviluppo ingiusti e che svuotano i nostri Paesi dai veri valori e con l'ausilio dei mass-media creano modelli culturali che certamente non ci rendono liberi di questo circolo di interessi egoistici.

Comprendo allora come annunciare il Vangelo voglia dire anche denunciare, prendere posizione, proporre e sostenere nuovi progetti politici.

La nostra testimonianza di cristiani deve essere orientata al perseguimento di una profonda rivoluzione culturale capace di sovvertire questi principi amorali.

Il nostro impegno politico deve fondare sui principi umani, che poi sono quelli evangelici, della solidarietà universale, della pace e del perseguimento del bene comune di tutta l'umanità e del creato.

Solo così la nostra testimonianza politica potrà avere un grande valore profetico nell'intento di creare una nuova cultura di solidarietà e di pace.

Vorrei concludere riportandovi le parole di un mio caro amico, don Andrea Bigalli: "La parola di Dio si può forse rappresentare come il Sogno del Creatore di garantire all'umanità la pienezza della potenzialità, l'inesauribilità dell'ulteriore espressione e accoglienza che è la comunicazione, diritto, dignità, gioia per ogni essere vivente. In una parola pace... Del sogno di vivere siamo parte integrante, in esso diveniamo anche noi sognatori: solo in una logica dell'altrove, che non è fuga ma Esodo, le nostre esistenze possono riacquistare consistenza... Non vogliamo andarcene o essere scacciati da questa storia; vogliamo abitarla e amarla fino alle estreme conseguenze, ma con anima da viaggiatori... Sognare è sfondare la struttura del possibile, darsi un bagaglio di transito, occhi spalancati, ma cuore già altrove. Piantato nel persempre dell'amore non contraddetto, Assoluto.

La nostra cultura è natura diffidabile, vagabonda, svagata di fronte ai sognare comuni. Noi cercatori di ulteriore, noi fuori dal laccio che soffoca... Noi sognatori delle Spirito liberi".

LUCA TALLURI
Consigliere Comunale - Scarperia

il filo, febbraio 1999
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