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La copertina di questo mese
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GLI ARTICOLI
sociale & scuola

EMERGENZA EDUCAZIONE

I giovani e noi

Apriamo una riflessione-dibattito sulla condizione giovanile in Mugello

“Uc-ci-de-teli, ucci-de-teli”, “Uc-di-diamoli” non sono solo slogan orribili che solitamente si scambiano le tifoserie calcistiche, e che i giovani fiorentini imparano andando allo stadio. Gli stessi slogan si sono sentiti scandire da una gran massa di giovani, radunati nei giardini di piazza Dante a Borgo San Lorenzo, davanti al comune la notte di Pasqua. Li sentirono bene, e con grande preoccupazione, coloro che erano sul sagrato della Pieve, in attesa dell’inizio della Veglia pasquale. Poi i lampeggianti dei Carabinieri hanno riportato un po’ di calma. All’origine dell’episodio, pare, una contesa tra giovani italiani e giovani albanesi. La sera precedente erano stati presi a pugni degli albanesi, il giorno dopo questi avevano cercato di vendicarsi. Ma a chi si è stupito dell’accaduto le forze dell’ordine locali hanno dato una risposta in parte inaspettata: niente stupore, hanno detto, perché piccole risse, scazzottate –spesso facilitate da alcol e droga- sono frequenti, in tanti locali mugellani.

Sul fronte scolastico poi, spesso capita di sentire gli insegnanti preoccupati, evidenziando un comportamento “maleducato”, eccessivo, incontenibile, di un crescente numero di ragazzi. E di ragazze.

Sta emergendo dunque, anche in Mugello, un’”emergenza educazione”? C’è da chiederselo. Qui, intanto, abbiamo registrato alcune riflessioni, colte al volo. Ma crediamo che sarebbe utile e positivo alimentare un approfondito dibattito, a più voci, su questo tema. Per capire meglio. Per non lasciar soli i giovani. Per dare qualche risposta concreta, senza stare solo a lamentarsi

Come sempre, queste pagine sono a completa disposizione di chi abbia qualcosa da dire e da suggerire.


La scuola media di Borgo San LorenzoLa prima impressione che raccogliamo è quella del preside della scuola media “Giovanni Della Casa” di Borgo San Lorenzo. E quella del prof. Filippo Bellandi è una lettura lucida. “Motivi di preoccupazione ci sono, legati non tanto agli apprendimenti all’istruzione in sé, quanto alla modifica degli atteggiamenti. Appaiono meno stabili, meno forti, i punti di riferimento, i valori che orientano nelle scelte. E siamo sempre più in affanno a rimarcare questi punti di riferimento –il ‘si può fare non si può fare’, il  rispetto degli altri, la buona educazione, elementi che per la nostra generazione avevano rilievo e che invece adesso si stanno sfaldando. C’è una deriva che sembra inarrestabile...” Bellandi prosegue nella sua riflessione a voce alta. “Talvolta, e mi riferisco agli aspetti del vivere quotidiano, abbiamo l’impressione di combattere con i mulini a vento. Si constata che nella società, e di riflesso nelle famiglie c’è qualcosa che si è allentato rispetto a prima. La dove i punti di riferimento sono rimasti vediamo ancora dei ragazzi più stabili. E si badi bene: gli insegnanti che vengono da altre realtà scolastiche, magari cittadine, mi dicono che tutto sommato Borgo San Lorenzo è ancora un’isola felice”.

“Che fare? Ce lo siamo chiesti tante volte –conclude il preside Bellandi-, anche in collegio dei docenti. Nelle valutazioni scolastiche che dobbiamo dare ogni anno è comparsa anche la voce “comportamento”. Questo richiede dunque una riflessione su questi atteggiamenti.  Anzitutto il nostro pretendere, il nostro rimarcare il valore di comportamenti sociali corretti è importante, ed è per noi un obiettivo. Consapevoli purtroppo che le nostre parole sono sempre più aleatorie, voce che grida nel deserto, visto che gli esempi che i ragazzi hanno di fronte sono di ben altro genere. Comunque, e anche se spesso i ragazzi ci ridono dietro, e questa è un’amarezza- sia si continua a scuola a pretendere il rispetto di alcuni valori. Ecco allora la punizione per chi ha gettato fuori dalla finestra qualcosa, ecco che chi scrive sui banchi paga la multa, con il principio che chi rompe paga, che non si tollerano comportamenti trasgressivi. Per ribadire che c’è un valore dietro. Questo dovrebbe valere anche per gli altri ambienti. Insegnare che ci sono cose da rispettare, in particolare le cose che sono di tutti. Ecco allora che devo presentare una scuola pulita, se voglio che i ragazzi abbiano rispetto per l’ambiente in cui vive. Se li metto in un’aula sporca non si capirà cosa c’è da rispettare. E questo vale per le strade, per l’arredo urbano. Se vedo un muro pulito ho più esitazione a sporcarlo. Per questo ho sempre fatto cancellare subito le scritte. Andrebbe fatto rispettare questo atteggiamento. Il comune tenesse ben lindo e dignitoso l’ingresso della scuola, se i giardini fossero puliti sarebbe più facile segnalare chi viola la norma e dare punizioni più severe, per rimarcare il valore del rispetto. Di recente abbiamo inviato alle famiglie una lettera invitando a una riflessione sulla correttezza nell’abbigliamento, specie ora che si va verso l’estate. Perché è dalle piccole azioni ricorrenti di tutti i giorni che si deve partire. E’ qui che si struttura la mente, il modo di pensare, il che poi dà un’abitudine al comportamento civile. Le azioni quotidiane ricorrenti abituano a strutturare la mente in modo ordinata a sistemare le cose nello spazio e nel tempo, e avrebbero anche un portato di educazione civica. Sembrano banalità, ma perdendone il senso se ne vedono tutte le conseguenze. Dire, come spesso oggi si fa, “Lascia fare, è uguale, che vuoi che sia...” è davvero pernicioso”.

Il sindaco di Borgo San Lorenzo Giovanni Bettarini preferisce da parte sua evidenziare i lati positivi, per riconoscendo che “ll problema esiste. Ma non va mai dimenticato –aggiunge- che i giovani sono il futuro e in loro vi è un’importante riserva d’idealità, una richiesta di bianco e nero, di ideali forti. L’esperienza degli adulti è una gran cosa, ma spesso ci porta a vedere soltanto i grigi. I giovani, con la loro richiesta, ci spingono a un confronto forte e interessante, proprio perché non lo leggi solo con i grigi”. Poi il sindaco si interroga sui rapporti tra giovani e politica: “Di recente ho incontrato i giovani del Chicchessia. Facevano domande sulla politica, anche approfondite, e questo mi ha perfino sorpreso. Certo, noti una distanza, una distanza tra giovani e politica, tra giovani e amministratori, che sta a tutti colmare. Del resto, riflettevo, anch’io sono diventato sindaco partendo da un’esperienza non dico anti-politica, ma comunque ricordo che ci tenevo a sottolineare che Amnesty International è rigorosamente apartitica. E ora mi ritrovo sindaco, e ad essere iscritto a un partito. Ma in fondo è questo impegno che mi ha avviato alla politica, questa stessa voglia di ideali. La nostra grande responsabilità è ricordare che è vero che spesso i ragazzi sembrano eccessivi. Ma in fondo è un modo per gridare al mondo il proprio esistere, esprimendo l’ideale di una società migliore. E’E’ vero anche che qualcosa, rispetto a quando io avevo 18 anni è cambiato, e forse non in meglio. Che so, allora c’era maggiore attenzione al look, ai vestiti. Ma qui non c’entrano i giovani, c’entra il contesto. Allora non c’era il Grande Fratello o L’Isola dei Famosi. Oggi c’è un bombardamento, dal quale è difficile ripararsi. E occorre interrogarsi su chi ha creato una condizione sociale che confonde i ragazzi, e poi li accusa di essere confusi...”

Il Centro Giovanile del Mugello a Borgo San LorenzoDon Leonardo De Angelis è responsabile del Centro Giovanile di Borgo San Lorenzo. E i suoi giovani li ha sotto gli occhi ogni giorno. E preferisce battere un tasto costruttivo. “Problemi possono esservi. Ma in fogno ogni epoca ha dovuto scontrarsi con aspetti e difficoltà inter-generazionali. Forse oggi la cosa è più evidente, perché c’è più informazione e conoscenza, e forse perché il salto generazionale risulta più accentuato e accelerato. Credo comunque che occorra avere tanta pazienza, al di là dei risultati immediati. Magari sembra che non vi siano risultati. Ma diamo tempo al tempo. Ed è importante stare vicini e proporre chiarezza. Penso che una delle cause di tante difficoltà sul piano educativo sia proprio la mancanza di chiarezza. Di chiarezza su ciò che è bene e ciò che è male. Per questo bisogna insistere. E proporre un orizzonte chiaro di valori forti, che fanno bene all’uomo e lo fanno crescere. Di questo credo che i giovani abbiano bisogno”.

Anche il suo “collega” barberinese, don Leonardo Guerri, concorda nel guardare al “bicchiere mezzo pieno”. Anche se riconosce che la situazione è preoccupante. E Don Guerri ha il polso “giovanile” anche per il fatto di essere insegnante alla scuola media. “Li vedo allo sbando, privi di figure di riferimento. Questo passare tanto tempo a scuola, tornano a casa e i genitori non ci sono, perché i tempi lavorativi sono sempre più assorbenti. E così c’è sempre più un’educazione tappabuchi, frammentata. Ma una cosa va detta: i ragazzi che punti di riferimento li cercano. Quando ci relazioniamo con loro, dedicando tempo, non guardando l’orologio, spazi positivi vengono offerti”. Don Leonardo nota una mancanza di progettualità più ampia: “oggi si lavora prevalentemente sul capillare, sui rapporti personali. Si cerca di fare anello di congiunzione tra famiglia e scuola. Non sento di avere bacchette magiche, e così si cerca di stare accanto ai ragazzi”. Non è poco, ma forse non basta: “Vedo tanta fragilità –riflette ad alta voce don Leonardo-. Ho tanti amici che magari sono già genitori, e che sono in difficoltà a decidere le priorità, ad avere fermezza. Mancano punti fermi. E poi c’è anche paura. Paura non solo dell’extracomunitario, ma della realtà. Si va avanti per sentito dire, si palesa una perdita d’identità, la mancanza di un senso di appartenenza”.

 

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 2006

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