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CASTAGNO D’ANDREA: UN APPELLO PER SALVARE LA MEMORIA.

Gorganera e il parco del falterona

Uno scorcio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e CampignaMoltissimi escursionisti hanno visto ed hanno sostato incuriositi sul sentiero che porta a Capodarno, sotto il Monte Falterona, a circa 1.300 metri di altitudine, una singolare zona umida che ha il nome non troppo rassicurante di Gorganera.

Il luogo è ricco di storia e di leggende son solo per gli abitanti di Castagno d’Andrea ma per tutti i paesi dal Mugello, alla Romagna, al Casentino: ‘Tuona la Gorganera’ era l’esclamazione abituale in questi territori quando si sentivano tuoni o brontolii lontani di cui non si conosceva l’origine.

Dopo la frana del 1335 che distrusse Castagno, come racconta nella Cronica Fiorentina il Villani, vi si formò un lago che fu riempito da un’altra frana, descritta dal Repetti nel Dizionario Geografico Fisico della Toscana, nel 1461 ‘…scappando fuori da quella colmata laguna molti pesci colla pelle nera, ma di carne bianchissima.’

Rimase soltanto un piccolo acquitrino che i pastori avevano recintato di filo spinato perché non vi cadessero dentro le pecore.

Ultimamente, forse a causa del cambiamento climatico, vi era cresciuto un bel canneto di un tenero verde.

Da tempi immemorabili circolavano voci che sul fondo potesse esservi qualcosa di importante e la cosa non appariva del tutto campata in aria, tanto è vero che nel progetto per l’ultimo scavo, proprio sul versante adiacente del Falterona più o meno alla medesima quota, al Lago degli Idoli dove sono stati ritrovati moltissimi reperti Etruschi era scritto che doveva essere presa in considerazione Gorganera per continuare la ricerche archeologiche sulle vie etrusco-romane che conducevano alla montagna sacra, il ‘Trono del Cielo’.

Infatti nel Luglio di quest’anno il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna ha stanziato quasi quarantamila euro, affidando l’esecuzione dei lavori alla Comunità Montana della Montagna Fiorentina, per occuparsi di Gorganera.

Me – e questa è stata la prima sorpresa negativa – il cartello di cantiere recitava che i lavori erano diretti alla ricostruzione dell’habitat della rana temporaria, il cui punto di riproduzione originario era appena sopra alla Fonte del Borbotto in una pozza di dieci metri per cinque, prosciugatasi dopo la siccità dell’estate 2003.

La seconda sorpresa, ancora più sgradevole , è stata quella di veder effettuare il lavoro con mezzi inadeguati e senza nessun riguardo per ciò che poteva venire alla luce.

Nessuno ha dato grande peso al fatto che sotto un paio di metri di terra intrisa d’acqua c’erano dei pezzi di legno lavorati e che in mezzo al laghetto, subito riformatosi perché alimentato da una polla sotterranea, fossero conficcati grossi pali.

Ai primi di Agosto l’intervento è finito e sulle sponde fangose sono rimasti soltanto cartelli che invitavano a non avvicinarsi per il pericolo di sprofondamento, mentre il mistero di Gorganera  rimaneva quasi per intero sepolto nella melma.

Volontari dell’Associazione Andrea del Castagno e del Gruppo Archeologico di Dicomano hanno recuperato alcuni reperti significativi in legno e sono alla ricerca di un esperto che ne sappia stabilire età e funzioni, supponendo che siano legati ad un’attività industriale dell’epoca, forse una segheria perché dalla zona partivano le forniture di legname per l’ Opera del Duomo di Firenze.

Quello che ha colpito  è stato il fatto che né l’Ente Parco né la Comunità Montana abbiano fatto intervenire la Sovrintendenza per i Beni Archeologici perché senz’altro a Gorganera c’è un tassello importante della storia del nostro territorio e nella melma sul fondo si intravedono bene pezzi interessanti, il recupero dei quali porterebbe alla  conoscenza di ciò che veramente esisteva ai margini del vecchio lago.

Coniugare natura, con tutto il rispetto per le rane, e cultura dovrebbe essere un fine condiviso dai due Enti che in effetti non hanno mostrato molto rispetto per questo lembo di territorio.

Intanto però si è dato un bel colpo all’immaginario collettivo in un paese che, tra frane terremoti e guerre, di memorie storiche non ne conserva quasi nessuna: speriamo di avere qualche intervento che ci aiuti almeno a conoscere meglio le nostre radici:

Enrico Boni 

Presidente dell’Associazione Andrea del Castagno

  

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2007

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