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Articoli
Società - Temi sociali
DI FRONTE ALLA GUERRA DEL KOSOVO

L'esperienza di Andrea Cavaciocchi, volontario mugellano in Albania

Parole di pace da meditare

KOSOVO.gif (12400 byte)Il giorno dell'Annunciazione a Maria, che compose il Magnificat contenente frasi come "ha rovesciato i potenti dai troni ... ha innalzati gli umili...", la crisi nel Kossovo è giunta al suo punto estremo, ed è scattata l'offensiva da parte delle forze NATO e la ritorsione delle truppe dell'esercito della Jugoslavia. Nella nostra parrocchia, dove abbiamo effettuato un cammino quaresimale imperniato sulla parabola del "Figliol Prodigo", abbiamo constatato che, da qualunque parte si guardi, non è questo certo l'agire di Dio e, di conseguenza, di un Cristiano, cattolico od ortodosso che sia. Il nostro Dio, che ci ha resi, mediante suo figlio Gesù, eredi e figli adottivi, è un padre che cerca e spera oltre l'immaginabile; che cerca fino alla fine il dialogo. E' un Dio che, anche nel momento drammatico della cattura del suo figlio, fa dire a Gesù al suo discepolo: "Rimetti la spada nel fodero!"
Purtroppo quindi sono ancora oggi attuali tutte le riflessioni e gli scritti di alcuni Papi e Padri della Chiesa che raccogliemmo a suo tempo in occasione della guerra in Iraq. E' con grande rammarico e rassegnazione che le riproponiamo, nella speranza che un giorno si attui il grido del Papa Paolo VI: Mai più la guerra!

LEONARDO CERBAI - GALLIANO

Quando l'omicidio è commesso dai singoli è considerato un crimine; ma diventa una virtù quando lo si compie socialmente. Non certo l'innocenza, ma l'eccesso di crudeltà dà impunità ai delitti.

S.CIPRIANO, lettera a Donato - anno 246

Il soldato subalterno non uccida nessuno. Se riceve un ordine del genere, non lo eseguisca e non presti giuramento. Se non accetta tali condizioni, sia rimandato" (cioè non ammesso al Battesimo). Il catecumeno o il fedele che vogliono dedicarsi alla vita militare siano mandati via perché hanno disprezzato Dio.

S.IPPOLITO DI ROMA"La Tradizione Apostolica" - anni 200-250

E' più grande gloria uccidere le guerre con la parola, che gli uomini col ferro: ed è vera gloria acquistare la pace con la pace.

S.AGOSTINO, ricordato da Papa Giovanni XXIII Natale 1959

La politica emancipata dalla morale tradisce quelli stessi che così la vogliono. Imminente è il pericolo, ma c'è ancora tempo. Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare.

PAPA PIO XII - 24/8/1939

Ci sentiamo in dovere di scongiurare gli uomini, soprattutto quelli che sono investiti di responsabilità pubbliche, a non risparmiare fatiche per imprimere alle cose un corso ragionevole e umano.Nelle assemblee più alte e qualificate ... scrutino il problema fino a individuare il punto donde è possibile iniziare l'avvio verso intese leali, durature, feconde.Riesce impossibile pensare che nell'era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia.

PAPA GIOVANNI XXIII - Pacem in terris - 11/4/1963

Stiano bene attenti gli uomini a non affidarsi esclusivamente agli sforzi di alcuni, senza preoccuparsi minimamente dei loro propri sentimenti. I reggitori dei popoli, infatti, ... dipendono in massima parte dalle opinioni e dai sentimenti delle moltitudini. E' inutile infatti che essi si adoperino con tenacia a costruire la pace, finché sentimenti di ostilità di disprezzo e di diffidenza, odi razziali e ostinate ideologie dividono gli uomini, ponendoli gli uni contro gli altri. Di qui l'estrema urgente necessità di una rinnovata educazione degli animi e di un nuovo orientamento nell'opinione pubblica. Coloro che si dedicano all'attività educatrice, specie della gioventù, e coloro che contribuiscono alla formazione della pubblica opinione, considerino come loro dovere gravissimo inculcare negli animi di tutti sentimenti nuovi, ispiratori di pace.

CONCILIO VATICANO Il - Gaudium et spes n.81-82

Alla nuova storia, quella pacifica, quella veramente e pienamente umana, quella che Dio ha promessa agli uomini di buona volontà, bisogna risolutamente incamminarsi; e le vie sono già segnate davanti a voi; e prima e' quella del disarmo. Se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani.Mai più la guerra ! Mai più la guerra !

PAPA PAOLO VI all'ONU 4/10/1965

La guerra è un'avventura senza ritorno. Con la ragione, con la speranza e col dialogo, e nel rispetto dei diritti inalienabili dei popoli e delle genti, è possibile individuare e percorrere le strade dell'intesa e della pace.

GIOVANNI PAOLO II - 25/12/1990

 

L'ESPERIENZA DI CAVACIOCCHI, VOLONTARIO IN ALBANIA
Di ritorno dall'inferno

"E' decisamente peggio di quello che si vede in TV": Andrea Cavaciocchi, di San Piero a Sieve, dirigente responsabile delle operazioni in Albania per la Confederazione delle Misericordie d'Italia, è stato tra i primi italiani a partire per organizzare soccorsi e campi profughi al confine del Kosovo, e, tornato da pochi giorni, ha ancora negli occhi mille tragedie: "Non tutte le notizie sono pubblicabili, non tutto le telecamere possono riprendere: notizie troppo crude, immagini raccapriccianti non potrebbero essere tollerate, e allora nei giornalisti scatta una sorta di autocensura".

La cosa più tremenda che Cavaciocchi porta con se? "Quei campi pieni di donne e bambini, soltanto donne e bambini. Non ci sono uomini in età fertile. Perché i maschi in grado di generare sono stati uccisi. E' questa la pulizia etnica. Un disegno preciso, che mira a togliere ogni identità a questo popolo, tagliando le sue radici, i suoi ricordi, perfino la possibilità stessa di generare. E i pochissimi uomini che ci sono, sono lì perché sono riusciti a fuggire".

Cavaciocchi non smette di pensare ai Kosovari: "Non sono profughi di professione, è gente che vuol tornare a casa. Del resto son 10 anni che vengono cacciati dalla loro terra, in modo meno eclatante, ma senza interruzioni: dai tempi della federazione jugoslava non hanno accesso all'Università, non trovano lavoro. E il dramma maggiore, per il futuro, sarà quello di rimettere insieme le famiglie: perché le leggi occidentali non prevedono casi di ferocia come questi: distruggendo i loro documenti i serbi li mettono in condizione di non essere accettati in occidente, ed è difficile ricostruire le famiglie senza documenti". Poi i bambini: "Quanti bambini orfani! Li trovano nei boschi, nei campi, soli. E le famiglie kosovare -o quel che resta delle famiglie kosovare subito li affiliano, accogliendoli con un amore struggente".

Un'ultima domanda sugli aiuti: che fare? "E' antipatico dirlo -risponde Cavaciocchi-, ma adesso generi alimentari e vestiti non servono. Non servono i vestiti usati, quelli dati per svuotare gli armadi. E nemmeno quelli nuovi. Perché è difficile gestire gli aiuti che arrivano in piccole quantità. Cento, mille kg. di farina non servono, occorrono carichi industriali, perché dobbiamo intervenire su numeri a cui non siamo abituati. Non possiamo mandare troppi volontari, perché sarebbero al momento un aggravio, non ci sono magazzini per stoccare e scegliere i materiali. Ora c'è bisogno di denaro: che serva a comprare un Tir di magliette, magari di una sola taglia, che intanto dia risposta al bisogno di chi ha quella taglia. Poi, con altri soldi, compreremo magari un altro Tir di magliette di un'altra taglia. La gente si affidi alle associazioni serie, di cui si fida, e offra denaro, di quello ora c'è gran bisogno. La Misericordia sta promuovendo adozioni a distanza, per aiutare le madri a crescere i loro figli, e ha attivato un conto corrente per gli aiuti, il n. 21468509, intestato a Misericordie d'Italia, con causale "Profughi Balcani"".

E se qualcuno volesse partire, per dare un contributo di persona? "Piano -conclude Cavaciocchi-: ora non c'è bisogno di un gran numero di volontari, anche perché pensiamo di andare avanti con gli aiuti almeno per un anno, e non possiamo subito sparare tutte le cartucce. E nemmeno serve il volontario tutto cuore. Ora c'è bisogno di medici, infermieri, cuochi. Più avanti, forse, elettricisti, muratori". Per ricostruire, e non sarà certo facile.

© il filo, aprile 1999
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