UNA GRANDE MOSTRA IN VAL DI SIEVE
Guttuso a Pon
Che l’evento
avesse carattere straordinario, lo si era intuito fin dall’inizio, dopo
l’affissione di striscioni e gigantografie che avevano letteralmente
invaso ogni angolo della Val di Sieve. L’ulteriore conferma di unicità,
si è verificata con l’arrivo delle opere, protette da un esagerato
spiegamento di vigilanza che ha reso praticamente blindato il centro
storico di Pontassieve accompagnando il corteo fino alla Sala delle
Colonne presso il Palazzo Comunale.
Questo nuovo
centro espositivo, appena restaurato, fortemente voluto
dall’amministrazione comunale come sede stabile di future rassegne
culturali, non poteva avere origine migliore se non l’onore di ospitare
la mostra di un genio come Renato Guttuso, ovvero uno dei pittori
italiani più quotati nel ventesimo secolo in campo internazionale.
Artista d’innato
estro creativo annovera la sua notorietà non solo per l’opera pittorica
compiuta, ma anche per il suo impegno politico e civile.
La rassegna
espositiva proposta, intitolata “Una firma in rosso, Guttuso è a
Pontassieve”, offre l’opportunità di ammirare ben venti dipinti e sedici
disegni del maestro siciliano, secondo una cronologia che prende forma
nei primi anni trenta con l’intensità espressiva dell’artista, per
concludersi nella maturità delle ultime opere, presentate fino agli anni
ottanta.
Un’esposizione in
cui spesso compare il rosso come colore predominante delle opere e quasi
sicuramente sottolinea l’ideologia politica dell’artista.
Convinto
sostenitore delle più note correnti antifasciste, Renato Guttuso,
conosce già all’inizio degli anni trenta i “pennelli” più noti della
scuola contemporanea romana e milanese, ed espone in celebri gallerie
come quella del Milione a Milano.
Tra le sue opere
più note e chiacchierate, vi è “La Crocifissione”, presentata a Bergamo
nel 1941, con la quale evidenzierà ancor più il suo pensiero
anticlericale, attirando su di se le più aspre critiche di note
personalità religiose dell’epoca.
Già iscritto al
partito comunista, durante il secondo conflitto bellico partecipa
attivamente alla resistenza romana, perseverando allo stesso tempo in
opere di profonda contestazione sociale.
Gli anni che
seguono lo vedono interprete di un nuovo “realismo sociale” in quadri
come “L’armadio realista” del 1966 o “Carretto con cavoli” del 1973,
esempio palpabile quest’ultimo di un ritrovato amore viscerale per la
terra natia che si fonde nell’ideale politico della classe operaia,
rappresentato al centro dell’opera nel turbinio delle bandiere rosse al
funerale di Togliatti.
Anche il “nudo” è
presente in molti lavori del maestro realizzati spesso al termine
dell’attività, che si manifesterà verso la fine degli anni ottanta con
una rivisitazione di temi già esaminati e ripercorsi periodicamente.
Un percorso intenso e articolato, quasi interamente
godibile nella mostra di Pontassieve, ritenuta tra le più complete fin
ora allestite e resa possibile grazie alla disponibilità della
Fondazione Francesco Pellin, collezione privata di Varese cui
appartengono le opere e presso la quale saranno definitivamente
trasferite al termine dell’esposizione.

All’allestimento di un evento così particolare per la
nostra zona e di rilevanza non solo locale ma addirittura nazionale,
hanno aderito enti come la Regione Toscana, la Provincia di Firenze, il
Polo Museale Fiorentino, il Ministero di Beni e Attività Culturali,
l’APT e organi privati come la COOP, la Mukki, la Banca di Credito
Cooperativo di Pontassieve e aziende minori locali.
La mostra a ingresso gratuito, inaugurata il 15
dicembre u.s., rimarrà aperta fino al 16 marzo 2008, con orari, dal
martedì al venerdì 9,30/12,30 e 16/19 in via Tanzini 30 accanto al
Palazzo comunale di Pontassieve.
Un’occasione unica
e irripetibile per rendere l’omaggio dovuto al grande maestro siciliano,
la cui opera ha indelebilmente segnato un lungo periodo della storia
artistica italiana.
Massimo Certini
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2008

