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Copertina del Filo del mese di Marzo 2009
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DI RITORNO DA CALCUTTA

 

In India, per dare e per ricevere

 

Anche quest’anno Antonio D’Alessandro, per conto delle asociazioni  “Il Filo”, “Progetto Agata Smeralda” e “Casa del sorriso” ha riproposto il suo annuale viaggio a Calcutta. Quest’anno un viaggio diverso, con un minor numero di partecipanti –due borghigiani, tre fiorentini e un pistoiese-, ed anche con una diversa formula: pochi giorni a Calcutta, con gran parte del periodo trascorso a far volontariato –negli orti come nei centri sanitari e nelle scuole- in alcuni villaggi nei dintorni di Calcutta.

E come sempre il viaggio –dal 28 gennaio al 16 febbraio- è stata occasione  per consegnare tutti i fondi raccolti durante l’anno, attraverso le più varie iniziative: dal mercatino di Borgo San Lorenzo al pranzo indiano di Ronta, da cene tenutesi in Romagna, a raccolte in ambienti di lavoro e ad offerte personali, a contributi di associazioni. Risultato: ben 17400 euro, una cifra consistente che significherà molto per le comunità a cui le somme sono destinate. Distribuiti attraverso l’arcidiocesi di Calcutta ed alcuni missionari locali. In particolare sono stati finanziati: la costruzione dei servizi igienici e le docce per un asilo a Talit, acquistato un generatore elettrico e gli impianti per lo stesso asilo; il completamento dell’edificio scolastico e del salone da pranzo multifunzionale nel villaggio di Kamarchowki, la realizzazione di una cucina a Baligeria, l’acquisto di  una macchina da cucire e di una bicicletta per un insegnante, la costruzione di un piccolo alloggio, l’installazione di un impianto fotovoltaico per un ostello a Babuigeria, oltre a sostegni scolastici per una decina di persone e un contributo per un centro per bambini abbandonati.

Ogni volta il viaggio a Calcutta è per i partecipanti un’esperienza straordinaria e sempre diversa. Quest’anno è stata caratterizzata dalla lunga permanenza nei villaggi, e per Valeria, Aurelio, Silvana, Teresa, Giuseppina, Paolo e Antonio le emozioni e gli incontri non sono mancati, nonostante condizioni di vita sicuramente non facili. La gioia dei bambini che facevano festa intorno a loro, l’incredulità e l’emozione per le cerimonie di benvenuto, con una sorta di toccante lavanda dei piedi, la consegna dei medicinali portati dall’Italia, le Messe celebrate in chiese fatte con tendoni di plastica, ma con una partecipazione intensissima, le drammatiche testimonianze delle suore per la situazione di violenza contro i cristiani nella vicina regione dell’Orissa. E il viaggio ha visto Antonio e i suoi amici verificare ad uno ad uno i progetti finanziati gli scorsi anni, e tutti già ben avviati e andati a buon fine –dallo scavo dei pozzi alla costruzione di aule, alle dotazioni scolastiche-.

Tra le emozioni più grandi la partecipazione al Battesimo di due bambini nei villaggi e l’incontro con un giovane venuto a chiedere il Battesimo. “E’ andata così -racconta D’Alessandro-: dopo la messa padre Anthony ha notato la presenza di un ragazzo che era seduto vicino al capo del villaggio: avvicinatosi perché non lo conosceva, ha chiesto chi era e lui gli ha raccontato la sua storia: “Sono un ragazzo del villaggio, sposato con due figli. voglio iniziare a fare il corso per ricevere il battesimo e diventare cristiano. 4 anni fa ero malato di tubercolosi e una mattina sentendomi molto male ho iniziato a sputare sangue – è l’ultima fase della malattia -, per non farmi vedere da mia moglie e dai genitori in quelle condizioni, mi sono avvicinato al pozzo e mi sono lavato; ho sentito sotto i miei piedi qualcosa, mi sono chinato e ho visto che era una croce di ferro, l’ho raccolta e stupito sono tornato a casa e ho raccontato il tutto a mio padre, anche lui non cristiano, che mi ha detto subito che quello era un segno e dovevo andare a raccontarlo ad un prete; ne ho parlato con la suora che è stata la prima che ho incontrato, io sono guarito dalla tubercolosi! Per me è un miracolo e una chiamata da Gesù, voglio ricevere il battesimo e diventare cristiano con i miei figli e la mia moglie”. Padre Anthony ha tradotto questo a noi e ci ha detto “vedete, dicono che i miracoli non ci sono e questo allora?, non si potrà chiamare miracolo, ma è una bella testimonianza” Questo per me è stato il decimo viaggio in India. E tutte le volte è un’emozione grande e un grande dono”.

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2009

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