In India, per dare e per ricevere
Anche quest’anno Antonio D’Alessandro, per
conto delle asociazioni “Il Filo”,
“Progetto Agata Smeralda” e “Casa del sorriso” ha riproposto il suo annuale
viaggio a Calcutta. Quest’anno un viaggio diverso, con un minor numero di
partecipanti –due borghigiani, tre fiorentini e un pistoiese-, ed anche con una
diversa formula: pochi giorni a Calcutta, con gran parte del periodo trascorso a
far volontariato –negli orti come nei centri sanitari e nelle scuole- in alcuni
villaggi nei dintorni di Calcutta.
E come sempre il viaggio –dal 28 gennaio al 16 febbraio- è stata occasione
per consegnare tutti i fondi raccolti durante l’anno, attraverso le più
varie iniziative: dal mercatino di Borgo San Lorenzo al pranzo indiano di Ronta,
da cene tenutesi in Romagna, a raccolte in ambienti di lavoro e ad offerte
personali, a contributi di associazioni. Risultato: ben 17400 euro, una cifra
consistente che significherà molto per le comunità a cui le somme sono
destinate. Distribuiti attraverso l’arcidiocesi di Calcutta ed alcuni missionari
locali. In particolare sono stati finanziati: la costruzione dei servizi
igienici e le docce per un asilo a Talit, acquistato un generatore elettrico e
gli impianti per lo stesso asilo; il completamento dell’edificio scolastico e
del salone da pranzo multifunzionale nel villaggio di Kamarchowki, la
realizzazione di una cucina a Baligeria, l’acquisto di
una macchina da cucire e di una
bicicletta per un insegnante, la costruzione di un piccolo alloggio,
l’installazione di un impianto fotovoltaico per un ostello a Babuigeria, oltre a
sostegni scolastici per una decina di persone e un contributo per un centro per
bambini abbandonati.
Ogni volta il viaggio a Calcutta è per i partecipanti un’esperienza
straordinaria e sempre diversa. Quest’anno è stata caratterizzata dalla lunga
permanenza nei villaggi, e per Valeria, Aurelio, Silvana, Teresa, Giuseppina,
Paolo e Antonio le emozioni e gli incontri non sono mancati, nonostante
condizioni di vita sicuramente non facili. La gioia dei bambini che facevano
festa intorno a loro, l’incredulità e l’emozione per le cerimonie di benvenuto,
con una sorta di toccante lavanda dei piedi, la consegna dei medicinali portati
dall’Italia, le Messe celebrate in chiese fatte con tendoni di plastica, ma con
una partecipazione intensissima, le drammatiche testimonianze delle suore per la
situazione di violenza contro i cristiani nella vicina regione dell’Orissa. E il
viaggio ha visto Antonio e i suoi amici verificare ad uno ad uno i progetti
finanziati gli scorsi anni, e tutti già ben avviati e andati a buon fine –dallo
scavo dei pozzi alla costruzione di aule, alle dotazioni scolastiche-.
Tra le emozioni più grandi la partecipazione al Battesimo di due bambini nei
villaggi e l’incontro con un giovane venuto a chiedere il Battesimo. “E’ andata
così -racconta D’Alessandro-: dopo la messa padre Anthony ha notato la presenza
di un ragazzo che era seduto vicino al capo del villaggio: avvicinatosi perché
non lo conosceva, ha chiesto chi era e lui gli ha raccontato la sua storia:
“Sono un ragazzo del villaggio, sposato con due figli. voglio iniziare a fare il
corso per ricevere il battesimo e diventare cristiano. 4 anni fa ero malato di
tubercolosi e una mattina sentendomi molto male ho iniziato a sputare sangue – è
l’ultima fase della malattia -, per non farmi vedere da mia moglie e dai
genitori in quelle condizioni, mi sono avvicinato al pozzo e mi sono lavato; ho
sentito sotto i miei piedi qualcosa, mi sono chinato e ho visto che era una
croce di ferro, l’ho raccolta e stupito sono tornato a casa e ho raccontato il
tutto a mio padre, anche lui non cristiano, che mi ha detto subito che quello
era un segno e dovevo andare a raccontarlo ad un prete; ne ho parlato con la
suora che è stata la prima che ho incontrato, io sono guarito dalla tubercolosi!
Per me è un miracolo e una chiamata da Gesù, voglio ricevere il battesimo e
diventare cristiano con i miei figli e la mia moglie”. Padre Anthony ha tradotto
questo a noi e ci ha detto “vedete, dicono che i miracoli non ci sono e questo
allora?, non si potrà chiamare miracolo, ma è una bella testimonianza” Questo
per me è stato il decimo viaggio in India. E tutte le volte è un’emozione grande
e un grande dono”.
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2009

