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POLITICA

Intervista al sindaco uscente di Barberino

L’addio di Luchi

Il Sindaco uscente Gian Piero LuchiDopo dieci anni, il sindaco Gian Piero Luchi sta preparando le valigie. Lo abbiamo intervistato, per tracciare un bilancio di un decennio barberinese sicuramente non facile.

Iniziamo da un parere sulle primarie... 

Le primarie sono state una bella competizione, con grande partecipazione. Io non ho partecipato attivamente alla campagna perché non volevo creare imbarazzo con la mia presenza né ai cittadini, che nell’occasione potevano esprimersi liberamente anche sull’operato del sindaco uscente, né ai candidati. Sono stato presente solo al Teatro, essendo l’ultima iniziativa nel capoluogo per dimostrare comunque il mio interesse e attenzione al percorso delle primarie.

Per il futuro credo che serva un PD più forte che possa imporre delle regole: per esempio solo due candidati perché con un numero maggiore si rischia di vincere con un consenso sotto il 50%  dei votanti.

Per quanto riguarda il risultato, personalmente avrei preferito un ricambio generazionale più marcato, anche se un bravo sindaco non dipende certo dall’età anagrafica. Ora tutti, mi auguro, ci impegneremo insieme a Carlo Zanieri per preparare il programma più specifico rispetto a quello generale che i tre candidati avevano sottoscritto per presentarsi alle primarie, le alleanze e la lista dei candidati per il Consiglio Comunale da presentare ai cittadini in vista delle elezioni amministrative di Giugno. Da parte mia metterò a disposizione le conoscenze e l’esperienza di 25 anni di impegno pubblico.  

Quali sono state le principali soddisfazioni di questi dieci anni, ed anche i maggiori rammarichi...

Fare il sindaco nel proprio paese è sicuramente il massimo che una persona può chiedere alla vita, soprattutto per uno che ha sempre pensato, fin da bambino, che doveva impegnarsi nella comunità, per la collettività.

Il bilancio di questi dieci anni è altamente positivo. Il contatto con i miei cittadini, oltre ai rapporti che si costruiscono a vari livelli, con categorie e singoli personaggi,  mi ha ulteriormente formato e mi ha molto arricchito.

L’iniziativa amministrativa più importante è stata senz’altro l’Outlet, perché da una crisi aziendale (1999) che impoveriva anche economicamente la comunità ne è scaturita un’opportunità straordinaria di sviluppo con i suoi 600 posti di lavoro e un indotto promozionale per tutto il territorio. Così come, sempre nel campo economico, aver investito in cinque anni 15 milioni di euro credo sia dimostrazione di efficienza della politica e della macchina comunale oltre che un significativo sostegno alle attività produttive in un periodo di grave crisi economica. Altro merito che mi attribuisco è il rapporto ricercato e coltivato con lo scultore barberinese Vangi. I rapporti con il maestro Vangi possono essere lo stimolo per sostenere e incrementare l’attività culturale di cui tanto ha bisogno anche la nostra comunità.

 I rammarichi possono essere tanti. Con il senno di poi … potevo fare qualcosa di diverso in certe occasioni e per alcune questioni che sono rimaste irrisolte, ma spesso la volontà politica si scontra con i vincoli e la burocrazia che frena o impedisce anche azioni che paiono legittime e razionali. 

Barberino, in questi anni, è parso il comune più dinamico dell’area,  ma anche il più ai margini delle politiche zonali, nel senso che in Comunità montana Barberino non ha neppure un assessore. Come si spiega?

 Non è con un assessore in Comunità Montana che si determina la politica della zona. Credo che Barberino nei fatti abbia dato un contributo significativo alla crescita di tutto il Mugello portando la sua specificità, così come hanno fatto gli altri comuni. Se cresce Barberino cresce tutto il Mugello. Credo che la forza del Mugello sia proprio quella che deriva da fare sistema pur mantenendo il suo policentrismo, le diverse specificità anche di campanile. Per fare qualche esempio: Scarperia ha il Golf e l’Autodromo, Vicchio ha Giotto, Barberino ha il Lago, l’Outlet, il casello autostradale.

 In particolare, i rapporti con il comune di Borgo San Lorenzo non sembrano essere stati buonissimi.... 

Il comune di BSL, essendo il più grande del Mugello, è stato gioco forza il punto di riferimento. Bonariamente abbiamo parlato anche pubblicamente di competizione ma mai c’è stata la volontà di rivendicare successi particolari rispetto ad altre realtà. 

Agli amministratori che verranno si consegna sempre un lascito. Cosa lascia Luchi ai nuovi?  Lascia anche qualche “patata bollente”?

 Ai nuovi lascio, intanto, un apparato comunale che funziona, nonostante i tanti vincoli statali e le modeste risorse a disposizione, almeno per le spese correnti. Ne è dimostrazione anche il fatto che abbiamo approvato il Bilancio preventivo sempre alla fine dell’anno precedente. Lascio un comune che ha cercato di governare grandi opportunità di sviluppo (Lago di Bilancino – Outlet – strutture turistico-ricettive) perseguendo sempre l’interesse collettivo e cercando di conciliarle con questioni di livello nazionale impattanti il territorio (Variante di Valico e Terza Corsia) per le quali stiamo scontando le difficoltà di un rapporto tra un piccolo comune e un’azienda a livello nazionale.

Più che “patate bollenti” le chiamerei “cose da fare”. Le grandi questioni come la Terza Corsia, i cui lavori inizieranno non prima di un anno e mezzo, al pari di quelle che appaiono più modeste ma che sono forse anche più gravi, come il disagio abitativo e quello economico generale che colpisce anche molte famiglie barberinesi. 

E nei rapporti politici di maggioranza?Il PD sta snobbando i socialisti? La fusione tra Margherita e PD a Barberino è davvero ben riuscita? O ci si guarda ancora con sospetto?

Gian Piero Luchi con Michael SchumacherDal punto di vista politico credo che il rapporto con i socialisti, entrati nella maggioranza con questo mandato, sia stata la cosa più significativa. Siamo partiti con titubanze reciproche. Sia nei DS che nei Socialisti c’erano all’inizio posizioni dubbiose.  Io volli fortemente questo accordo e sono stato ampiamente ripagato dalla competenza, passione, voglia di fare e lealtà politica in Giunta e nel gruppo consiliare di maggioranza dove peraltro il confronto è stato sempre costruttivo sebbene, come è giusto e naturale, a volte siamo partiti da posizioni diverse.

Per il futuro credo che dipenda molto da come il Partito Democratico vorrà radicarsi nella comunità, non considerandosi autosufficiente. Io credo nel maggior coinvolgimento possibile perché è dal confronto sulle cose da fare più che nella discussione accademica di principio che si agisce a favore di una comunità. Tutti hanno da portare qualcosa

E le opposizioni?

I lavori in consiglio comunale sono stati sereni e produttivi. Ogni gruppo consiliare, maggioranza e opposizione, ha portato il proprio apporto. Devo solo constatare, con rammarico, che votando sempre “No” quasi aprioristicamente, il gruppo di Rifondazione Comunista non ha portato, secondo me,  un grosso contributo alla società barberinese.

Sei uno dei pochi sindaci, in un comune impegnativo come Barberino, ad aver conciliato il lavoro con il mandato amministrativo. Quali le ragioni? Ed e fattibile?

Il mio impegno lavorativo è stato comunque molto modesto, uno/due giorni settimanali, ma era importante non perdere completamente il contatto con il lavoro che dopo dieci anni andrò a continuare. Ho potuto farlo perché sono dipendente pubblico e inserito in un settore dove non c’è produzione. Sarebbe stato forse impossibile farlo da lavoratore autonomo o dipendente privato.

Come ripensi dunque a questi dieci anni? 

Ho guidato l’amministrazione, insieme soprattutto ai miei colleghi di giunta, nel periodo di maggiore trasformazione, anche ripensando a tutta la “storia millenaria” di Barberino e quindi grande responsabilità ma anche grandi soddisfazioni. Ho conosciuto persone che mai avrei potuto frequentare in una vita da normale cittadino.

Così come ho favorito scelte che determineranno nel bene, lo spero, Barberino per un lungo periodo futuro.

E come vedi il futuro, anche in termini di partecipazione –e di preparazione. dei giovani?

 I giovani che decidono di impegnarsi per la collettività sono bravi, hanno entusiasmo e passione. Lo dico con sincerità anche perché ho conoscenza personale avendo tre figli e conoscendo molti giovani del loro ambiente.  Oggi è per loro più difficile che ai nostri tempi. Forse dipende anche dagli anziani che hanno il timore di responsabilizzare i giovani mentre negli anni 70 quando io ho iniziato il mio impegno nella comunità  era naturale e più facile fare le cose. Gli anziani devono avere fiducia nei giovani; ai giovani chiedo però l’umiltà di ascoltare: la nostra esperienza e le nostre conoscenze possono essere loro utili.

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio-febbraio 2009

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