Intervista al sindaco uscente di Barberino
L’addio di Luchi
Dopo
dieci anni, il sindaco Gian Piero Luchi sta preparando le valigie. Lo abbiamo
intervistato, per tracciare un bilancio di un decennio barberinese sicuramente
non facile.
Iniziamo da un parere sulle primarie...
Le primarie sono state una bella competizione, con grande
partecipazione. Io non ho partecipato attivamente alla campagna perché non
volevo creare imbarazzo con la mia presenza né ai cittadini, che nell’occasione
potevano esprimersi liberamente anche sull’operato del sindaco uscente, né ai
candidati. Sono stato presente solo al Teatro, essendo l’ultima iniziativa nel
capoluogo per dimostrare comunque il mio interesse e attenzione al percorso
delle primarie.
Per il futuro credo che serva un PD più forte che possa
imporre delle regole: per esempio solo due candidati perché con un numero
maggiore si rischia di vincere con un consenso sotto il 50%
dei votanti.
Per quanto riguarda il risultato,
personalmente avrei preferito un ricambio generazionale più marcato, anche se un
bravo sindaco non dipende certo dall’età anagrafica. Ora tutti, mi auguro, ci
impegneremo insieme
Quali sono state le principali soddisfazioni di questi dieci anni, ed anche i maggiori rammarichi...
Fare il sindaco nel proprio paese è sicuramente
Il bilancio di questi dieci anni è altamente positivo. Il
contatto con i miei cittadini, oltre ai rapporti che si costruiscono a vari
livelli, con categorie e singoli personaggi,
mi ha ulteriormente formato e mi ha molto arricchito.
L’iniziativa amministrativa più importante è stata
senz’altro l’Outlet, perché da una crisi aziendale (1999) che impoveriva anche
economicamente la comunità ne è scaturita un’opportunità straordinaria di
sviluppo con i suoi 600 posti di lavoro e un indotto promozionale per tutto il
territorio. Così come, sempre nel campo economico, aver investito in cinque anni
15 milioni di euro credo sia dimostrazione di efficienza della politica e della
macchina comunale oltre che un significativo sostegno alle attività produttive
in un periodo di grave crisi economica. Altro merito che mi attribuisco è il
rapporto ricercato e coltivato con lo scultore barberinese Vangi. I rapporti con
il maestro Vangi possono essere lo stimolo per sostenere e incrementare
l’attività culturale di cui tanto ha bisogno anche la nostra comunità.
Barberino, in questi anni, è parso il comune più
dinamico dell’area, ma anche il più ai margini delle politiche zonali, nel
senso che in
In
particolare, i rapporti con il comune di Borgo San Lorenzo non sembrano essere
stati buonissimi....
Il comune di BSL, essendo il più
grande del Mugello, è stato gioco forza il punto di riferimento. Bonariamente
abbiamo parlato anche pubblicamente di competizione ma mai c’è stata la volontà
di rivendicare successi particolari rispetto ad altre realtà.
Agli
amministratori che verranno si consegna sempre un lascito. Cosa lascia Luchi ai
nuovi? Lascia anche qualche “patata bollente”?
Più che “patate bollenti” le
chiamerei “cose da fare”. Le grandi questioni come
E nei
rapporti politici di maggioranza?Il PD sta snobbando i socialisti? La fusione
tra Margherita e PD a Barberino è davvero ben riuscita? O ci si guarda ancora
con sospetto?
Dal
punto di vista politico credo che il rapporto con i socialisti, entrati nella
maggioranza con questo mandato, sia stata la cosa più significativa. Siamo
partiti con titubanze reciproche. Sia nei DS che nei Socialisti c’erano
all’inizio posizioni dubbiose.
Io volli fortemente questo accordo e sono stato ampiamente
ripagato dalla competenza, passione, voglia di fare e lealtà politica in Giunta
e nel gruppo consiliare di maggioranza dove peraltro il confronto è stato sempre
costruttivo sebbene, come è giusto e naturale, a volte siamo partiti da
posizioni diverse.
Per il futuro credo che dipenda molto da come il Partito
Democratico vorrà radicarsi nella comunità, non considerandosi autosufficiente.
Io credo nel maggior coinvolgimento possibile perché è dal confronto sulle cose
da fare più che nella discussione accademica di principio che si agisce a favore
di una comunità. Tutti hanno da portare qualcosa
E le
opposizioni?
I lavori in consiglio comunale sono stati sereni e
produttivi. Ogni gruppo consiliare, maggioranza e opposizione, ha portato il
proprio apporto. Devo solo constatare, con rammarico, che votando sempre “No”
quasi aprioristicamente, il gruppo di Rifondazione Comunista non ha portato,
secondo me, un
grosso contributo alla società barberinese.
Sei
uno dei pochi sindaci, in un comune impegnativo come Barberino, ad aver
conciliato il lavoro con il mandato amministrativo. Quali le ragioni? Ed e
fattibile?
Il mio impegno lavorativo è stato comunque molto modesto,
uno/due giorni settimanali, ma era importante non perdere completamente il
contatto con il lavoro che dopo dieci anni andrò a continuare. Ho potuto farlo
perché sono dipendente pubblico e inserito in un settore dove non c’è
produzione. Sarebbe stato forse impossibile farlo da lavoratore autonomo o
dipendente privato.
Come
ripensi dunque a questi dieci anni?
Ho guidato l’amministrazione, insieme soprattutto ai miei
colleghi di giunta, nel periodo di maggiore trasformazione, anche ripensando a
tutta la “storia millenaria” di Barberino e quindi grande responsabilità ma
anche grandi soddisfazioni. Ho conosciuto persone che mai avrei potuto
frequentare in una vita da normale cittadino.
Così come ho favorito scelte che determineranno nel bene,
lo spero, Barberino per un lungo periodo futuro.
E
come vedi il futuro, anche in termini di partecipazione –e di preparazione. dei
giovani?
I giovani che decidono di
impegnarsi per la collettività sono bravi, hanno entusiasmo e passione. Lo dico
con sincerità anche perché ho conoscenza personale avendo tre figli e conoscendo
molti giovani del loro ambiente.
Oggi è per loro più difficile che ai nostri tempi. Forse dipende
anche dagli anziani che hanno il timore di responsabilizzare i giovani mentre
negli anni 70 quando io ho iniziato il mio impegno nella comunità
era naturale e più facile fare le cose. Gli anziani devono avere
fiducia nei giovani; ai giovani chiedo però l’umiltà di ascoltare: la nostra
esperienza e le nostre conoscenze possono essere loro utili.
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio-febbraio 2009

