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Società - Temi sociali
UN'INIZIATIVA PER IL DIRITTO AL LAVORO

Stai a casa, invalido

In questo articolo Stefano Piovanelli, assistente sociale dell'Azienda Sanitaria zona Mugello spiega che cos'è il "Progetto Mirto", nato da un gruppo di operatori e di lavoratori che da alcuni anni si ritrovano per delle iniziative di prevenzione delle tossicodipendenze nel mondo del lavoro, esperienza che ha preso il nome di Progetto Euridice. Ad oggi hanno aderito al Progetto Mirto la Provincia di Firenze, l'Azienda Sanitaria di Firenze, la Conferenza dei Sindaci del Mugello e il Coordinamento Enti no profit del Mugello "A. Tanas".

Un commento     /    Un'esperienza

"Un uomo deve sapere quello che fa. Deve sapere a cosa serve". E' una affermazione tratta da un vecchio film, sempre attuale. Il lavoro è un elemento importante per definire in qualche modo a cosa "serviamo", anche attraverso quello che facciamo.

Ci sono persone cui questo diritto è negato, pur avendo una capacità lavorativa. Sono gli invalidi civili.

Il vitalizio che viene corrisposto, nei casi più gravi, non arriva a 400.000 lire mensili e non consente certo una vita dignitosa. Per coloro completamente inabili vi è un assegno di accompagnamento aggiuntivo di 740.000 lire circa. A questo si aggiungano le apprensioni dei familiari e dei genitori rispetto al futuro dei figli portatori di handicap o comunque invalidi, quando non ci sarà più nessuno che possa provvedere a loro.

E' francamente una situazione inaccettabile, anche perché la legge riconosce chiaramente il diritto al lavoro per queste categorie di persone, che invece si ritrovano ad essere dei disoccupati per forza. Infatti sono previsti dei meccanismi di assegnazione casuale rispetto alle aziende, in base ad una graduatoria, questo fa sì che gli imprenditori preferiscano pagare le multe piuttosto che assumere persone problematiche.

Il Progetto Mirto è stato pensato per permettere agli invalidi di lavorare, assicurando alle imprese l'assunzione di persone produttive e capaci.

Per capire il funzionamento facciamo l'esempio di un giovane disabile: chiamiamolo Marco. Il nome di Marco viene inserito in un programma computerizzato, gestito dalla USL in cui sono rfiportate le sue capacità fisiche, psichiche e lavorative, al di là della invalidità.

Anche i posti disponibili nelle aziende vengono registrati nel computer, per capire quali sono le capacità e le abilità che deve avere l'invalido da assumere.

In base alle esigenze richieste dalla singola mansione da ricoprire in azienda, il computer redige una graduatoria degli invalidi che potrebbero svolgerla.

Se Marco è il primo della graduatoria, un assistente sociale lo accompagnerà al lavoro e, per un primo periodo, lo aiuterà ad inserirsi nell'ambiente di lavoro, attraverso incontri di verifica con i compagni di lavoro e con la direzione aziendale.

Facciamo adesso una ipotesi diversa: nessun invalido risulta in grado di ricoprire quella mansione, però Marco ha il punteggio più vicino all'idoneità. Niente paura, se il problema è la formazione professionale, questa viene assicurata attraverso un corso individualizzato e delle esperienze di tirocinio, dopodichè si passa alla assunzione.

Per favorire l'inserimento in azienda, viene proposta la costituzione di una commissione, formata da 1 rappresentante dei lavoratori, da 1 della direzione aziendale, dall'assistente sociale. Assieme affronteranno le problematiche che si potranno verificare. La commissione servirà a rimuovere i pregiudizi rispetto agli invalidi, o a evitare che vengano percepiti come dei previlegiati, per i diritti che la legge riconosce loro.

La commissione potrà affrontare tutte le problematiche di chi vive una situazione di disagio, anche transitoria (figli in ospedale, genitori invalidati, esaurimenti nervosi ecc.), si cercherà di rendere compatibile il lavoro con il programma di superamento del disagio, eventualmente cncordato con i servizi della socio-sanitari.

In pratica l'arrivo dell'invalido civile consentirà, anche agli altri lavoratori, di ottenere che sia riconosciuta una situazione di difficoltà e che si provveda a concedere orari e attenzioni adeguate a superarla, in base al principio "parità di diritti a parità di bisogni".

Sarebbe bello che anche l'invalido civile potesse offrire la propria solidarietà ai compagni in difficoltà. In fondo uno dei principi alla base di Mirto è che la solidarietà verso i più deboli apre delle opportunità per tutti: chi è più fragile non fa che vivere in modo più esasperato, problemi che sono comuni a chiunque, aiutarlo significa aiutarci tutti, migliorare la nostra vita.

Stefano Piovanelli

 

Leggi disattese,
diritti calpestati

Tempi duri per gli invalidi, anche per quelli veri: se da qualche tempo i falsi invalidi non dormono più sonni tranquilli per i periodici annunci di controlli e giri di vite, quelli veri i sonni tranquilli non li hanno mai fatti. Perché per loro, categoria debole di nome e di fatto, gli ostacoli sono sempre in agguato. Non solo quelli del pregiudizio o le barriere architettoniche. Ma anche e soprattutto gli ostacoli fatti da leggi disattese e diritti calpestati.

C'è una legge che l'anno prossimo compie trent'anni, scritta con l'intenzione di dare lavoro anche agli invalidi, alle cosiddette categorie protette. Come siano protette lo si vada a verificare controllando gli organici delle aziende, private e pubbliche, dall'Unicoop alla Provincia, alle tante ditte, piccole e grandi; ad esempio, gli ultimi dati resi pubblici parlano di 220 gli invalidi assunti nelle trentasette aziende private mugellane che superando la quota dei 35 dipendenti sono obbligate all'assunzione delle categorie protette, nella misura del 15% rispetto al totale dell'organico. Ma, nonostante la legge e le sanzioni previste, gli invalidi al lavoro sono meno della metà, soltanto 107. Alla Rifle di Barberino Mugello –i dati sono di un anno fa- risultavano scoperti trenta posti riservati agli invalidi, 15 mancavano alla Nuova Eletta di Scarperia, 10 alla Trusting di Borgo e 9 alla Berti Sisto di Firenzuola, alla Ing. Fiorentini di Piancaldoli e alla Fortezza di Scarperia; e nell’elenco degli inadempienti troviamo molte aziende, dal Cavet a "Il Coccio", dalla "Tecnol" alla casa di riposo San Francesco; e ancora la SCM di Vicchio, la Rosss, la M3P, l’Icap-Sira, il calzaturificio San Lorenzo, la ditta Paoli.

Pure nei comuni mugellani non tutto va bene: se complessivamente sono vacanti 18 posti riservati agli invalidi, su un totale di 125 unità, c'è spesso la brutta abitudine di "sfruttare" i portatori di handicap che fanno inserimento lavorativo -con un gettone di 8-10 mila lire al giorno-, anziché assumerli come sarebbe possibile in base alla legge.

La stessa legge prevede multe per chi non adempia alle assunzioni obbligatorie: ma addirittura in diverse province le commissioni di controllo sul collocamento obbligatorio non sono state neppure costituite e non possono quindi comminare le multe e per la provincia di Firenze i fondi derivanti dalle multe, fondi che la legge destina alla formazione professionale e agli acquisti degli ausili per gli invalidi sono da anni bloccati, e sono più di 3 miliardi e 200 milioni fermi.

Non è finita: la Regione Toscana per i contributi finalizzati all'abbattimento delle barriere architettoniche nelle civili abitazioni è ferma alle domande presentate nel 1991 e per le aziende la legge c'è ma non c'è una lira di finanziamento: davvero un bell'incentivo per le imprese ad assumere un portatore d'handicap.

E se le aziende preferiscono pagare le multe anziché assumere un disabile, anche tra i lavoratori regna il disinteresse e sul tema dell'inserimento lavorativo degli invalici gli stessi sindacati risultano spesso molto distratti.

 

Un’esperienza amara
Invalida e rifiutata

Rita Tortoli abita a Bivigliano, ha 39 anni, e da undici è invalida civile. Invalida, ma soprattutto amareggiata, per i tanti ostacoli nel trovare un lavoro. "E’ davvero frustrante –dice- quando il tuo fisico ti dà la possibilità di reagire, di sentirti persona, di dimostrarti valido sul piano professionale, vedere una legge così disattesa, a cominciare dagli enti pubblici.". La storia di Rita è amara: "Nel 1995 partecipai ad una selezione indetta dall’Aeroporto di Firenze, dalla SAF: quindici persone, e io mi classificai prima. Un esame serio, di lingua, traduzioni, geografia economica, e così fui chiamata al lavoro. Mi misero al ckeck in –il servizio di smistamento dei passeggeri in aeroporto- e dopo una settimana mi buttano fuori, senza avermi dato alcuna possibilità di imparare. Poi me l’hanno detto: è andazzo comune, prendono l’invalido per tacitarsi la coscienza, poi non gli danno gli strumenti per far bene il suo lavoro e presto lo mandano via". Ma Rita non si è rassegnata subito: ha intentato una causa e l’ha vinta. "Ma è stata una vittoria amara –confessa-, perché pur di non avere un invalido tra i piedi hanno preferito pagare, piuttosto che riprendermi".

Così ora è di nuovo disoccupata: "Ogni tanto faccio qualche lavoro precario, tre mesi, sei mesi, poi di nuovo a casa, ad aspettare, e a passare le periodiche visite per il controllo dell’invalidità. Un’umiliazione per chi è davvero invalido trovarsi davanti commissioni sempre più agguerrite, che ti guardano come se li volessi fregare. Purtroppo però ci sono anche gli invalidi veri". E anche nei meccanismi del collocamento "protetto" c’è qualcosa che non va: "E’ scandaloso –denuncia Rita Tortoli- è un collocamento che non funziona per niente. Le graduatorie sono top-secret: più volte ho cercato di sapere com’era la mia posizione in graduatoria, e vieni sempre rimbalzato. Ma chi avviate al lavoro? Mi rispondono che stanno avviando persone il lista da oltre 15 anni. Può darsi, ma la cosa non è affatto trasparente. Clientelismo, promesse, discorsi, ma alla fine ci sentiamo sempre come figli di un dio minore. Ed è questo che soprattutto pesa. Tutti dovrebbero rendersene conto: perché invalidi non solo si nasce, si può anche diventarlo, ci si può addormentare la sera sani e svegliarsi la mattina dopo, com’è accaduto a me quando undici anni fa fui colpita da ictus, colpiti da una tegola che cambia completamente la tua vita" 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 1997
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