MONTI MUGELLANI, QUANDO FA FREDDO
Gli animali e l'inverno
Quest'anno
l'inverno si è presentato freddo, nevoso e lungo. Da dicembre
la neve sui monti è quasi sempre stata presente e, quando
non c'era, era il ghiaccio a farla da padrone. Pochi i
giorni con temperatura tiepida, senza la neve a ricoprire
il terreno nascondendo i radi fili d'erba. Che cosa succede
agli animali selvatici in queste situazioni? Qual è, in
definitiva, il ruolo dell'inverno rispetto alla fauna?
E' evidente che l'influenza dell'inverno è estremamente
importante. In inverno diventa estremamente ridotta l'offerta
pabulare", cioè la quantità di cibo disponibile nell'ambiente.
Infatti non ci sono più né fronde né frutti abbondanti,
come in autunno, di cui cibarsi; i semi, in genere già
caduti al suolo, sono nascosti nel terreno o sotto le
foglie (che a loro volta sono coperti dalla neve o sono
induriti dal ghiaccio) e pertanto sono difficilmente raggiungibili.
Se, dunque, in primavera ed estate, con le nuove nascite,
le popolazioni delle varie specie sono aumentate di numero
grazie all'abbondanza di cibo ed alla vita più facile,
con l'inizio dell'inverno inizia una fase di crisi dominata
dalla carestia e dalle difficoltà ambientali (la neve
non solo copre il cibo, ma rende più difficile e dispendiosi
gli spostamenti necessari per trovarlo). Una popolazione
aumentata necessita di una quantità di cibo maggiore,
che non c'è: ecco la prima semplicissima considerazione.
Semplice, ma tragica. Inizia subito una competizione per
il cibo tra gli individui della stessa specie, prima di
tutto, e tra quelli di specie diversa, poi. I più forti
saranno quelli che riusciranno ad assicurarsi la parte
migliore in quantità maggiore del poco cibo, col risultato
di lasciare alla fame i più deboli, che, col procedere
dell'inverno, si indeboliranno sempre di più, diventando
anche più facilmente preda delle malattie. I più a rischio
sono, evidentemente, i piccoli dell'anno, che, oltre che
deboli in sé, sono anche privi di esperienza, una cosa
indispensabile nei momenti difficili: tra loro si conteranno,
in genere, le perdite più alte. E non importa che si tratti
di carnivori o erbivori: il problema è lo stesso. La caccia
fino all'inizio dell'inverno, soprattutto la caccia di
selezione, diminuendo il numero degli individui delle
popolazioni cacciate fa sì che i rimasti abbiano più risorse
a disposizione e possano più facilmente superare "l'imbuto"
invernale.
Un modo di affrontare questa situazione tragica è quello
di cercare di aggirarla. I metodi fondamentali sono due,
la migrazione o il letargo. Con la migrazione si lasciano
le zone più fredde per recarsi in altre più favorevoli.
E' tipica degli uccelli, ma anche molti mammiferi la praticano.
Da noi si manifesta con lo spostarsi degli animali dai
crinali verso zone più basse: il cervo la pratica comunemente,
in quanto è piuttosto infastidito dalla neve, che ne limita
i movimenti. Anche i caprioli si spostano, ma in minor
misura, come mostrano le tracce che si ritrovano costantemente
alle quote più alte. Il letargo è usato, da noi, oltre
che da rettili ed anfibi, da vari piccoli mammiferi, quali
riccio, ghiro, scoiattolo e vari altri piccoli roditori:
si tratta però, in genere, di un letargo spesso interrotto
per nutrirsi. Comunque lo si affronti, l'inverno resta
comunque un forte filtro selettivo: gli individui che
lo superano di solito saranno anche i più adatti a far
ricrescere la popolazione nell'estate successiva. Se la
situazione fosse all'equilibrio, tra le perdite invernali
comunque causate e il recupero estivo si dovrebbe avere
una sostanziale stabilità delle popolazioni. Ed è a questo
obiettivo che si dovrebbe tendere.
Ora comunque è in arrivo la buona stagione e tutto riprende
a vivere. Molti uccelli hanno già effettuato la loro migrazione,
a cominciare dagli anatidi, mentre le anatre marzaiole
sono in viaggio in questo momento, provenienti dall'Africa.
E sono numerose le specie che qui in Mugello sostano,
per nidificare. E' il caso delle rondini, delle tortore
e di tutti quegli uccelli -gallinelle d'acqua, il torcicollo,
i verdoni, l'upupa, che popolano i nostri cieli nei mesi
estivi.
Paolo Bassani
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