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La copertina di questo mese
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PARECCHIA MOTA, ASFALTO, CEMENTO E NEBBIA

Laghi di ieri, laghi di oggi

Il Mugello, dopo il diluvio universale, era un enorme lago, lo sanno anche i bambini. L'immensa pozza si era formata quando le acque del mare, che coprivano gran parte dell'Italia, si ritirarono via via dalla foce di Pontassieve. Intorno al lago crebbero poi nei secoli seguenti boschi rigogliosi e tanto fitti che dentro, si racconta, c'era sempre buio, sia di notte che di giorno.

Del lago rimangono ancora oggi tracce più che evidenti. Chi studia la geologia, chi lavora la terra, chi scava per cultura o per curiosità, chi si fa i soldi estraendo la ghiaia e la rena dal letto dei fiumi e dei torrenti, trova continuamente delle testimonianze, reperti, conchiglie e resti fossili. Ma soprattutto il lago preistorico ha scatenato da sempre la curiosità, l'immaginazione popolare e la sfacciata fantasia dei bugiardi e degli esagerati.

A Pulicciano, nei resti delle mura dell' antico castello degli Ubaldini, cariche di storia e di avventura, testimoni di assalti furibondi, di assedi interminabili e dell'esilio di Dante, sono rimasti dei grandi anelli metallici ficcati nelle mura chissà da chi, forse per legare i cavalli o qualche altra bestia. Gli stessi attrezzi si ritrovano pure dalla parte opposta della valle, sulle pendici settentrionali di Monte Giovi, su un torrione abbandonato e furono utilizzati con tutta probabilità per tenere a freno l'irruento carattere o forse la fame di qualche povero animale da tiro o da soma. Nel ricordo affascinato dell'antico lago e un po' nell'esagerazione di chi vuol far sapere di sapere, queste catene sono diventate però dei mitici quanto improbabili attracchi preistorici. E poi si dice come le cose più semplici, le storie più banali, con il passare di bocca in bocca, diventino racconti esagerati e storie fantasiose, fatti mirabolanti. Quegli anelli, quei ferri, quei poveri e rozzi strumenti di lavoro, sono diventati, nelle storie esagerate delle ore passate a veglia tra un rosario e una novella, gli ormeggi inverosimili per le barche di immaginari signorotti o di misteriosi pescatori di chissà quali pesci.

Eppure di pesci nell'enorme lago mugellano ce ne dovevano essere di grossi davvero, almeno a giudicare dai reperti che si trovano ancora esposti alla memoria e alla meraviglia della gente. L'osso di "balena" a CafaggioloBasta pensare all'osso di balena, famoso cimelio ben visibile ancora sulla parete di una casa costruita sulla strada proprio a due passi dal castello mediceo di Cafaggiolo. Per anni e anni la zanna poderosa, in bella mostra sulla curva della statale della Futa come al museo di storia naturale, ha oscurato gli antichi fasti, gli intrighi e le avventure consumate nel castello dei Medici che è proprio lì di fronte. Oggi alla illustre storia della nobile famiglia fiorentina è stata resa giustizia ma per un bel po' di anni le sue glorie, le sue ricchezze, la sua rinascimentale cultura e perché no anche le sue miserie e debolezze umane sono rimaste nel dimenticatoio, sovrastate della fama di questo enorme dente di animale. A piedi, in bicicletta, col calesse o in vettura, tutti si soffermavano sbigottiti e curiosi davanti a quella zanna, a quell'osso gigantesco che ti trovi di fronte in fondo alla lunga diritta di Bilancino. Generazioni intere di bambini sono andate a letto con la paura dello scodinzolio lento di quel bestione immerso nelle acque torbide del lago mugellano. Ve lo immaginate voi quel capodoglio emergere e tuffarsi con un colpo di coda nelle acque limacciose del Mugello? Mah.!?

La storia, lo affermava convinto Giovanni Battista Vico, ha i suoi corsi e ricorsi, si ripete ogni tanto insomma, e anche per il Mugello questo sta oramai per avvenire, a conferma tangibile delle autorevoli teorie dell'illustre filosofo napoletano.

Brillanti cervelli e luminose intelligenze hanno ritenuto, qualche decina di anni fa, che per la vallata della Sieve fosse giunta l'ora di tornare alle origini e hanno pensato bene di restituire al Mugello il suo lago jurassico. E' nata così l'idea di Bilancino: cosa credete? Altro che sete di Firenze, altro che fiume acquedotto, altro che oasi naturale per gli uccelli, paradiso per gli sportivi e parco dei divertimenti. Il lago della storia, anzi della preistoria. Con questo scopo alcuni personaggi hanno messo in moto il cervello; ed è tornato il diluvio.

Non aspettiamoci però di vedere dal vivo l'arca di Noè con tutti i suoi animali, le barche di pescatori che attraccavano un tempo a Pulicciano, né le foreste impenetrabili, gli animali selvatici o le balene dentate dell'era quaternaria; a Bilancino troveremo soltanto parecchia mota, l'asfalto, il solito cemento, e forse, quella sì come nella preistoria, la nebbia.

Guido Molinelli

© il filo, febbraio 1999

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