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LE PAROLE/FILO

"Io non ti dimenticherò mai"

Ci sono parole simili a sassate e parole simili a carezze, parole che restano nella memoria per tutta la vita e parole che scompaiono appena pronunciate, parole inutili e parole decisive. A me interessano particolarmente le parole-filo, ossia quelle a cui ci si può attaccare per riprendere fiato e coraggio. 1buonpastore.GIF (4872 byte)

Nei momenti bui in cui ci si sente sprofondare nell'angoscia e sembra che non arrivi nemmeno un alito di vento o il refrigerio di un sorriso amico (perchè spesso siamo noi a sfuggire gli altri, convinti che nessuno possa aiutarci) chiudiamo occhi ed orecchi e ci rifugiamo nel sonno come l'animale che soffre si rintana al buio di una grotta.

Se anche ci portassero al sole e richiamassero la nostra attenzione sulle mille meraviglie dell'universo, non servirebbe a nulla perchè in questi casi tutto ci appare ri

Per cortesia diciamo frasi fatte come: "Grazie, è veramente bello ma oggi non sono in vena" oppure "Lo so, è questione di tempo, prima o poi passerà" ma quello che conta in noi è soltanto il nostro dolore, la ferita che sembra non voler cessare di sanguinare. E anche quella misteriosa persona che fin da bambini abbiamo imparato a chiamare "Padre nostro" di colpo è scomparsa, come inghiottita da una voragine.

Oppure diventa il bersaglio della nostra ira e delle nostre lamentele. Allora, inconsapevolmente, ripetiamo le parole che Isaia, secoli fa, ha messo in bocca a Sion, cioè al popolo ebreo, cioè all'uomo di tutti i tempi.

"Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato.."

E ci crediamo sul serio perchè la nostra idea su questo "Signore" è tipicamente umana.

A furia di vedere e sentire uomini e donne che abbandonano e tradiscono, prendono alla leggera i sentimenti degli altri e non tengono fede alla parola data, noi abbiamo imparato a mettere Dio sullo stesso piano.

Non a caso troviamo il suo rimprovero nel Salmo 45: "Abbandoni la tua bocca al male e la tua lingua ordisce inganni. Ti siedi, parli contro il tuo fratello... Forse credevi ch'io fossi come te!"

 No, Signore, tu non sei come noi. Per fortuna.

Nei momenti neri, non sparisci.

Se non ti vedo è perché sono cieco, se non ti sento è perchè sono sordo.

Tu sei infilato, incastrato nella nostra sofferenza. Aspetti insieme a noi che il rovello del dolore si attutisca, gradatamente, lentamente.

E ci dici (davvero lo dici proprio a noi): "Si dimentica forse una donna del suo bambino? Anche se si dimenticasse io invece non ti dimenticherò mai." (Is. 49-15)

 NON TI DIMENTICHERO' MAI

Cosi, attaccati a questa parola/filo, riprendiamo a respirare insieme a Te.

 Rubrica a cura di Nicoletta Martiri Lapi

(c) il filo, settembre 1998

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