UN NUOVO,
IMPORTANTE LIBRO DI MARCO PINELLI
Il Mugello e
le sue 40 chiese romaniche
Nel 1994 Marco
Pinelli, storico dell’arte borghigiano, pubblicò con gli “Editori dell’Acero” di
Empoli un’importante opera “Romanico in Mugello e in Val di Sieve”. Adesso, su
quell’impianto, ma con significative integrazioni che fanno del libro un’opera
in gran parte nuova, esce “Chiese
romaniche in Mugello”. Opera nuova, perché non solo inserisce l’ampia zona
dell’Alto Mugello, ma anche perché del Mugello vengono trattati per la prima
volta ben dieci edifici con tracce e reperti del periodo romanico, scoperti in
questi quattordici anni grazie alla collaborazione di Aldo Favini.
Alcune scoperte –concentrate in particolare nei territori
di Barberino e di Vicchio (si pubblica per la prima volta l’immagine dei resti
del campanile della pieve di Santo Stefano a Botena che si pensava perduto e
distrutto)- sono di particolare interesse, ma di grande importanza, per il
livello approfondito e divulgativo insieme, è tutto il contenuto del volume, che
in ben quaranta schede racconta tutte le chiese romaniche, grandi e piccole,
pievi chiese suffraganee e monasteri, presenti nei territori di Barberino di
Mugello, San Piero a Sieve, Scarperia, Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, Borgo
San Lorenzo, Vicchio, Vaglia e Dicomano. Dando conto anche dell’evoluzione
storica del territorio di riferimento, trattando della viabilità medievale
mugellana, soffermandosi sull’evoluzione ecclesiastica in Mugello nei secoli
undicesimo e dodicesimo, approfondendo i caratteri dell’architettura romanica in
Mugello e in Romagna toscana, dei materiali di costruzione e degli elementi
decorativi.
A
spingere l’editore, Alessandro Naldi, a intraprendere l’avventura di una nuova
pubblicazione così impegnativa –è un volume di grande formato, di 176 pagine e
290 illustrazioni a colori e in bianco e nero- hanno sicuramente contato –oltre
al fatto che il precedente volume sul Romanico in Mugello e in Val di Sieve era
esaurito da anni e non mancavano le richieste di una ristampa-, anche le radici
mugellane di Naldi, nato a Borgo San Lorenzo, battezzato nella Pieve
(romanica...) e parte di una famiglia che ha vissuto per generazioni a
Panicaglia – San Giovanni Maggiore.
Un’iniziativa editoriale di grande rilievo culturale per la nostra zona, per la quale non si può che auspicare che essa venga adeguatamente valorizzata, anche dagli enti locali mugellani.
Perché questa opera nuova
Pubblicare un’opera sulle chiese romaniche del Mugello e della
Romagna toscana quindici anni dopo quella che abbracciava anche 
Ed è nuovo anzitutto poiché radicalmente aggiornato nei
contenuti sia per alcuni significativi - anche se talvolta controversi e poco
condivisibili - contributi sull’architettura e la decorazione romanica toscana
usciti in questo lasso di tempo, sia per una naturale evoluzione di una nostra
analisi che ha tenuto conto di questi sviluppi e della maturazione di certe
riflessioni. Ma una sostanziale novità è dovuta, in non secondaria importanza,
alla ‘scoperta’ di una decina di soggetti che non comparivano nella
pubblicazione precedente.
Il criterio metodologico seguito in questo caso per la scelta
dei confini territoriali è stato quello, storicamente più corretto e più
rispondente alla realtà delle cose, di seguire la delimitazione della diocesi di
Firenze in quella che rappresenta la sua porzione più settentrionale.
Se, infatti, da un certo periodo storico in poi i rilievi
montani sono diventati i naturali confini dei vari tipi di giurisdizione, nel
Medioevo le strade che attraversavano i valichi costituivano un’occasione
straordinaria di collegamento tra i territori al di qua e al di là dei rilievi,
veicolando idee e cultura in misura maggiore che tra territori contermini
attraversati, però, da strade meno praticabili perché meno importanti.
È
per questo che quella vasta area oltrappenninica che oggi viene politicamente
definita Alto Mugello, e più anticamente come Romagna toscana, non a caso nel
periodo medievale era di pertinenza dapprima della diocesi di Fiesole, poi di
quella di Firenze ed è questo il motivo per il quale ancora oggi i territori
comunali di Firenzuola, Palazzuolo su Senio e Marradi si trovano a far parte
della Toscana.
Si accennava all’evoluzione di riflessione sull’argomento
trattato che ha consentito di rivedere in modo talvolta radicale quanto era
stato scritto nella pubblicazione che comprendeva anche
L'intento
di fondo nella realizzazione di un'opera come questa è quello di fissare e
divulgare il tessuto connettivo
delle territorio in esame in quella che è la sua struttura essenziale che sta
alla base della stessa odierna organizzazione politico-amministrativa, ma
soprattutto delle radici culturali in senso lato, che rivelano un'identità
fiorentina interpretata, è vero, talvolta in modo ‘rurale’ o meglio ‘contadino’
nel senso più vero e profondo del termine (da ‘comitatinus’ cioè il
territorio medievale del conte, dal quale deriva anche ‘contado’), ma con
un'armonia e una poetica di fondo che fanno del territorio mugellano un'area di
cultura popolare assai raffinata e ispirata alla più alta interpretazione degli
ideali cittadini.
È
così che in un mondo sempre più secolarizzato, ribadire la centralità storica e
antropologica degli edifici ecclesiastici negli oltre millecinquecento anni che
ci precedono è più che una doverosa constatazione: addirittura il richiamo a
valutare il passato in quella che è una sua prerogativa incancellabile, al di là
di vorticosi e vuoti cambiamenti nei quali la quotidianità contemporanea cerca
violentemente di coinvolgerci per strapparci alle nostre ricche e articolate
radici.
E
se è pur vero che a queste radici hanno contribuito ad allontanarci anche le
banali riesumazioni del culto della storia vista più come proiezione
‘novellistica’ di sapore romantico che non come analisi ed immedesimazione
dell’evoluzione della condizione umana con le sue sfumature di drammatica
sofferenza, dall’altra parte ha giocato un ruolo fondamentale la cultura
positivista che, con il mito della razionalità, ha di fatto annullato tutti i
valori non immediatamente tangibili, riducendo a reperti da museo autentiche
‘strutture vive’ e ricche di energia spirituale come tutte quelle chiese dove
per secoli persone in carne e ossa, spirito e anima hanno vissuto i momenti
nodali della vita terrena che segnano il superamento della stessa dimensione
temporale.
L’auspicio più grande che si possa fare è la riscoperta della
centralità di questi momenti per questa povera umanità contemporanea.
Alessandro Naldi
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2008

