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UN CURIOSO MODO DI CONTROLLO AMBIENTALE NEI CANTIERI AV

Licheni ed alta velocità

Gli ambientalisti mugellani potrebbero ironizzare: da una parte, nei lavori dell'alta velocità non ci si è fatto grande scrupolo ad infliggere all'ambiente ferite gravi o perfino irreparabili, dall'altra si sono adottati sistemi di controllo sofisticati e naturalissimi, in particolare per misurare le polveri.

Tra questi un ruolo importante lo giocano i licheni, usati per il monitoraggio dell'inquinamento: trattandosi di organismi viventi si usa il termine di biomonitoraggio, che si basa sulle variazioni indotte in alcuni organismi sensibili a fattori inquinanti; tali variazioni si manifestano sostanzialmente in due modi: accumulo delle sostanze inquinanti negli organismi, oppure modificazioni nell'aspetto degli organismi, sino alla loro scomparsa dagli ambienti.

 

In questo ambito, i licheni, fra le più interessanti e curiose forme di vita in natura (sono costituiti da una simbiosi fra microalghe e funghi), sono particolarmente indicati per il controllo della qualità dell'aria, dipendendo il loro metabolismo dall'atmosfera: avvicinandosi alle sorgenti inquinanti si assiste, ad esempio, allo scolorimento del tallo (ossia il "corpo" del lichene) sino al suo distacco dal sostegno, rappresentato solitamente da pietre o cortecce di alberi. Molti licheni finiscono così per scomparire da aree urbane e industrializzate e agiscono pertanto come "bioindicatori" in quanto la loro presenza/assenza o stato di salute è sintomo del grado di purezza dell'aria che respiriamo. Altri tipi di licheni, viceversa meglio tolleranti, riescono a sopportare senza particolari stress concentrazioni anche rilevanti di sostanze inquinanti (si possono paragonare ad una sorta di spugna che assorbe le sostanze gassose senza poi poterle cedere); per questa loro capacità vengono usati come "bioaccumulatori". In Italia l'utilizzo dei licheni in qualità di bioaccumulatori o di iperaccumulatori delle sostanze presenti nell'atmosfera è una tecnica che è stata utilizzata a partire dagli anni '80 nello studio della qualità ambientale, sia per indagini in ambito urbano sia per rilievi intorno a sorgenti puntiformi (come una fabbrica o un cantiere) di inquinamento.

 

Questa particolare modalità di monitoraggio ambientale è stata attuata anche in Mugello e in Alto Mugello, per i cantieri dell'alta velocità. Che risultati ha dato? In primo luogo il fenomeno di inquinamento da polveri, acuto nei periodi siccitosi quanto localizzato, non ha determinato effetti sulla "salute" dei licheni. Non utilizzabili come bioindicatori, i licheni si sono prestati invece molto bene ad un utilizzo quali bioaccumulatori. Sulla tratta Firenze-Bologna sono sette i cantieri che attualmente vedono i licheni a fianco dei grandi macchinari ed impianti di lavoro: in Toscana sono quattro, a San Pellegrino, Montecacioli, al Carlone e a Sesto Fiorentino

 

La specie impiegata, Xanthoria parietina, è risultata la più appropriata allo scopo. La zona scelta per l'espianto dei piccoli campioni poi posti nei cantieri (appesi su una apposita struttura in legno - vedi foto) è stata la Valletta del Rio Monazzano in Emilia. Tale area è risultata possedere un elevato grado di purezza della qualità atmosferica tanto che i suoi licheni hanno fornito dati non troppo distanti da quelli ottenuti in Islanda su un isola inaccessibile alle auto e priva di insediamenti industriali.

 

Il programma di monitoraggio, avviato nel 1996, è stato ideato tendendo conto dell'esigenza di poter seguire diversi periodi di esposizione in cantiere, ovvero ottenendo informazioni sia sul breve periodo (tre mesi) che sul medio e lungo termine (esposizioni di 6, 9 e 12 mesi). Dopo il periodo programmato di accumulo, i campioni di lichene vengono sostituiti e portati in laboratorio; mediante una serie di operazioni ed analisi chimiche, sono rilevati gli accumuli dei seguenti elementi: alluminio, manganese, cromo, zinco, rame, nichel e piombo.

Seppure maggiormente influenzati dalla composizione naturale dell'aria in relazione al tipo di terreno e della geologia della zona che non dalla tossicità delle polveri (nei cantieri CAVET non vi sono lavorazioni critiche sotto questo profilo) l'incremento di concentrazione di taluni elementi in corrispondenza di determinati periodi dell'anno è stato valutato come campanello di allarme della qualità delle polveri. Confrontando questi dati con quelli di concentrazione ottenuti mediante tecniche strumentali tradizionali (campionatori di polveri), è stato pertanto possibile dare segnalazioni ai tecnici di cantiere relativamente a dove e quando intensificare le azioni necessarie per limitare la diffusione delle polveri (è bene infatti non esagerare, sottolineano i tecnici, nella bagnatura in quanto potrebbero determinarsi fenomeni di dilavamento nei corsi d'acqua con conseguente impatto sulle acque).

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2000
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